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Avorio, il traffico illegale è la fonte primaria dei gruppi armati collegati ai terroristi

avorioIl traffico di avorio è fonte di finanziamento primaria per i gruppi armati collegati, a vario titolo, ai terroristi di Al-Qaeda e all’Isis. Ma non solo: il denaro ricavato da questi traffici illeciti costituisce anche una parte considerevole delle entrate delle milizie irregolari in molti paesi africani, soprattutto per le truppe della Lord’s Resistance Army (LRA) che operano nel triangolo tra i confini della Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan. A rivelarlo uno studio effettuato dall’Interpol e dal Servizio Cites del Corpo forestale dello Stato, che spiega come “le violenze sulla natura, oltre che creare un danno spesso permanente alla biodiversità del pianeta, sono anche fonte di profitto per il terrorismo internazionale”. La ricerca è stata presentata oggi nel corso del convegno ‘Traffico di specie protette e terrorismo’, che si è svolto a Roma presso la Casa del Cinema. Presenti, tra gli altri: Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale dello Stato; Raffaele Manicone, direttore del Servizio Cites; Tullio del Sette, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri; Giovanni Salvi, Procuratore Generale di Roma; Enrico Alleva, direttore del Reparto di Neuroscienze comportamentali dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma.

Gli estremisti islamici di Al-Shabaab– emerge dallo studio- sono coinvolti storicamente nel traffico di avorio e di carbone vegetale tra Somalia, Kenia ed Etiopia. Quest’ultimo frutta dai 3 ai 9 miliardi di dollari, stima riferita all’area Sub Sahariana (Est, Centro, Ovest Africa). I temibili Janjaweed del Sudan, famosi predoni a cavallo del deserto, assoldati dal governo del Sudan e responsabili di violenze indicibili contro le popolazioni civili in Darfur, ma anche nelle regioni del Sud Kordofan e nel Blue Nile, si finanziano con il commercio dell’avorio, del corno di rinoceronte e di animali bracconati in Paesi limitrofi (come la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centro Africana)”.

Lo stesso accade in Nigeria, con l’organizzazione jiahdista Boko Haram, che “si finanzia con il commercio dell’avorio di elefanti cacciati illegalmente in Camerun e Chad- prosegue lo studio – e con la gestione delle risorse forestali, così come i Mai Mai in Congo. Il Renamo in Mozambico, il Gruppo di resistenza nazionale, allo stesso modo si finanzia con il commercio dell’avorio e corni di rinoceronte- concludono Interpol e Corpo Forestale dello Stato- frutto di bracconaggio soprattutto entro i confini sudafricani”.

28 gennaio 2016

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