Vescovo Ascoli: "Ora che si fa? Risposta silenzio e abbraccio" - DIRE.it

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Vescovo Ascoli: “Ora che si fa? Risposta silenzio e abbraccio”

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ROMA – “Tanti in questi giorni mi hanno chiesto ‘E ora che si fa?’ E’ una domanda che oggi non ha una risposta. La risposta che oggi ho potuto dare e che forse possiamo dare è il silenzio, l’abbraccio, e per me la preghiera”. E’ un passaggio dell’omelia del vescovo di Ascoli, monsignor Giovanni D’Ercole, che sta celebrando i funerali solenni delle vittime marchigiane del terremoto del 24 agosto che ha devastato la zona al confine tra Lazio, Marche e Umbria.

“SIGNORE, MA TU DOVE STAI? NOI QUI ABBIAMO PERSO TUTTO”

“Ho letto sui social e mi hanno detto ‘Vescovo, però, non ci ripetere le solite cose di voi preti, che in queste circostanze avete sempre parole per tutto’. No. E’ giusto che voi lo diciate, è giusto che voi lo gridiate. Anzi, diciamolo tutti insieme: ‘Signore tu parli, ci dici sempre le stesse cose. Ma qui abbiamo perso tutto. Tu dove stai?’. Apparentemente non ho ricevuto nessuna risposta. Però- prosegue il monsignore-, se appena guardate oltre le lacrime, scorgerete qualcosa di più profondo. Nessuno di voi, e anche voi con me oggi, potete testimoniare che il terremoto, con la sua violenza, può togliere tutto eccetto una cosa, il coraggio della fede”. E queste “non sono solite cose convenzionali, ma sono una scialuppa di salvataggio quando uno si trova in una mare in tempesta”.

ACCANTO ALLE BARE TANTI SOPRAVVISSUTI

La palestra di Ascoli dove si svolge la cerimonia davanti alle 35 bare è gremita anche dei feriti colpiti ma sopravvissuti al sisma. le vittime di Arquata del Tronto sono 49, ma le famiglie di 14 vittime hanno preferito celebrare funerali in forma privata. Tra le bare ce ne sono anche due bianche, per le vittime più piccole del terremoto. Una è di Marisol, la bimba di neanche due anni figlia della donna che, sopravvissuta al terremoto dell’Aquila del 2009, aveva deciso di trasferirsi ad Ascoli. L’altra bara bianca è di Giulia, la bambina di 9 anni che è stata estratta morta dalla macerie. Vicina a lei c’era, viva, la sorellina Giorgia di 4 anni, che ce l’ha fatta.

Nella prima fila le autorità: il presidente Sergio Mattarella, arrivato per ultimo dopo aver fatto visita agli sfollati di Amatrice ed Accumoli, il presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese, i presidenti del Senato Pietro Grasso e della Camera Laura Boldrini, i vicepresidenti della Camera Luigi Di Maio e Simone Baldelli. E ancora, i presidenti delle Regioni e i sindaci di molti comuni italiani.

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IL VESCOVO: “NON PERDETE IL CORAGGIO, INSIEME RICOSTRUIREMO LE NOSTRE CASE”

“Amici tutti, non abbiate paura, non vi lasceremo soli, per quanto mi riguarda, finchè vivrò non vi abbandono, non abbiate paura, ma mi raccomando, non perdete il coraggio“. E’ uno dei passaggi finali dell’omelia che il vescovo di Ascoli Piceno ha pronunciato celebrando i funerali delle vittime del terremoto. Perché, ha aggiunto, “solo insieme potremo ricostruire le nostre case e le nostre chiese e insieme potremo ridare vita alle nostre comunità”.

“L’ABBRACCIO DELL’ITALIA NON SIA PER UN MESE, MA DIVENTI STILE DI VITA”

“L’assemblea oggi che raccoglie l’Italia in un abbraccio straordinario intorno a voi sta ad indicare la volontà politica, civile, spirituale di essere una famiglia. Un impegno- ha sottolineato monsignor D’Ercole- che spero non duri l’arco di un giorno o di un mese, ma che diventi lo stile della nostra vita“. “Con l’aiuto della Madonna- sono le ultime parole dell’omelia del vescovo di Ascoli- vivremo un’avventura straordinaria perché l’amore è più forte del dolore e la morte è sconfitta dalla vita”.

“LE NOSTRE CAMPANE TORNERANNO A SUONARE”

“Le torri campanarie dei nostri paesi non suonano più ma sotto le macerie qualcosa ci dice che riprenderanno a suonare e sarà il giorno della Pasqua”, è la risposta che il vescovo offre ai suoi fedeli colpiti dal terremoto. Le prime risposte sono state invece “il silenzio, l’abbraccio e per me la preghiera. Nella preghiera ho trovato molta pace- racconta il vescovo di Ascoli nella sua omelia- ho presentato a Dio l’angoscia di tante persone che sono state strappate alla loro famiglia e sventrate dal terremoto e mi è venuta in mente l’immagine di Giobbe che, nel momento in cui ha perso tutto, si rivolge a Dio dicendo ‘ma io so che il mio redentore è vivo'”. Ancora, “il terremoto è polvere, io ho visto tanta polvere che ha accomunato paesi fratelli. Ma se voi guardate oltre le lacrime- esorta don Giovanni D’Ercole- scorgerete qualcosa di più profondo e testimonierete che il terremoto può togliere tutto eccetto il coraggio della fede. Non sono le solite cose convenzionali ma una scialuppa di salvataggio quando ci si trova in un mare in tempesta”.

“LA NATURA NON PERDONA, NON PROVOCHIAMOLA”

“Il terremoto è la fine, è un boia notturno che viene a strapparci la vita, ma la nostra terra non si scoraggia”, ha detto nell’omelia monsignor Giovanni D’Ercole. Poi, rivolgendosi ai ragazzi, “siamo in un tempo di guerre- ha ammonito- anche il terremoto è una guerra perché la natura non ci perdona e dobbiamo difenderci. Per questo è saggio imparare a dialogare con la natura e a non provocarla indebitamente”. Ma, sottolinea il vescovo, “il terremoto è come un aratro quando ara la terra, la ferisce, la spacca, la frantuma in zolle, è violento ma è lo strumento primo per una nuova rinascita. Si ara per preparare la terra a un nuovo raccolto”.

Così, “i sismologi tentano in tutti i modi di prevedere il terremoto ma solo la fede ci insegna come superarlo e come riprendere il cammino: con i piedi per terra e il volto rivolto verso il cielo”, ha concluso monsignor D’Ercole.

27 agosto 2016
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