Il giro del mondo in 600 giorni (perchè la moda non lo rendeva felice)

BOLOGNA – Seicento giorni alla scoperta del mondo, partendo da Zola Predosa (Bologna), zaino in spalla, per realizzare “il sogno di una vita”. Così, dal mondo scintillante della moda, Luca Cavallari, 36 anni, ha deciso di cambiare la sua vita. A ottobre infatti partirà per un viaggio intorno al mondo, partendo proprio dalla piazza centrale della sua Zola. La data non è ancora definita, ma sarà comunque a ottobre, tra pochi giorni. Austria, Russia, da lì la Transiberiana per giungere in Mongolia, poi la Cina, il Tibet e il Nepal, fino ad arrivare in India, dove a Katmandu svolgerà attività di volontariato dentro una scuola. E poi Oceania, Oceano Pacifico e Alaska, da dove scenderà attraversando tutte le Americhe e ritornare in Europa dalla penisola iberica, passando dal Marocco.

Il viaggio sarà compiuto a piedi, utilizzando solo mezzi pubblici come bus, treni e navi, “ma farò anche l’autostop”, per sottolineare “l’importanza di viaggiare lento”. Niente aereo, dunque, perchè “con l’aereo mi sembra di perdere una parte del viaggio”. Con sé, solo uno zaino da “massimo 12 chili“, macchina fotografica e videocamera comprese, con qualche cambio e vestiti ultrapieghevoli, Per quanto riguarda il sostentamento e gli alloggi utilizzerà “piattaforme di couchsurfing” o “work away”, lavoro in cambio di ospitalità. Il budget giornaliero, invece, sarà di circa 30 dollari.

Alla scoperta di culture diverse

“Il Comune ovviamente non finanzierà l’operazione” scherza Davide Dall’Omo, assessore alla Cultura di Zola Predosa, durante la conferenza stampa di presentazione del viaggio di questa mattina in Città metropolitana, raccontando che come amministrazione si sono convinti della bontà dell’iniziativa guardando all'”apertura verso il mondo” di Luca in una “società che si chiude su se stessa”. Il tutto, cercando di stare il più possibile a contatto con altre persone e altre culture. Quotidianamente Luca infatti documenterà, oltre che sui social, sul sito del Comune di Zola le sue avventure quotidiane. A Katmandu inoltre avvierà una corrispondenza degli studenti locali con quelli delle scuole di Zola Predosa.

Insomma, l’obiettivo finale, non è di fare un giro turistico o personale (“non sono un travel blogger o un viaggiatore professionista”), ma che vuole essere “contributo per gli altri”. Per lo stesso motivo non è alla spasmodica ricerca di sponsor che lo finanzino, sebbene non disdegni l’idea, ma “solo se inerenti il viaggio, come marchi di attrezzatura tecnica eccetera”. Su questo Luca, che soffre d’asma, cita ad esempio l’interesse di un’azienda produttrice di inalatori, di cui potrebbe essere veicolo per gli asmatici in viaggio.

Classe 1982, Cavallari ha un passato da agente di commercio nel settore della moda, dentro uno showroom. Guadagnava bene, tanto da permettersi auto costose. Ma tutto ciò non lo rendeva felice, pensando che ci fosse altro oltre ai soldi. Poi la maturazione di un’idea, giunta durante il percorso del cammino di Santiago di Compostela. Così, ha lasciato il lavoro.

“Ero infelice e ho deciso di realizzare il mio sogno”

“Ho preso la decisione di partire in un momento di infelicità. Ho chiuso la partita Iva a Natale e il 14 settembre sono andato a lavoro per l’ultima volta. Ero infelice, ma comunque ho la terza media e a 35 anni ho pensato che la soluzione non fosse cambiare lavoro. Così ho cercato di realizzare il sogno della mia vita: fare il giro del mondo“. Perchè “i sogni si possono realizzare. Ci vogliono volontà e coraggio”. Così, meditando l’impresa, ha venduto auto e moto e piano piano si è liberato di tutto il superfluo.

“Quando ho iniziato a liberarmi degli oggetti mi sentivo più leggero”, spiega, citando come si è ispirato a certi minimalisti americani scoperti per caso su Netflix. Da semplice genesi di un’idea folle, Luca ha preso contatti, presentato il suo progetto, costruito tutto il percorso, con la complicità del Comune di Zola, perchè, spiega, “io voglio cambiare l’approccio alle cose” rispetto a prima. Luca infatti non si sente di far parte della categoria “mollo tutto”, che fa le valigie e cambia vita in un altro posto. “Io non ho mollato niente- afferma- se non stai bene qui non starai bene neanche in Argentina o chissà dove. La mia non è un’idea di fuga, ma di libertà“.

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27 Settembre 2018
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