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Sociale, la storia di Kinga: “Osa è la mia seconda vita”

ROMA – L’arrivo, per caso. E, verrebbe da dire, per fortuna. Perché oggi la cooperativa Osa per Kinga è una “seconda vita”. Sono 22 anni che Kinga Szkop è arrivata in Italia dalla Polonia (era il 1995). Cinque anni dopo, l’approdo nella Cooperativa, servizio Hiv, dove lavora ancora oggi, occupandosi della gestione della parte amministrativa del servizio e del contatto telefonico con pazienti, medici, infermieri e fisioterapisti. La storia che lega la Cooperativa a questa donna con i capelli biondi e il sorriso gentile inizia per combinazione, come avviene un po’ per certe storie d’amore.

“Sono arrivata in Osa per caso- racconta proprio Kinga sul sito dell’Osa- cercavano una segretaria per il servizio Hiv, uno dei primi messi in piedi dalla Cooperativa, e sono stata chiamata. Sono stata la seconda ad accettare l’incarico, anche perché a quei tempi non era proprio semplice ricoprire quel ruolo. C’erano i numeri verdi, un contatto continuo con i pazienti, tantissimi pazienti. Avevamo a che fare con casi molto particolari, persone che venivano da tutte le realtà sociali”.

Con gli anni, Kinga ha visto il servizio Hiv crescere ulteriormente e migliorare, grazie anche all’apporto delle diverse professionalità che operano all’interno di Osa. “Per fortuna dei nostri pazienti- afferma- ora lavoriamo un po’ meno rispetto al passato. Questo significa che le terapie funzionano e che il nostro lavoro è stato svolto bene. C’è stato sicuramente un miglioramento rispetto a prima. Questo però non deve far abbassare la guardia, abbiamo a che fare con un virus che attacca ogni giorno tantissime persone. In tutti questi anni siamo entrati nelle case dei pazienti e siamo arrivati ad essere quasi dei familiari per le persone che assistiamo da diverso tempo”.

Kinga ha sempre sentito suo “questo servizio- prosegue- forse anche gelosamente. Sono cresciuta qui e anche quando mi hanno proposto altri ruoli, ho ringraziato ma ho sempre preferito rimanere dove sono. Forse mi trovo bene in queste realtà disagiate, differenti perché anche io sono un po’ diversa, non essendo italiana. Qui ho trovato un’atmosfera e persone particolari, le cose belle di Osa sono anche le frasi dei colleghi che ti dicono: ‘E tu cosa vai a fare alla riunione di soci stranieri?’. Questo vuol dire che ti sei inserita completamente nel posto dove lavori. Sono frasi che uno straniero apprezza molto, che rappresentano il complimento migliore per chi non è nato in questo Paese”.

27 settembre 2017

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