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Migranti, Cisl: “Incolpati per la crisi, ma creano valore”


ROMA – La Cisl dell’Emilia-Romagna sfodera i numeri della presenza straniera in regione per dimostrare che gli immigrati sono un valore aggiunto per l’economia locale. I residenti stranieri sono il 12% della popolazione regionale: per lo più si tratta di persone fortemente radicate, visto che il 65,1% ha un permesso di lungo periodo. Il processo di stabilizzazione è provato anche da un numero ingente di acquisizioni di cittadinanza (circa 100.000 negli ultimi dieci anni) e un’alta percentuale di bambini stranieri (il 15,6% degli alunni che frequentano le scuole dei vari ordini, di cui il 60,7% nati in Italia). A livello nazionale si calcola inoltre che i cinque milioni di stranieri regolari presenti sul suolo italiano offra un contributo dell’8,8% al Pil.

“In una società italiana che prende sempre a riferimento, in modo un po’ populista, l’immigrazione come l’elemento che caratterizza tutte le motivazioni della crisi, delle tensioni sociali, della delinqenza, noi vogliamo dire con chiarezza che le immigrazioni di questi ultimi anni hanno portato valore al nostro Pese, soprattutto nel mondo del lavoro“, spiega il segretario regionale della Cisl, Giorgio Graziani.

“Purtroppo i migranti sono chiamati nei lavori più deboli e meno tutelati: noi abbiamo bisogno di valorizzare quel lavoro e, facendolo, di valorizzare le persone che hanno dato un contributo alla tenuta sociale del Paese. Che piaccia o meno, alcuni avanzati studi demografici ed economici prevedono che nel prossimo futuro gli immigrati saranno indispensabili per compensare la riduzione della popolazione italiana in età lavorativa causata dalla diminuzione delle nascite”, aggiunge il sindacalista.

In Emilia-Romagna (dati Istat 2015) risultano occupate 248.000 persone di cittadinanza non italiana, il 12,9% dell’occupazione complessiva. L’occupazione maschile incide per il 54,5% (135.000 unità), mentre quella femminile interessa quasi 113.000 persone. In genere si tratta di persone molto giovani, considerato che oltre i due terzi ha meno di quarantacinque anni. Di questi il 25,8% lavora nel settore dell’industria e il 55,1% nei servizi. Tuttavia questa ripartizione non è esente da una differenziazione di genere. Infatti, se oltre il 70% degli uomini lavora tra l’industria (37%) e i servizi (33,9%), le donne straniere per l’80,5% operano nei servizi. Infine, tra il personale domestico, l’85,2% dei lavoratori è straniero, percentuale sostanzialmente identica per maschi e femmine.

“Per dare visibilità a questo volto del fenomeno migratorio, spesso poco conosciuto o ignorato, il volto di coloro che sono e lavorano qui da tempo, abbiamo deciso di organizzare quest’iniziativa”, ha spiegato Elisa Fiorani, co-presidente dell’Anolf Emilia-Romagna, introducendo il convegno che si è tenuto questa mattina nella sede Cisl di Bologna. “Oggi il fenomeno migratorio deve essere considerato come una risorsa e un’opportunità– scandisce la parlamentare europea Cecile Kyenge- se guardiamo a livello europeo, la Germania, dopo aver accolto nel 2015 molti richiedenti asilo, potrebbe veder aumentato il suo Pil (solo per il contributo dei migranti, ndr) dello 0,3%, come la Svezia dello 0,4%. L’Emilia-Romagna è una regione forte, conosciuta per le sue buone pratiche. Non ha niente da invidiare alla Baviera, quindi potrebbe fare lo stesso percorso per arrivare ad una legge per l’integrazione“.

28 gennaio 2017

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