San Marino

Report del Consiglio grande e generale del 27 aprile – Seduta mattutina

SAN MARINO – I lavori consiliari si aprono al comma 19, dedicato  al riferimento del Governo “in merito alle recenti attività intraprese dalle autorità italiane nei confronti di persone fisiche e giuridiche residenti a San Marino nell’ambito dell’operazione denominata ‘Torre d’Avorio’” e al successivo dibattito, cui risultano 47 iscritti ad intervenire. Il primo a prendere la parola è il segretario di Stato per le Finanze, Gian Carlo Capicchioni: riferisce i passi che hanno portato alla nota congiunta italo-sammarinese di ieri, di cui ne rimarca i contenuti e il riconoscimento di San Marino quale partner affidabile per l’Italia, quindi spiega l’avvio di ulteriori “tavoli tecnici”.  Ma soprattutto il segretario di Stato anticipa a breve un incontro politico con il governo italiano, “speriamo fruttuoso- aggiunge- per le relazioni economiche fra i due Paesi”. Insieme al collega Pasquale Valentini, segretario di Stato agli Affari Esteri, Capicchioni difende l’operato del governo che “ha saputo reagire”.

Marco Gatti, Pdcs, sottolinea quindi i risultati emersi dal tavolo tecnico di venerdì scorso: “E’ il punto di partenza che chiarisce come deve essere portata avanti la procedura denominata Torre d’Avorio”. Mentre il capogruppo di Su-LabDem, Tony Margiotta, punta a rimarcare la gravità della iniziativa della Gdf: “C’è stato un attacco al nostro sistema economico, alla nostra immagine- lamenta- a San Marino manca una politica estera forte”. Si dice “meno entusiasta” dei segretari di Stato di fronte alla nota congiunta, Massimo Cenci, capogruppo di Ns, per cui le pratiche condotte dalla Gdf, chiamate “fishing expedition”, sono vietate dall’Ocse. “Questi danni chi li paga? Come li paga?- manda a dire all’Aula- va bene avere buoni rapporti, ma a fronte di danni così grandi non dobbiamo avere timore di danneggiare i rapporti con l’Italia, a meno che ci siano risposte convincenti”.

Marco Podeschi, capogruppo di Upr, lamenta l’assenza di presidi per i cittadini coinvolti dai controlli della Gdf: “Io avrei istituito un numero verde, un indirizzo di posta elettronica al quale scrivere”. Condivide l’operato dei segretari di Stato, Andrea Belluzzi, del Psd: “Chi ha la responsabilità di governo non deve fare rumore- sostiene- ma risolvere i problemi”. Intende esprimere ottimismo, Nicola Renzi, coordinatore di Ap, per cui “quella fiducia che sembrava tradita” tra i due Paesi “può essere ristabilita- sostiene- e il comunicato congiunto rappresenta è un primo passo in questa direzione”. Andrea Zafferani, capogruppo di C10, avanza due proposte da portare al tavolo con l’Italia: un “protocollo di intervento” di fronte alle richieste dell’amministrazione di uno dei due Stati che coinvolgano cittadini residenti nell’altro Stato e “completare l’Accordo contro le doppie imposizioni chiarendo alcuni punti rimasti dubbi”. Elena Tonnini, capogruppo di Rete, invita a “non subire” dall’Italia, ma “a diventare noi il percorso di trasparenza”.  Infine, Denise Bronzetti, indipendente, invita i segretari di Stato a dare in futuro ulteriori spiegazioni sulla vicenda “se non in questa fase, dopo gli incontri tecnici e politici che mi auguro- prosegue- possano continuare a esserci”. Il dibattito proseguirà nella seduta pomeridiana.

Di seguito un estratto degli interventi della mattina.

Comma 19, “Riferimento del Governo in merito alle recenti attività intraprese dalle autorità italiane nei confronti di persone fisiche e giuridiche residenti a San Marino nell’ambito dell’operazione denominata “Torre d’Avorio” e successivo dibattito”.

Giancarlo Capicchioni, Segretario di Stato alle Finanze: “In marzo la prima preoccupazione è stata di comprendere il contesto e la dimensione del fenomeno. Era un fatto di notevole impatto, increscioso per i destinatari, dannoso per l’immagine di San Marino. Il governo ha preso posizione con un comunicato pubblico, deciso nel contenuto e nel tono. Sono stati inoltre richiesti chiarimenti. Era emersa volontà di collaborazione, dati gli ottimi rapporti fra i due Paesi. Ci sono stati incontri tecnici fra i vertici dei ministeri. Tre incontri in Aprile. Il primo elemento di chiarimento è che le verifiche interessano il periodo 2009 – 2014, nel quale la Repubblica era in black list. Secondo elemento importante è il riconoscimento del percorso di trasparenza di San Marino, che lo rende un partner affidabile. Terzo elemento importante è un accordo per ulteriori tavoli tecnici per tracciare un percorso congiunto. Gli elementi sono stati ufficializzati ieri in un comunicato stampa congiunto. Si svolgerà a breve un incontro con il governo italiano, che speriamo fruttuoso per le relazioni economiche fra i due Paesi.

Questo episodio ha riportato alla mente un periodo buio, ha suscitato insicurezza nelle relazioni economiche con San Marino. Il peso di questo contraccolpo è forte e immeritato. Ciò che più conta è come se ne esce. Il governo sammarinese ha saputo reagire. Qualche polemica ha fatto cadere critiche sulla mia Segreteria. Respingo le accuse di mancanza di interesse e capacità reattiva. L’Ufficio Tributario, la Gendarmeria, la direzione delle scuole sono stati allertati e ci risulta che ci sia piena collaborazione per dare risposta alle richieste.  In conclusione preciso che nel corso della crisi vi è stato un team dedicato. Occorre avere la consapevolezza di un risultato condiviso di cui si stiamo definendo gli ultimi dettagli”.

Pasquale Valentini, Segretario di Stato agli Affari Esteri:  “Sottolineo la gravità di quanto successo, ma anche la qualità della risposta che c’è stata. La vicenda ha inizio con un procedimento penale, dalle procure. Lì sono emersi i dati che hanno fatto da base all’iniziativa. La Guardia di Finanza ha chiesto l’utilizzo dei dati per indagini fiscali. Quanto accaduto ci è parso lesivo del clima di collaborazione che avevamo messo in atto con le amministrazioni italiane. Per noi la vicenda aveva caratteri di gravità, per i modi e le conseguenze.

Non c’è stata giornata nell’ultimo mese in cui non abbiamo preso un’iniziativa. La fiducia è stata confermata dalla risposta del governo e dell’amministrazione italiana, che si è mobilitata. Il clima di collaborazione è stato così riconfermato. In questo momento è importante la determinazione con cui vogliamo portare a termine il chiarimento, dal quale vogliamo tratte elementi sostanziali per il nuovo corso della collaborazione. Nei prossimi mesi dovremmo essere in grado di comunicare gli elementi base del nuovo corso di questa collaborazione. Da una ferita verrà fuori un rafforzamento”.

Marco Gatti, Pdcs: “Le ripercussioni sull’economia sammarinese sono state gravi. L’azione ha messo in dubbio quanto abbiamo fatto finora. Agire immediatamente a livello politico è stato fondamentale.

Non è stata fatta una scrematura dei dati per capire se c’erano situazioni di criticità. La stragrande maggioranza di quei rapporti sono trasparenti. Il nostro rapporto con il rilascio delle residenze è molto rigido. San Marino storicamente non ha dato residenze per motivi economici o a chi portava qui dei soldi. Nemmeno con i grandi personaggi dello spettacolo e dello sport è stato fatto questo ragionamento.  Quanto venuto fuori dal tavolo tecnico è importante. E’ il punto di partenza che chiarisce come deve essere portata avanti la procedura denominata “Torre d’Avorio”.

Tony Margiotta, Su-LabDem: “Nell’agosto del 2015 è uscito un articolo su questa operazione sulle testate italiane. Il governo ha incontrato subito il ministro di riferimento italiano per richiedere informazioni. Ci sono state rassicurazioni. Il Fatto Quotidiano riportava che 27mila italiani erano stati accertati perché avevano fatto operazioni con il nostro sistema bancario. Chi guardava al nostro Paese per fare impresa, dopo l’operazione di marzo, ha subito uno stop. C’è stato un attacco al nostro sistema economico, alla nostra immagine. E’ bastato l’intervento di una procura per bloccare questa fase di ripresa.  A San Marino manca una politica estera forte. Non è accettabile che arrivino lettere di quel tipo lì a 27mila persone, e ci sia silenzio a proposito. Era necessario rispondere subito a quel tipo di attacco. La sovranità del nostro Stato non può essere messa in discussione”.

Massimo Cenci, Ns: “Si parla di 27mila soggetti che hanno in comune solo il fatto di aver fatto movimentazioni finanziarie con San Marino. Ci sono state richieste di informazioni generalizzate che non hanno un nesso chiaro. Queste pratiche, chiamate “fishing expedition”, sono vietate dall’OCSE.

Questi danni chi li paga? Come li paga? Va bene avere buoni rapporti. Ma a fronte di danni così grandi non dobbiamo avere timore di danneggiare i rapporti con l’Italia, a meno che ci siano risposte convincenti. Ho letto il comunicato stampa congiunto, non ho colto le sensazioni positive che ci hanno rappresentato i nostri Segretari di Stato. Non riesco a cogliere i loro entusiasmi”.

Marco Podeschi, Upr: “Si poteva fare di più? Forse sì. Su questi argomenti il Paese deve dare un’immagine di unitarietà. Alcune cose evidentemente non hanno funzionato. Pensavo che ci fossero presidi per aiutare i cittadini in questi casi, dopo quanto successo nel 2013. La storia evidentemente non ha insegnato. La Guardia di Finanza fa il suo lavoro. E’ difficile dare giudizi sull’operato di autorità estere. I cittadini devono affrontare anche oneri economici per dare chiarimenti fiscali alle autorità italiane. Servono professionisti. Chi li paga? L’azienda o il cittadino. A livello di politica interna in passato lo Stato ha aiutato i cittadini. Abbiamo chiesto soluzioni pratiche per ovviare a un problema bilaterale fra i due Paesi. Io avrei istituito un numero verde, un indirizzo di posta elettronica al quale scrivere”.

Mariella Mularoni, Pdcs: “L’attacco ci preoccupa e coglie di sorpresa. Dobbiamo reagire con azioni diplomatiche forti. Questa iniziativa non risponde allo stato delle relazioni fra i due Paesi. Non lo possiamo accettare. A rendere più grave la vicenda è il mancato riconoscimento del percorso di San Marino, inserito nella white list. Perché persistono i problemi? A cosa sono serviti i sacrifici fatti come Paese sulla strada della trasparenza, se poi l’Italia ci tratta così? E’ bastato pochissimo per vanificare anni e anni di lavoro. Con l’Italia si dovranno riscrivere le regole con maggior dettaglio, dando a ciò visibilità. Il governo dovrà dare una dimostrazione di forza. Mi aspetto che da questa vicenda, che ci ha ferito, si possa uscire con garanzie certe per chi opera con il nostro Paese”.

Andrea Belluzzi, Psd: “Può succedere che alcuni poteri di uno Stato commettano violazione o mancato rispetto di leggi sovranazionali all’insaputa dei propri vertici politici o amministrativi. Ciò può mettere in difficoltà Paesi e soggetti circostanti. E’ importante che vi siano canali affinché gli Stati possano comunicare su queste distorsioni, questi problemi. Bisogna scegliere i toni appropriati, lavorare sotto traccia. E’ giusto che la politica si sia allarmata. E’ giusto che ci sia una discussione in parlamento. Chi ha la responsabilità di governo non deve fare rumore, ma risolvere i problemi.  Esistono poteri forti esterni a San Marino che bisogna affrontare con il partner politico italiano”.

Teodoro Lonfernini, Segretario di Stato al Turismo: “Dobbiamo avere un grande equilibrio nel commentare i fatti storici del nostro Paese. Noi non siamo in guerra con nessuno. Non abbiamo un contenzioso nei confronti di qualcosa o qualcuno. Abbiamo dei rapporti privilegiati con l’Italia. In alcune circostanze sono più soddisfacenti, in altre meno.  Il governo non ha sottovalutato il fatto. Qual è il fatto? L’Italia ha tutto il diritto e la legittimità di controllare e vigilare sui propri cittadini. Il concetto adottato dall’Italia è quello della “fishing expedition”. Controllare tanti per colpirne, forse, alcuni.  Il Congresso di Stato ha scelto una via unitaria, di credibilità nei confronti del nostro interlocutore. Dobbiamo dire all’Italia che non possono essere violati dei diritti internazionali. Dobbiamo dire con forza e credibilità che ci stiamo nei controlli specifici che colpiscono chi non rispetta le regole, ma anche che non ci va bene la genericità dei controlli. Non possiamo accettare che i nostri cittadini siano oggetto di attenzione da parte di autorità estere”.

Ivan Foschi, Su-LabDem: “Il governo ha preferito dare un taglio tecnico alla questione, ma non è compito della politica. Il governo deve capire perché vengono chiesti adempimenti, e se ciò è legittimo. Nell’atteggiamento del MEF traspare da un lato una rassicurazione circa il fatto che le relazioni sono normalizzate e non ci sono problemi residui. Ma scarica il barile su altri attori: la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate, che però dipendono proprio dal MEF.  Non ho capito perché non si è deciso di rivolgersi all’OCSE, appellandosi alla sua funzione di arbitro sovranazionale che deve dare la corretta interpretazione delle regole. La politica non è solo amministrazione, ma anche comunicazione. Va modificata la percezione che gli altri hanno di noi. Altrimenti si è fallito l’obiettivo principale”.

Gian Franco Terenzi, Pdcs: “Non sarò allineato con alcune considerazioni fatte. Io appartengo a questo Paese e come tale sento di doverlo difendere fino in fondo, in virtù del fatto che negli ultimi tempi c’è stata una consapevolezza e un’irrequietudine che devono essere contenuti nei parametri del buon senso. Si è venuta a creare una situazione critica e pesante per il Paese. La preoccupazione che oggi colpisce molti non può essere sminuita, né il tono pacato può essere interpretato come debolezza. Non concordo che si parli di cooperazione e disponibilità da pare italiana dopo quanto accaduto. E’ necessario recuperare il danno conclamato. San Marino ha realizzato un lungo il percorso di adeguamento agli standard internazionali, potendo considerarsi oggi un Paese virtuoso. L’ultimo scudo fiscale ha letteralmente scioccato il sistema bancario, abbiamo affrontato la voluntary disclosure con una collaborazione importante, senza parlare delle azioni giudiziarie che soli il tempo e la storia potranno valutare adeguatamente. D’altra parte la crisi economica non ci ha ancora abbandonato Mentre ci impegniamo a tutto questo, respirando ottimismo e vedendo alcuni spiragli di ripresa, oggi ai nostri residenti e cittadini inaspettatamente giungono migliaia di raccomandate della Gdf, contenendo avvisi di controlli fiscali nascenti, originati dalla procedura penale di Forlì. La fuoriuscita di San Marino dalla black list doveva rappresentare lo spartiacque tra vecchio e nuovo sistema, ma anche il sentire comune. Viene spontaneo interrogarsi se i vari accordi sono stati siglati prevedendo tutto o meno e considerando il pregresso. A me sembra di no. Ci tranquillizzano, ci dicono di stare sereni perché non succederà nulla, allora perché l’indagine è stata estesa a migliaia di residenti? Perché le relazioni che risultano ottime non hanno dato frutti? Perché non sono state considerate le notizie della stampa che già in agosto scorso avevano portato la luce l’indagine Torre d’Avorio? Non posso esimermi dal rappresentare una forte delusione nei confronti della Repubblica italiana. E’ giunta l’ora di alzare la testa noi tutti, maggioranza e minoranza senza distinzione alcuna, dobbiamo avere un coro unanime per difendere il territorio e il nostro Paese. Invito questo Consiglio ad adottare un Odg per tutelare l’onorabilità degli impegni assunti sui diversi tavoli con l’Italia e a far sì che partecipazione sia unanime da parte di tutti voi”.

Nicola Renzi, Ap: “L’impegno dell’Aula deve essere quello di lanciare un messaggio di positività. Le questioni che ci troviamo ancora una volta trattare devono riguardare il passato, ma purtroppo hanno toccato anche il presente. Voglio pensare ed essere convinto, anche sulla base del riferimento avuto dai segretari alle Finanze e agli Esteri, che veramente su questo passato potremo mettere una definitiva pietra sopra. Quel passaggio, dal passato al presente, infatti non è stato assolutamente facile.  Come veicolare il messaggio di positività? In questa direzione vanno gli incontri avuti a livello politico e tecnico- di cui il comunicato di ieri è il frutto- e il riconoscimento da parte dell’Italia che questa storia riguarda il passato e ancora il riconoscimento fermo e importante dei passi fatti dalla Repubblica di San Marino per essere un partner affidabile a livello multilaterale e internazionale, e ancora vedere in positivo la possibilità di intraprendere iniziative pubbliche anche a livello politico per rilanciare questo rapporto. Abbiamo notato come a livello di Regioni e di altre amministrazioni vicine il dialogo sia proficuo, è finito il periodo di scontro con l’Italia, sono normalizzati i rapporti. Anzi, ritengo sia necessario che i rapporti siano rilanciati e che di questo si possa avere percezione piena. Non basta sapere che ci sono linee di dialogo ma queste devono sostanziarsi nella percezione. Ed è quanto si dice nelle ultime righe del comunicato congiunto di ieri. Quella fiducia che sembrava tradita può essere ristabilita e il comunicato è un primo passo in questa direzione”.

Andrea Zafferani, C10: “Condivido che servirà molta preparazione e possibilmente coesione per affrontare il prossimo incontro politico. Non sono per niente soddisfatto però dall’azione messa in campo di fronte a un fatto grave per la reputazione e l’immagine di San Marino che ancora una volta ci fa passare come Paese ‘sotto pressione’ e ancora una volta chi ci lavora non può stare tranquillo per le iniziative del nostro vicino.  Sottolineo  che  la prima cosa che è mancata è stata l’opera di aiuto ai cittadini che si sono visti ricevere una richiesta di dati e informazioni difficili da reperire. Lo Stato sammarinese ha lasciato i cittadini soli e non è stato capace di creare uno sportello di ausilio o, se lo ha creato, non è stato capace di comunicarlo. E così le persone hanno dovuto arrangiarsi da sole, contattando professionisti, perdendo tempo e denaro e vedendo Stato poco attento. Il governo ha ottenuto finora un incontro tecnico che ha portato a una nota ricca di parole rassicuranti, ma che nella sostanza non cambia nulla. Senza dare risposta sul caso concreto e su eventuali casi futuri analoghi. Non so se vi siete detti altre cose non emerse dal comunicato congiunto, ma non leggo niente di nuovo. Mi auguro che l’incontro politico avvenga a breve anche se doveva essere la prima cosa, mi auguro sia un incontro riempito di contenuti concreti anche per il futuro. Credo occorra essere il più possibile uniti e coesi per affrontare al meglio il passaggio politico nell’interesse del Paese. Se il governo intende confrontarsi anche con le forze di opposizione su questo passaggio non ci sottraiamo. Proponiamo di portare al tavolo un protocollo di intervento di fronte alle richieste dell’amministrazione di uno dei due Stati che coinvolgano cittadini residenti nell’altro Stato. E’ il momento di sancire una procedura operativa che ci consenta dignità. Altro punto centrale, è quello di completare l’Accordo contro le doppie imposizioni chiarendo alcuni punti rimasti dubbi ed altre tematiche per noi fondamentali rispetto a materie fiscali e alla cooperazione economica. Servono accordi scritti e procedure codificate”.

Elena Tonnini, Rete:  “Poche sono state le informazioni da parte del governo, eccetto le note stampa volte a identificare una San Marino ‘vittima’ e non una posizione che rappresentasse un governo solido e forte sia nei confronti dell’Italia, sia verso coloro che si sono trovati a ricevere queste raccomandate, senza sapere cosa fare. Si è giunta a una situazione in cui si è saltato a piè pari il rapporto tra Stati. Come Rete diciamo che è apprezzabile l’aver instaurato la collaborazione, va bene il contatto che ha riportato serenità, bene il riconoscimento del Mef, non mettiamo in dubbio questi aspetti. Ma questa ripristinata collaborazione non ci pare che porti a stoppare i controlli e non risolve affatto la situazione creata. La collaborazione oggi significa che sia San Marino che all’interno del territorio faccia i controlli richiesti dall’Italia. E’ sì importante, ma è significativo che un ruolo proattivo nell’identificazione di posizioni di riciclaggio ed evasione giunga in modo tardivo. Il messaggio è che San Marino agisce di conseguenza ad un fatto avvenuto e come conseguenza ad un’azione estera e generica cui non è stata opposta la capacità del Paese di fare controlli mirati. Occorre al contrario procedere con iniziative nostre, dobbiamo dimostrare di essere al di sopra di ogni sospetto, non subire ma diventare noi il percorso di trasparenza”.

Alessandro Cardelli, Pdcs: “E’ stato un attacco inaspettato, è vero che in agosto sono comparsi diversi articoli sull’inchiesta ‘Torre d’avorio’, ma nessuno ci aveva dato peso, la voluntary disclosure si chiudeva tra poco e si pensava ad un’azione intimidatoria per sollecitarne l’adesione, invece l’indagine è andata avanti e sono arrivati i questionari. Credo che la politica abbia dato risposta prima possibile, c’è stata subito una presa di posizione del governo, della commissione esteri con un’unità di intenti, poi il messaggio di ieri della Reggenza che ha invitato all’unità tutti noi perché qua c’è l’interesse di un Paese in gioco, di un Paese che deve ripartire. Voglio parlare di oggi e domani, non di ieri. Che effetto avrà il comunicato ai cittadini che hanno ricevuto la raccomandata. La nota dice che San Marino è un partner affidabile e chi viene ad investire non deve aver paura perché i controlli riguardano il passato. Mi auguro in futuro non avvengano più situazioni di questo tipo e che i rapporti tra i due Stati possano davvero essere di collaborazione perché non ci meritavamo di essere trattati così”.

Denise Bronzetti, Indipendente: “ Che risposte  può dare la politica a livello istituzionale, oltre che sul piano tecnico? Ci fa piacere si sia aperto il confronto sul piano tecnico per aiutare tutte le persone coinvolte nell’operazione, per uniformarsi a tutte le richieste che provengono dalla Gdf. Spero che il Segretario ci possa dare ulteriori motivazioni di fronte a tutta questa vicenda, se non in questa fase, dopo gli incontri tecnici e politici che mi auguro possano continuare a esserci perché in questo Paese in cui si stavano affacciando timidi segnali di ripresa della nostra economia, va da sé, che un battage mediatico come quello avuto in queste settimane non aiuta a chi è interessato ad investire a San Marino e a venirci serenamente”.

Maria Luisa Berti, Ns: “Devono essere espresse soddisfazioni per l’iniziativa della Commissione Esteri dell’Odg approvato all’unanimità grazie cui oggi discutiamo di questa vicenda che ha purtroppo coinvolto il nostro Stato. Non esito a definire inaccettabile l’azione della Gdf e non esito a definirla un vero e proprio assedio e un vero e proprio affronto alla sovranità del nostro Stato. E’ una vicenda efficace a dimostrare che la fiducia pronunciata nei confronti del nostro Paese da parte italiana è stata sicuramente tradita. Oggi sono positive le rassicurazioni pronunciate dallo Stato italiano, in tema di collaborazione amministrativa, e sicuramente hanno corretto il tiro per certi versi e hanno dimostrato che una qualche fiducia possa essere ritrovata, ma a mio modo di vedere queste rassicurazioni non sono assolutamente sufficienti. La politica deve farsi rispettare e deve far rispettare le istituzioni e la sovranità di un Paese. Non devono farlo solo gli apparati amministrativi. E penso che non possiamo astenerci dal segnalare l’iniziativa italiana agli organismi internazionali tra cui l’Ocse. E’ arrivato il tempo di dire basta all’atteggiamento reverenziale nei confronti delle istituzioni italiane e di far rispettare i nostri i cittadini e chi viene nel nostro Paese a investire e a garantire lavoro a chi oggi non ce l’ha. E’ necessario intervenire con orgoglio, soprattuto ora che abbiamo tutte le carte in regola per farlo. Le istituzioni sammarinesi devono anteporre gli interessi del nostro Stato.  O la politica è in grado di fare fronte comune davanti a questi attacchi esterni oppure penso che il futuro della Repubblica abbia delle battute di pregiudizievole arresto”.

Simone Celli, Su-LabDem: “Credo sia corretto l’atteggiamento basato su responsabilità e ragionevolezza, come quello assunto oggi in quest’Aula. Nei giorni scorsi non ho lesinato critiche al governo e alla gestione della segreteria agli Esteri. Alcune di queste critiche le riconfermo in questo ambito. La reazione politica definita tempestiva dai segretari di Stato a mio parere non lo è stata affatto. Benissimo la letter inviata al Mef per un chiarimento, le telefonate e i contatti presi immediatamente, ma per alcune settimane è mancato un messaggio chiaro a livello di opinione pubblica, troppi cittadini residenti e con doppia cittadinanza si sono sentiti abbandonati. Benissimo i tavoli tecnici e probabilmente troveremo soluzione a questa vicenda, ma il problema è di carattere esclusivamente politico. Qual è idea di politica estera che vogliamo mettere in campo? Da troppi anni è costretta a seguire  le emergenze, è necessario che San Marino formuli in modo lineare la propria idea di politica estera. Ci sono tutta una serie di temi su cui iniziare una riflessione approfondita. Credo si parta dal presupposto che il rapporto con l’Italia sia fondamentale, ma dobbiamo cercare una politica estera più ambiziosa. Oggi la nostra economia dipende dall’interscambio con l’Italia, parliamo tanto di nuovo modello di sviluppo,  allora progettiamolo e da questo cerchiamo di far capire che siamo un’opportunità per i nostri vicini. Dobbiamo collaborare sulla base di un nuovo modello di sviluppo, questo dobbiamo rivendicare nel rapporto con l’Italia”.

Oscar Mina, Pdcs: “Questa operazione della Gdf è legata ad un passato di luci ed ombre che mette di nuovo sotto la lente di ingrandimento il nostro Paese e i rapporti finanziari con gli italiani. Le richieste di informazione generalizzate sulle categorie di contribuenti prive di un nesso chiaro con l’indagine e l’accertamento sono vietate dall’Ocse. A più riprese il governo ha chiesto un confronto e un tavolo tecnico è stato avviato,  ma crediamo che debba scaturire un confronto politico con i vicini della Repubblica italiana perché da parte di tutti questo  è stato considerato un attacco inaccettabile. Il problema va analizzato sotto l’aspetto tecnico e politico. Per quanto ci è dato sapere la Gdf porta avanti un’azione che soprassiede gli accordi tra i due Paesi. Per noi è evidentemente una questione politica, in quanto prassi contraria a principi di collaborazione tra Stati e ancora più pericolosa quando il rapporto tra Stati non è paritario. Dobbiamo pretendere il confronto a livello politico, non sarà facile dimenticare questo episodio come uno sconfinamento temporaneo del nostro vicino di casa”.

Luca Santolini, C10: “Sottolineo che è sicuramente apprezzabile aver ottenuto l’obiettivo di veder riconfermata la bontà del percorso compiuto da San Marino che ha portato all’uscita dalla black list, è bene ripeterlo. Ma tanti sono i limiti dell’azione del governo di fronte a questa vicenda. E’ stato creato uno sportello a cui i cittadini possono rivolgersi? E’ stato pubblicizzato sui media? Non mi risulta. Il fatto che  questo governo abbia problemi sul versante comunicativo è un dato di fatto, come è avvenuto con il Fatca. Ma non possiamo accettarlo, la percezione del cittadino è di essere lasciato solo. Molti hanno detto che è legittimo che l’autorità italiana faccia il suo lavoro per combattere l’evasione ma è anche vero che le nostre autorità, se queste azioni vengono portate avanti nei confronti nostri cittadini, hanno il compito di vigilare affinché tutto avvenga regolarmente, mentre queste iniziative sembrano una fishing expedition. Non abbiamo capito come avete intenzione di contrastare l’iniziativa messa in atto dalla Gdf che avete riconosciuto come contraria ai principi Ocse. Sul fronte interno, ancora non siete riusciti a dire alle persone coinvolte che possono rivolgersi ad uno sportello informativo unico”.

27 aprile 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»