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Banche venete, la fiducia passa con 148 sì e 91 no. Ora è legge

ROMA – L’Aula del Senato ha votato la fiducia al dl Banche con 148 sì, 91 no e nessun astenuto. Con il via libera di Palazzo Madama al testo giunto dalla Camera il decreto diventa legge. I presenti erano 241, i votanti 239, la maggioranza 120.


MOSCARDELLI (PD): TUTELATE IMPRESE E FAMIGLIE

“Il dl banche garantisce la continuità operativa delle due banche e preserva attraverso un impegno anche dello Stato centinaia di migliaia di imprese e di famiglie che altrimenti si sarebbero trovate in grave difficoltà. Irresponsabili e strumentali le posizioni espresse contro gli strumenti messi in campo. L’intervento dello Stato è di 5 miliardi di euro e di 12 miliardi per la garanzia da attivare solo in presenza di scenari negativi che tuttavia non si preannunciano tali”. Così il senatore del Pd Claudio Moscardelli.

I crediti deteriorati “potranno essere in molti casi recuperati– assicura Moscardelli- e il dato macroeconomico è segnato da tutti elementi positivi come la revisione delle stime di crescita del Pil, gli eccellenti dati su export, produzione industriale, fatturato ed ordinativi. Il provvedimento oltre a salvaguardare le famiglie, le imprese e i risparmiatori, stabilizza ulteriormente il nostro sistema bancario”.

“Esprimo apprezzamento per il lavoro in commissione Finanze- conclude- e per la capacità del presidente Marino di aver saputo coinvolgere tutti i gruppi in un lavoro costruttivo per gli ordini del giorno”.


SERRA (M5S): GOVERNO NON MERITA FIDUCIA CITTADINI

“Questo governo ha azzerato decine di migliaia di risparmiatori delle banche del Centro Italia, ha regalato 7,5 miliardi del tesoro di Bankitalia agli azionisti privati, ha messo sul piatto 17 miliardi in un Consiglio dei ministri durato appena diciotto minuti: questo governo non merita né la nostra fiducia né quella dei cittadini traditi”. Lo afferma in Aula al Senato, durante la discussione del decreto banche, la senatrice del MoVimento 5 Stelle Manuela Serra.

“Il governo- continua- ha accettato il ricatto di Banca Intesa, la prima banca italiana, senza colpo ferire; ha firmato un contratto con la grande finanza italiana e ha umiliato il Parlamento, costringendolo ad allinearsi a quel contratto senza nessun margine di manovra”.

Questo governo è complice dei poteri forti e ha reso i cittadini italiani lo zerbino dei poteri forti. Hanno dimostrato che quando la ‘finanza-padrona’ chiama, la ‘politica-maggiordomo’ risponde con prontezza”, termina Serra.

DE PETRIS (SI): DECRETO È ENNESIMO REGALO A FINANZA

“Questo decreto sulle banche è solo l’ennesimo regalo alla finanza a spese dei contribuenti. Non è frutto di un vero dibattito e neppure di un tentativo di affrontare strutturalmente il problema: è un blitz deciso nella riunione del cda di Banca Intesa”. Lo dice la capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, intervenendo in Aula.

“A Banca Intesa- prosegue De Petris- sono stati regalati in cambio di un euro tutti i profitti. I costi invece ricadono sulle spalle dei contribuenti e sono costi esosi: 5 miliardi pronta cassa e altri 12 da erogare in seguito. Ci sarebbero state vie alternative- ricorda De Petris- sarebbe stato possibile, a determinate condizioni, nazionalizzare e anche tenere testa al diktat di Bruxelles, dal momento che non si sarebbe trattato di aiuti di Stato. In ogni caso sarebbe necessario approntare strumenti di difesa per i piccoli azionisti, dei quali al momento non c’è traccia”.

Per la capogruppo Si al Senato “dovrebbe ormai essere chiaro che il problema non si risolverà mai fino a che non si torneranno a dividere le banche commerciali dagli istituti di risparmio. È ora che tutti, e non solo in Italia, si decidano ad affrontare le origini del problema invece di chiudere gli occhi e continuare a far pagare periodicamente ai cittadini la crisi delle banche”, conclude la senatrice De Petris.

 

27 luglio 2017

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