Emilia Romagna

Cemento scadente nella scuola ricostruita dopo il terremoto: 15 indagati

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MODENA – Cemento ‘debole’ per la scuola da far risorgere sulle materie del sisma. E come? Ecco come: i tecnici delle due aziende finite nella bufera, la Betonrossi e l’AeC, “si accordano per sostituire tutta la partita di provini relativa al cantiere Frassoni”. E questo “all’insaputa della direzione lavori che rappresenta il committente della scuola”, ovvero il Comune di Finale Emilia, per un edificio “sottoposto alla supervisione della Regione Emilia-Romagna” nell’ambito della ricostruzione post sisma.

Si tratta di uno dei passaggi-chiave dell’inchiesta “Cubetto”, dal dicembre scorso condotta dalla Squadra mobile di Modena sul caso del calcestruzzo depotenziato impiegato nel cratere del terremoto emiliano (si stanno cercando altre eventuali opere contaminate). Si è risaliti ai “cubetti” quasi per caso: nell’ambito di indagini sul traffico di sostanze stupefacenti nel territorio, uno dei soggetti indagati, un dipendente della Betonrossi, fa infatti riferimento in diverse conversazioni a “cubetti” da trasportare a bordo del proprio furgone aziendale. Ma, appunto, non si trattava di droga. Emerge presto, dalle battute recuperate dalla Polizia, “un problema” di resistenza del calcestruzzo fornito dalla Betonrossi al cantiere della Frassoni, che secondo i programmi iniziali avrebbe dovuto ospitare 400 ragazzi da settembre. Il tecnologo di zona della stessa ditta, a un certo punto, viene informato dai propri superiori che “dal laboratorio sono arrivati risultati disastrosi”. L’informazione arriva dalla impresa edile che ha in appalto il cantiere: i provini depositati alla Frassoni, ricostruisce la Polizia, sono arrivati “privi di qualsiasi identificazione, a conferma che la direzione lavori non ha correttamente vigilato durante il prelievo”.

Invece, i provini da avviare al laboratorio vengono “selezionati” tra montagne di “scorte”, tutte con resistenza calcolata esattamente per rispondere alle esigenze del progetto. Ma “sono in realtà composti in date diverse, con materiali diversi, addirittura in impianti diversi”. L’opera finalese è costata cinque milioni di euro, con fondi, nell’ordine, della Regione, dell’Idv (1,7 milioni di euro) che poi, un anno fa, presentò un esposto sull’appalto, del Lions club (850.000 euro) e di donazioni private al Comune di Finale. La Polizia di Modena ha eseguito all’alba di oggi 20 provvedimenti di perquisizione nei confronti di 15 persone ritenute responsabili nel fornire e utilizzare calcestruzzo depotenziato, tramite le analisi di laboratorio truccate, per le opere nel cratere sismico. Iniziate nel dicembre scorso, le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile modenese su coordinamento del procuratore di Modena Lucia Musti e del sostituto Claudia Ferretti.

Le due aziende coinvolte nelle indagini sono dunque la Betonrossi di Piacenza, che si occupava della fornitura dei calcestruzzi, e l’Aec di Modena, al lavoro nelle costruzioni. Sono 15 gli indagati. Le perquisizioni, nelle sedi d’impresa e nelle case degli indagati, hanno interessato le province di Modena, Bergamo, Bologna, Lodi, Mantova, Milano, Piacenza e Verona. Il nome dell’operazione, ‘Cubetto’, deriva proprio dai campioni di cemento utilizzati per alterare le analisi. Agli indagati è stata contestata anche la falsificazione delle certificazioni sulle caratteristiche tecniche del calcestruzzo: col cemento scadente, secondo la Procura, in spregio al rischio sismico è stata costruita la scuola di Finale ma appunto i pm stanno cercando di verificare se anche in altri cantieri della Bassa terremotata sia stato usato lo stesso materiale.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

27 maggio 2016
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