Emilia Romagna

‘Sepolti in casa’ a Bologna, e il sindaco crea la task force

BOLOGNA – Avete mai visto la trasmissione americana “Sepolti in casa“? A quanto pare, questi accumulatori seriali esistono anche in Italia, e negli ultimi tempi se ne stanno vedendo molti a Bologna. persone che tendono a stipare e conservare in casa troppi oggetti e materiali: un vera e propria patologia, nonchè un rischio per la sicurezza. Tanto che il Comune di Bologna e l’Ausl hanno deciso di mettere in piedi una task force di esperti, che si occuperà di prevenire e gestire i casi di “disturbo da accumulo“. Si tratta, sottolinea una nota diffusa da Palazzo D’Accursio, di “una patologia ormai riconosciuta come psichiatrica e presente in città in misura sempre maggiore, almeno stando alle segnalazioni che arrivano da vicini di casa o, più frequentemente, da altri enti che per diversi motivi entrano in contatto con casi a rischio”. Un fenomeno in crescita.

NEGLI ANNI SCORSI 3-4 CASI ALL’ANNO. NEL 2017 GIA’ PIU’ DI 10

All’area Benessere di comunità del Comune, in particolare al settore Salute e tutela ambientale, “arriva il maggior numero di segnalazioni di questi casi: dalle tre o quattro degli anni scorsi, si è passati quest’anno già oltre la decina“, riferisce l’amministrazione, segnalando che “sono spesso anziani, soli, ma ultimamente anche persone di mezza età”.

CI SONO RISCHI IGIENICI E ANCHE DI SICUREZZA DEGLI IMPIANTI

Ma non significa necessariamente che prima queste situazioni non esistessero: “E’ infatti aumentata sia la sensibilità a questa patologia, sia l’attenzione a prevenire i rischi soprattutto da parte di vicini di casa che magari si trovano accanto ad appartamenti da cui provengono per esempio cattivo odore o insetti, oppure rilevano comportamenti strani“. I rischi, del resto, non mancano: ci sono quelli legati agli incendi o di tipo igienico-sanitario portati dalla presenza di animali che trovano habitat favorevoli, soprattutto insetti. In più, è a rischio anche la sicurezza degli impianti idrici, elettrici o termici, “se il materiale accatastato per esempio li ricopre e rende impossibile il loro corretto funzionamento”, si spiega dal Comune.

Dunque, si tratta di “una patologia che mette a rischio sia chi ne soffre sia chi vive accanto. E se un certo numero di casi è già seguito dai servizi sociali per altre ragioni connesse spesso alla salute mentale- continua la nota- altre segnalazioni fanno un altro percorso perché partono o appunto dai vicini di casa, oppure per esempio dalle aziende di servizi (il tecnico del gas che si accorge di situazioni a rischio) o dai Vigili del fuoco, chiamati per altre ragioni”.

IL SINDACO HA FIRMATO UN PROTOCOLLO

Per tutti questi motivi, la Giunta del sindaco Virginio Merola ha approvato un protocollo d’intesa per la gestione di questi casi, “con l’obiettivo di creare un raccordo strutturale per agire insieme, più rapidamente e con modalità efficaci. La gestione di queste situazioni è infatti delicata e complessa- si sottolinea- e non può essere trattata solo dal punto di vista burocratico mettendo in campo ordinanze di sgombero che per i motivi più vari non vengono rispettate”.

Occorre, invece, un approccio “collaborativo e integrato” che coinvolga diversi operatori. A promuovere il protocollo, non a caso, è un gruppo di lavoro composto da esperti di tre ambiti del Comune (Servizio sociale di comunità, Salute e Tutela ambientale, Polizia municipale), dell’Ausl (dipartimenti di Salute mentale e di Sanità pubblica) e dell’Asp. Il protocollo ha una durata sperimentale di tre anni e consentirà di gestire da subito i casi segnalati con procedure regolamentate, così da “garantire alla persona che soffre di disturbo da accumulo un percorso assistenziale unitaria e coerente- si conclude la nota- e allo stesso tempo prevenire i rischi per il diretto interessato e per la collettività”.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

(Le immagini sono fotogrammi tratti dalla trasmissione americana ‘Sepolti in casa‘)

27 ottobre 2017
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