Clima, Costa: “Nessun continente come l’Africa colpito dai cambiamenti climatici”

Tra le prime iniziative "che intendiamo proporre per il Centro vi e' l'organizzazione una sorta di 'laboratorio sperimentale' per il Sahel"
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ROMA – “Perche’ l’Africa? Fonti ONU ci dicono che nessun continente e’ e sara’ colpito piu’ gravemente dagli impatti dei cambiamenti climatici dell’Africa. In considerazione della sua posizione geografica, il continente e’ particolarmente vulnerabile per la sua ancora limitata capacita’ di adattamento, resa piu’ acuta da poverta’ e instabilita’. Il cambiamento climatico rappresenta una seria minaccia per la crescita economica, per i mezzi di sostentamento e per la stessa sicurezza di Paesi e popolazioni”. Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, lo dice nel suo intervento all’inaugurazione del Centro per il Clima e lo Sviluppo sostenibile per l’Africa.

“In questo quadro, dunque, perche’ Roma? Roma vuol dire polo delle Nazioni Unite. Vogliamo infatti che il quadro di riferimento dell’azione che intendiamo promuovere sia quello globale, e avere partner come FAO e UNDP e’ una sicura garanzia- spiega Costa– E Roma vuol dire naturalmente Italia. L’impegno dell’Italia nel continente africano si traduce infatti da sempre in iniziative di cooperazione che mirano a creare le condizioni essenziali per lo sviluppo sostenibile, che tengono conto dei mutamenti ambientali negativamente impattanti sul settore primario delle economie dei Paesi africani. I progetti italiani da sempre puntano a coniugare sicurezza alimentare e protezione dell’ambiente, attraverso misure di adattamento ai cambiamenti climatici, di salvaguardia della biodiversita’, di gestione del suolo e delle risorse idriche”.

“Piu’ nello specifico delle attivita’ del ministero dell’Ambiente, vorrei ricordare che abbiamo oggi oltre 40 accordi bilaterali nel mondo di cui 17 con Paesi africani mentre, e altri 25 sono in fase negoziale avanzata, di cui 10 con africani- dice Sergio Costa, ministro dell’Ambiente- La priorita’ ‘Africa’ e’ quindi non solo nelle parole ma anche nei numeri dell’intesa attivita’ di cooperazione attraverso intese costruite sulla base di esigenze e bisogni dei nostri partner”.

Questo Centro nasce con “l’ambizione non di fare cose nuove ma di farle in una nuova modalita’. L’Italia, i Paesi del G7, le Organizzazioni Internazionali, hanno una storica e ricchissima attivita’ di cooperazione con l’Africa in materia di clima e di ambiente- dice Costa– Vogliamo aumentare l’efficacia, cercare complementarieta’, creare sinergie di questa grande massa di interventi, con un approccio nuovo”. Cio’ detto, “vogliamo affidare al Centro alcuni importanti compiti- segnala il ministro- facilitare lo scambio di informazioni fra i Paesi G7 sulle iniziative in Africa, per un’azione piu’ efficace per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi e dall’Agenda 2030; assicurare il protagonismo dell’Africa attraverso un Consiglio di Advisors composto da Ministri africani, garantendo la rappresentanza per aree geografiche e linguistiche; essere riferimento e strumento per iniziative complementari progettuali di FAO e UNDP; rafforzare l’azione del Sistema Paese Italia sui temi climatici e della sostenibilita’”.

Tra le prime iniziative “che intendiamo proporre per il Centro vi e’ l’organizzazione una sorta di ‘laboratorio sperimentale’ per il Sahel, che contando sulla rappresentanza ministeriale dei dieci Paesi del Sahel, possa offrire un quadro di riferimento politico accettato, che valga per tutta la regione”, conclude Costa.

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28 Gennaio 2019
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