Richetti: Mi ritirai dalla corsa in Emilia Romagna, ma Pd disperato mi scaricò - DIRE.it

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Richetti: Mi ritirai dalla corsa in Emilia Romagna, ma Pd disperato mi scaricò

donini_richetti_bonacciniMODENA  –  “Il mio ritiro dalla corsa a governatore dell’Emilia-Romagna? È stata una tristezza vedere che chi è stato toccato da vicende uguali alla mia, o peggiori, senza colpo ferire si è candidato…“. Lo dice il deputato modenese Pd Matteo Richetti, lanciando oggi il suo libro “Harambee!”.

In conferenza stampa a Modena coi suoi fedelissimi a Palazzo Europa, quartier generale del mondo cattolico locale dove Richetti è cresciuto, l’ex presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna tocca tanti aspetti della sua vita politica.

Non si può non partire dal suo ritiro a fine 2014 dalla corsa per viale Aldo Moro, dopo il coinvolgimento nell’inchiesta sulle cosiddette “spese pazze” in Assemblea.

Alla fine corse Bonaccini, che pure era a sua volta inizialmente coinvolto: alle elezioni regionali del 23 novembre, infatti, il gip non si era ancora espresso sulla richiesta di archiviazione per il futuro governatore (lo fece il 4 febbraio 2015, l’archiviazione era stata chiesta dai pm il 24 settembre).

Oggi Richetti parla della propria storia avanzando dunque un parallelo pensando a casi come quello di “De Luca” (Vincenzo) in Campania: “Ma mi ritirai non solo per la vicenda giudiziaria. Il partito mi ha sempre trasferito questo concetto: ‘Ben venga il tuo impegno, ma non riusciamo a considerati un elemento di garanzia di un sistema politico, e di potere, di funzionamento’ dell’esistente”.

Così, le ricerche per un candidato ‘giusto’ si fecero frenetiche: “A un certo punto- ricorda- si cercava disperatamente una candidatura: c’erano in campo Palma Costi, Patrizio Bianchi… Di Bonaccini se ne faceva il segretario regionale… fino a quando sarebbe ‘sceso dal pero’ lo stesso Bonaccini o Daniele Manca; questo era l’approccio. Ecco, si poteva cambiare, ma non in quella direzione”, cioè su Richetti.

Richetti assicura comunque che non avrebbe potuto correre: “Non potevo auto-assolvermi, se vengo condannato in primo grado la Regione salta per aria. Un passo indietro lo doveva fare anche Bonaccini? Ognuno- sorvola il deputato in conferenza stampa- sa di casa sua. Penso a De Luca, ma possiamo prendere a riferimento chi volete: non mi interessa la polemica, ma la realtà. È il concetto ‘non rinuncio nemmeno se metto a repentaglio la vita delle istituzioni’ che considero una cosa abominevole. Bonaccini al tempo, in ogni caso, procedeva già verso l’archiviazione… Diciamo che lui ci ha messo 13 giorni, io ci ho messo 13 mesi”.

Certo, la questione innescata dalla vicenda giudiziaria non è mai stata superata del tutto: “Voglio spronare i giovani all’impegno in politica, quindi non nascondo nulla. Quell’episodio per me è ancora una ferita aperta, nonostante si sia concluso e si sia concluso molto bene, con l’assoluzione chiesta dagli stessi pm che avevano fatto le indagini”.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

27 giugno 2016
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