Rossi: "Le Regioni non sono piu' adeguate, ora servono 'macro'" - DIRE.it

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Rossi: “Le Regioni non sono piu’ adeguate, ora servono ‘macro'”

ROMA – “Io prendo atto della posizione della Serracchiani, ma penso che si debba accelerare con i cambiamenti, perchè se quando il mondo non era globalizzato la dimensione comunale e regionale, i distretti, erano sufficienti, ora occorre andare oltre quella dimensione”. Nel dibattito che si sta aprendo nel Partito democratico sulla riduzione delle Regioni italiane, con Debora Serracchiani che si è già espressa contro, il governatore della Toscana, Enrico Rossi, si schiera invece a favore di una rivisitazione dell’assetto istituzionale territoriale del nostro Paese con l’accorpamento delle Regioni in Macroregioni.  In una video intervista all’agenzia Dire, Rossi spiega: “I Comuni devono associarsi e anche le Regioni devono intraprendere processi di fusione per essere adeguati ai tempi che stiamo vivendo. Serracchiani è presidente di una Regione a Statuto speciale, io rifletterei molto prima di dire ‘no’ nperchè la dimensione conta se vogliamo costruire una rappresentanza adeguata della realtà, della popolazione e dei gruppi sociali che vivono in quel territorio. Io penso che si debba andare avanti, la riforma del Titolo V della Costituzione deve spingere anche in una direzione di una risttutturazione delle dimensioni delle Regioni perchè cosi’ come sono sono inadeguate”.

Il presidente della Regione Toscana ribadisce che “nel mondo globalizzato, per valere qualcosa in Europa occorre presentarsi insieme. In Europa ci sono Regioni come la Renania e la Baviera, che hanno 10 milioni di abitanti, o la come la Catalogna. Si tratta di aree che hanno un altro peso economico e di popolazione rispetto alle 20 Regioni italiane. Rispetto al quadro nazionale metterei insieme una Macroreegione dell’Italia centrale, per trattare meglio con i grandi player che sono al servizio delle’economia e dell’impresa come Autostrade e le Ferrovie”. Rossi ricorda che “proprio oggi un giornale locale” ha ospitato un suo intervento intitolato ‘il Manifesto di Rossi per l’Italia di mezzo’. La mia idea- conclude l’esponente del Pd- è la possibilità di costruire, a partire dalla storia, dalla struttura sociale-economica, dalle necessità dettate anche dai cambiamenti che la crisi ha prodotto nel tessuto sociale e impreditoriale, una Macroregione dell’Italia centrale come il modo con cui metterci meglio al servizio dei nostri cittadini e anche al servizio di quegli obiettivi di equilibrio sociale e coesione che nell’Italia di mezzo sono sempre stati presenti”.

L. STABILITA’. ROSSI: BENE SVIMEZ, PIU’ RISORSE CONTRO LA POVERTÀ – “Mi sono piaciute le proposte fatte nel Rapporto Svimez. La Toscana fa parte dell’Italia e quindi o e’ tutta l’Italia che si salva o finiremo tutti per soffrire dei ritardi e per vivere ancora di piu’ una situazione di crisi sul piano sociale”. A dirlo, in una video-intervista all’agenzia Dire, è il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che stamane ha partecipato alle presentazione alla Camera dei deputati del Rapporto Svimez 2015 sul Sud. “Io le proposte dell’Associazione le ho lette cosi’: andiamo avanti sulla strada indicata da questa legge finanziaria- spiega Rossi- Due punti pero’ rimangono aperti: costruire una strategia, come ha promesso Renzi, per il Mezzogiorno e poi il tema della povertà come questione su cui tutto il Paese deve intervenire. L’Italia è l’unico Paese che non ha un reddito sociale di inclusione. Quanto previsto in questa finanziaria è già importante ma da solo non è sufficiente e qualche miliardo di euro ci consentirebbe di assomigliare di piu’ ai Paesi europei”.

Rossi sottolinea che “il tema riguarda il Mezzogiorno ma anche altre aree del Paese. Ricordo- sottolinea- che sui dati Istat che parlando di 4 milioni e 100 mila persone che vivono in condizioni di povertà assoluta incide anche la popolazione della mia Regione”. Nella legge di stabilità, conclude l’esponente Pd, “mi auguro i provvedimenti per la povertà siano piu’ netti, già rappresentano una svolta ma non sono ancora sufficienti”.

27 ottobre 2015
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