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Caserta. Opere incompiute, cantiere Policlinico spegne 22 candeline


NAPOLI – In Italia sono quasi mille e ci costano oltre 4 miliardi di euro. Sono quelle opere mai nate che insieme a sprechi e inefficienze erodono percentuali molto consistenti della spesa pubblica. Si stima che in Campania il valore delle incompiute, solo nel 2015, abbia superato i 600 milioni di euro. Un terzo di questa somma (206 milioni) è servita a finanziare il cantiere eterno del Policlinico di Caserta.

La prima pietra della nuova struttura, in località Tredici, fu posta nel 2005 dall’allora sindaco Luigi Falco, insieme all’ex rettore della Seconda Università di Napoli, Antonio Grella, e a un rappresentante del governatore Antonio Bassolino. Ma la storia della costruzione dell’imponente policlinico casertano inizia molto prima, 22 anni fa. La firma del protocollo d’intesa per la realizzazione dell’ospedale risale al maggio del 1995, quattro anni dopo la pubblicazione del decreto che istitutiva la Sun e disponeva finanziamenti per edificare il nosocomio.

La nascita stessa della Seconda Università di Napoli era legata alla costruzione del policlinico, l’ospedale più grande del Mezzogiorno d’Italia, un progetto che sin dagli anni ’90 si è scontrato con lungaggini amministrative e grovigli giuridici: due anni di attesa per la gara d’appalto, 5 per la conferenza dei servizi, sei per il via libera al progetto, 9 per l’aggiudicazione dei lavori.


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Nel 2005, il progetto definitivo fu finalmente presentato alla stampa: 500 posti letto e strutture universitarie immerse nel verde per un totale di 250 metri quadrati. Il finanziamento, interamente statale (Miur e ministero della Salute) e regionale, valeva 410 miliardi delle vecchie lire. Le istituzioni annunciavano il rispetto del cronoprogramma e fissavano il termine dei lavori al dicembre del 2008 ma, dopo un’odissea lunga 22 anni, il nosocomio non ha ancora visto la luce.

La deadline è slittata tante, troppe volte: rescissioni dei contratti con le imprese, procedure di interpello delle ditte, interventi del tribunale e perfino intoppi di tipo ambientale. Il policlinico sorgerà infatti a pochi passi dalle cave, per le quali dovrebbe scattare lo stop alle attività, e dalla discarica Lo Uttaro, una bomba ecologica da molti considerata emblema della crisi rifiuti in Campania.

Problemi spazzati via con un tratto di penna e un nuovo stanziamento da 150 milioni di euro dalla religiosa concretezza del governatore campano, Vincenzo De Luca, che ha fatto della realizzazione degli scheletri incompiuti una sua frenesia. Tre anni di tempo e un cronoprogramma da rispettare rigorosamente. Questa la scadenza dei lavori fissata dal presidente della Regione, convinto che il policlinico rappresenterà “una delle infrastrutture più importanti dell’intero meridione, un’occasione di sviluppo straordinaria per il territorio casertano”.

E poco importano i 22 anni di ritardo, l’ex sindaco di Salerno fa nuovi annunci, come la costruzione di una stazione per “il prolungamento della linea ferroviaria di trasporto regionale” dopo un dialogo con Ferrovie dello Stato. Interpellato dalla Dire a poche ore dall’inaugurazione in pompa magna dell’ennesimo cantiere aperto al Policlinico, il sindaco di Caserta, Carlo Marino, si era detto “felice se a dicembre 2018 si consegnasse l’opera“.

Ci vorranno due anni di tempo in più per il taglio del nastro di una struttura che, secondo il piano ospedaliero regionale, conterrà 350 posti letto, 150 in meno del progetto iniziale. De Luca ne ha annunciati 100 in più, 450 in totale. Se tutto andrà secondo i piani del governatore, la spesa totale sarà pari ad oltre 791mila euro a posto letto.

Ma in tema di sprecopoli, la provincia di Caserta non può certo invidiare le altre aree metropolitane della Campania. A Gricignano D’Aversa, terra nota soprattutto per le inchieste giudiziarie e gli intrecci tra camorra, imprenditoria e politica, nel 2000 doveva nascere il Consorzio Impreco, un’area commerciale immensa che avrebbe dovuto valorizzare l’industria della moda, eccellenza campana, e del Made in Italy. Risalgono agli anni ’90 i primi espropri dei terreni, un tempo impiegati per l’agricoltura. Quelle aree, ricche di alberi da frutto, sono state trasformate in capannoni, oggi inutili cattedrali nel deserto.

E la lista continua, passando, ad esempio, dalla piscina olimpionica di Cellole (costata 900 milioni di euro e ora colma di rifiuti) alla Casa dello Studente ad Aversa (inaugurata ben due volte ma ancora inutilizzata). Un’incompiuta c’è perfino in uno dei siti più famosi del mondo, la Reggia di Caserta. Una delle opere più apprezzate del parco di palazzo reale è la fontana di Eolo: l’idea inziale, di cui resta solo un modello vanvitelliano del Settecento, prevedeva una scultura con il dio del vento e Giunone mai realizzata. Ma stavolta neanche Vanvitelli potrà metterci una toppa.

di Nadia Cozzolino

27 luglio 2017

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