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Mafia Capitale, chiesti 28 anni di carcere per Carminati e 26 per Buzzi

ROMA – 28 anni di carcere per Massimo Carminati, 26 anni e 3 mesi per Salvatore Buzzi. Sono queste le richieste del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dei sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli alla X sezione penale del tribunale di Roma, al termine della requisitoria al processo per Mafia Capitale.

I pm confermano dunque l’impianto dell’indagine: quello di ‘Mafia Capitale’ non può essere derubricato ad un ‘semplice’ processo per corruzione ma va trattato come un processo di mafia. Secondo l’accusa, infatti, l’ex Nar Massimo Carminati ed il ‘ras delle cooperative’ Salvatore Buzzi sarebbero stati a capo di una vera e propria associazione di stampo mafioso “che si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dell’omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione, usura, riciclaggio, corruzione di pubblici ufficiali e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici”.

Un “karaoke della corruzione”, lo hanno definito i pm. Un processo nel quale l’accusa ha impiegato ben 4 udienze per esporre le prove raccolte: “Mai come nel processo contro Mafia Capitale si sono avute tante prove per dimostrare la corruzione tra funzionari pubblici e imprenditori corrotti“, ha detto il procuratore Paolo Ielo durante la sua requisitoria.

Secondo l’accusa, infatti, “Gli appalti della pubblica amministrazione sono stati gestiti come fette di una caciotta, un qualcosa da spartire e non certo facendo attenzione al bene comune”. Risulta chiaro anche il meccanismo di ripartizione delle somme di denaro, distribuite “tra gli imprenditori in rapporto alla quota di partecipazione all’affare” ma, anche, il fatto che le tangenti “fossero pagate solo dopo l’affidamento, dunque dopo l’intervento dei funzionari pubblici corrotti”.

Ma l’organizzazione che, secondo l’indagine ‘Mondo di Mezzo’, avrebbe messo le mani su Roma, sarebbe ampia e ramificata. Per questo, l’accusa ha richiesto condanne pesanti per le 46 persone rinviate a giudizio, per un totale di 515 anni di carcere, chiedendo l’aggravante dell’associazione mafiosa per 19 di loro. Tra questi, spiccano i nomi di Luca Gramazio, ex consigliere del Popolo delle Libertà prima del comune di Roma e poi della Regione Lazio, per il quale sono stati chiesti 19 anni e 6 mesi, e quello di Franco panzironi, ex Ad di Ama, per il quale la richiesta è di 21 anni di carcere.

di Michele Bollino

27 aprile 2017

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