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Sanità, Aifi: “Da Roi affermazioni false, intervenga il ministero”


ROMA – “Sorpresi e dispiaciuti“. Così i fisioterapisti dell’Aifi nel constatare come il Registro degli Osteopati d’Italia (Roi) attribuisca la colpa del ritardo dell’approvazione del Ddl Lorenzin proprio ai fisioterapisti, “invece sempre stati in prima linea per chiederne l’accelerazione accanto alle professioni sanitarie”. Infatti, spiega il presidente Aifi, Mauro Tavarnelli, “contrariamente a quanto sostenuto dal Roi, i fisioterapisti sono molto preoccupati della salute degli italiani e proprio per questo motivo siamo intervenuti nel dibattito sul riconoscimento dell’osteopatia, ovvero per correggere le affermazioni false o tendenziose dei vari osteopati”.

In particolare, “ricordo alla presidente Paola Sciomachen che l’esistenza di linee guida del trattamento osteopatico non documenta affatto l’efficacia di una terapia, ma elenca delle raccomandazioni che potrebbero anche non essere supportate da letteratura scientifica. Quindi- rincara Tavarnelli- si continua a parlare di grande efficacia dell’osteopatia ma non si presentano mai prove sufficienti a supporto di tali affermazioni“.

Riguardo alla continua citazione di dati Istat ed Eurispes sul presunto aumento dell’utilizzo delle medicine non convenzionali in Italia, in cui oggi viene classificata l’osteopatia, “faccio notare che puntualmente non viene fatto alcun riferimento ai dati Istat del 2013 che documentano invece un crollo del ricorso a queste tipologie di trattamento, attestandosi all’8,2% rispetto al 15,8% del 2000″.

Per l’Aifi, inoltre, è “quantomeno discutibile l’affermazione di Sciomachen secondo la quale milioni di italiani stanno chiedendo il riconoscimento della figura dell’osteopata”. Infatti “una buona parte di osteopati italiani non concordano nemmeno con questa scelta di regolamentare questa professione come sanitaria e ci sono moltissimi fisioterapisti e medici con formazione in osteopatia che possono già utilizzare tale approccio senza avere bisogno di alcun riconoscimento e, soprattutto, senza esercitare abusivamente una professione sanitaria”.

A questo proposito, aggiunge Tavarnelli, “sarebbe interessante chiedere alle rappresentanze dei medici e dei cittadini se condividono realmente le affermazioni del Roi”. Sembra quindi ininfluente il riferimento ai Paesi dell’Unione europea dove l’osteopatia è già regolamentata (a maggio 2016 sono Finlandia, Francia, Islanda, Malta, Portogallo, Svizzera e Regno Unito – a Malta parliamo in tutto di due osteopati): si tratta di 7 su 28.

Per Tavarnelli è “inaccettabile da parte del Roi porre l’osteopata alla stregua delle altre professioni sanitarie senza averne lo status giuridico. Situazione ben diversa è quella invece dei professionisti sanitari, come fisioterapisti e medici, che integrano questo approccio con la medicina convenzionale in scienza e coscienza, così come si dovrebbe fare con tutte le medicine non convenzionali”.

A questo punto Aifi ritiene necessario un intervento dei preposti organismi istituzionali deputati al controllo e alla tutela della salute pubblica. “Devono agire con urgenza- sostiene con forza Tavarnelli- per impedire che in Italia persone senza un’abilitazione all’esercizio di professione sanitaria continuino a occuparsi della salute dei cittadini, definendo impropriamente l’osteopatia una professione ‘integrata con le altre, in un sistema di cura che vede la salute del paziente al centro di un lavoro interdisciplinare'”.

Infine, Tavarnelli puntualizza: “L’osteopatia è una medicina non convenzionale, non una professione, e ai cittadini che si rivolgono a questa tipologia di trattamento consiglio quindi di farlo, se lo ritengono opportuno, recandosi da coloro che professionisti sanitari lo sono davvero e che successivamente si sono formati nella materia, e non da persone che frequentano scuole private con programmi senza alcuna autorizzazione ministeriale”.

28 gennaio 2017

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