Quousque tandem Virginia? La Roma bene dice ‘basta’

ROMA – Le borse di Michael Kors. I cani di razza: qualche barboncino, beagle, uno splendido collie col pelo lungo e lucente. I cartelli scritti in latino e in inglese. Una caricatura di Virginia Raggi ispirata all’urlo di Munch. I toni pacati, l’italiano perfetto. La Roma bene scende in piazza per dire ‘ora basta’ alla giunta Raggi. Vengono da corso Vittorio, da piazza Bologna, da Monteverde. Si lamentano dei “cassonetti pieni“, dell’erba “alta di villa Pamphili“, dei ritardi per la stazione San Pietro.

La mobilitazione è partita via Facebook, “abbiamo un gruppo di 22mila persone“, assicurano. Molti di questi oggi sono qui: il colpo d’occhio non è male, piazza del Campidoglio è piena. Non ci sono bandiere di partito, né colori sindacali. C’è una banda che suona e un po’ di colore arancione. Sono le reti che servono a delimitare i lavori in corso e molti dei partecipanti ne hanno con sè un pezzo, simbolo “dell’incuria a cui è abbandonata Roma“.

Tanti sono elettori del Pd, che infatti è presente in piazza con il deputato Luciano Nobili e il segretario romano Andrea Casu. Ma più che sinistra, i politici che fanno capolino sono di centro. Beatrice Lorenzin (“Tante persone normali ed educate, di tutte le età e idee, che dicono ‘no’ all’indifferenza. Non si rassegnano allo sporco, all’incuria, alla violenza e al degrado. Una piazza piena di speranza che vuole una Roma che rinasca”); Stefano Parisi; Carlo Calenda.

L’ex ministro è un po’ l’unicorno di giornata: se ne sta defilato, lontano dalle telecamere. In molti lo cercano, qualcuno dice di averlo visto, qualcun altro dice che no, lui non c’era.

La maggior parte dei manifestanti sono over 40, una buona fetta ha superato i 60. I giovani? Pochi. “Non ci sediamo per terra. Se no qua non si alza più nessuno”, ironizza un manifestante dai capelli grigi. Alcuni minorenni, figli di, che ancora non votano. Dialoghi intercettati tra la folla: “Dopo il teatro facciamo aperitivo, ok?“; “Domani partiamo per il Piemonte, andiamo ad assaggiare un Barolo”; “Più tardi vediamoci in via Giulia che ti voglio mostrare un vetrina”.

Laura Buttari, di 59 anni: “Meglio un commissario di Virginia Raggi. Qui manca proprio la manutenzione ordinaria”. Aurora ha 50 anni, ha in mano una bandiera fatta “dal ferramenta” con la rete arancione del cantiere: “Basta con questo degrado, questo schifo, questa sporcizia. Siamo cittadini arrabbiati”.

Silvia Mauro, 65enne: “Io sono stata tra le promotrici di questa iniziativa. A maggio, quando eravamo soffocati dalla spazzatura e dalle buche, con un gruppo di amiche ci siamo viste di domenica, ci siamo sfogate e poi abbiamo deciso di mobilitarci. E’ nato un gruppo Facebook e in un giorno siamo diventati 2mila, oggi siamo 22mila“. Si guarda intorno: “I giovani non ci sono forse stanno sui social. Forse tocca ancora a noi che abbiamo fatto gli anni ’70 far capire ai ragazzi che si deve scendere in piazza“. Accanto ha un’amica che la interrompe: “C’è una vignetta bellissima su Facebook che potrebbe essere un’indicazione politica: basta Facebook, menamose”.

Mita, 60 anni, promette: “La prossima ci saranno anche i giovani, si devono assumere la responsabilità di un’azione civica, abbiamo bisogno di loro. Questa è una battaglia contro il degrado, la miseria culturale che ha travolto la città, non per forza contro i 5 Stelle. Serve qualcuno con le idee chiare, col pugno forte, capace di dare una sculacciata a chi di dovere”. Emilia La Nave è la presidente di Parte Civile marziani in movimento. “A Roma è diventato pericoloso uscire di casa, perché se piove rimani imbottigliato in un fiume”.

Roberta Bernabei è tra le organizzatrici dell’evento: “Siamo felicissimi, abbiamo bloccato la strade per quanti siamo. Vedere a Roma la lotta tra gabbiani e topi e le fontane con la mucillagine mi demoralizza“. Poi spunta Marco Aurelio, 22 anni, omonimo dell’imperatore a cavallo che sovrasta la piazza. “Io ho votato a sinistra l’ultima volta. Oggi? Diciamo che il Pd non mi è nemico, però…”. Lui oggi è arrivato in piazza da Morena, ci ha messo un’ora e tre quarti: “Ho lasciato la macchina ad Anagnina e ho preso la metro, poi ho cambiato ma a Repubblica la stazione è ancora chiusa. Infine ho fatto un pezzo a piedi”. Voce più unica che rara di quelle periferie che oggi, al Campidoglio, non ci sono.

Più in là manifestano i liceali del classico Lucrezio Caro. Hanno un cartellone in latino: ‘Quousque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?‘. Sono molto fotografati e interrogati. E loro, sorridenti, traducono a tutti: “Fino a quando Virginia abuserai della nostra pazienza?”.

di Antonio Bravetti

Leggi anche:

27 ottobre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»