Opinioni

Lo psicologo: La società attuale ha masticato anche l’esame di Stato

“Questa società ha masticato anche l’esame di Stato, che non fa sognare più i giovani”. È dura la critica di Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ma le sue motivazioni sono solide: “Un tempo l’esame di Stato simboleggiava il momento in cui si raggiungeva l’età per avere la prima macchina, per uscire la sera e fare tardi, per anelare viaggi lontani e regali costosi, addirittura l’automobile. Oggi, invece, tritati dalla logica del ‘tutto e subito’, gli adulti sono pronti a soddisfare ogni desiderio degli adolescenti anche solo per un compito in classe o una interrogazione e ben prima che abbiano ‘portato a casa’ un risultato importante come la maturità a conclusione di una tappa esistenziale”.

Lo psicologo è sicuro: “Questo esame è stato declassificato dai giovani stessi- sottolinea- perché viene percepito come un qualcosa da dover fare per poi cambiare ambiente, per andare all’università, entrare nel mondo del lavoro oppure per non fare nulla, ma non viene vissuto per un cambiamento di vita.  Nonostante il fatto che, in ogni caso, inizierà un periodo della vita diverso da quello della scuola”.

Il problema “non è l’esame di Stato, che continua ad avere una sua logica e un suo valore,- ripete lo psicoterapeuta- ma che ad esso non siano più collegate quelle aspettative che prima facevano sognare i ragazzi. Sarebbe opportuno- consiglia il direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO)- che gli adulti dosino di più le cose che donano ai giovani. È importante che gli adolescenti possano vivere questi 13 anni di scuola con partecipazione, affinché il ricordo che ne deriverà rappresenti una soddisfazione che si tramuti in una spinta per il futuro”.

Certo, il momento della valutazione può far paura. “L’essere esaminati mette in ansia tutti, giovani e adulti- avvisa il direttore dell’IdO- e poi la carica di tensione dipende anche da come viene vissuto a casa: è un momento ricco di aspettative oppure no? È sicuramente il primo grande esame della vita– continua l’esperto- ed è giusto che venga vissuto con emozione e ansia, altrimenti sarebbe solamente squalificato. Ciò che conta, ricordando l’esperienza raccontata da Carlo Verdoneche prese da un amico una pasticca di anfetamina pensando che sarebbe stato più brillante, ma ebbe solo molta più confusione – è più producente dormire di più per essere freschi e pronti sia agli scritti che agli orali. Fare le cinque del mattino sui libri non significa sapere di più- conclude Castelbianco- ma comporta solo di  esporre  molto male quello che si sa”.

27 giugno 2016
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