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Nigeria, le ragazze di Chibok liberate ancora non tornano a casa

ROMA  – Le 21 ragazze di Chibok liberate a ottobre scorso sono ancora nelle mani delle autorità nigeriane. Lo denunciano i genitori delle giovani, che non hanno potuto riavere le loro figlie a casa neanche per le festività natalizie, dopo due anni di lontananza.

Ad aprile 2014 il gruppo armato Boko Haram rapì dal villaggio di Chibok ben 276 studentesse. Il maxi sequestro destò grande apprensione e sul caso intervenne persino l’ex First lady Michelle Obama, lanciando l’hashtag di sensibilizzazione #BringBackOurGirls, ‘riportate a casa le nostre ragazze’.

A ottobre però, grazie alla mediazione della Croce Rossa le autorità sono riuscite a ottenere la liberazione di 21 di loro. Che a quanto pare, per tutte le settimane successive a quella di Natale sono state tenute in custodia dalle autorità ad Abuja.

Infine, è stato consentito loro di tornare a Chibok ma una volta lì, sono state condotte nella casa di un politico locale, dalla quale non sono potute più uscire. “Non riesco a credere che mia figlia sia così vicino a casa, eppure non possa raggiungerci” ha detto un padre. “Non ha senso- ha proseguito- liberarle da una prigione per rinchiuderle in un’altra. Non è stato concesso loro neanche di venire in chiesa per la messa di Natale”.

Altri genitori hanno raccontato che, una volta riuniti insieme alle figlie, gli agenti della sicurezza hanno impedito loro di scattare fotografie e chi lo ha fatto ha visto il proprio smartphone sequestrato e la memoria cancellata. Le ragazze, sebbene siano controllate a vista da guardie armate, appaiono in buona salute. Probabilmente sono state liberate perché i miliziani non riuscivano più a dare loro da mangiare. La Nigeria ha da tempo dichiarato guerra al gruppo armato, che vanta numerose cellule e adepti in Nigeria come nel resto della regione del Lago Ciad, ma sfamare più di cento persone in questo momento può essere diventato un compito troppo impegnativo.

di Alessandra Fabbretti

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27 dicembre 2016
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