Report della commissione Finanze del 27 marzo

SAN MARINO – Con l’approvazione del progetto di legge di iniziativa legislativa popolare “Su crediti monofase e crediti d’imposta alle banche” termina la seduta odierna della Commissione consiliare Finanze. Il testo presentato dalla cittadina Karen Pruccoli viene infatti approvato con 8 voti a favore e 4 contrari. I commissari di minoranza annunciano voto contrario, motivando l’insoddisfazione per le modifiche intercorse dal testo originario attraverso gli emendamenti proposti dal governo. Sono nominati relatori del Pdl Luca Boschi, C10, per la maggioranza e Roberto Ciavatta di Rete per la minoranza.

Al centro dei lavori odierni della Commissione tre riferimenti da parte del Segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli: il primo “in merito all’avanzamento dell’iter del progetto di legge in materia di gestione della contabilità pubblica” vede poi un breve e successivo dibattito.
Per i successivi riferimenti “in merito all’avanzamento del progetto di riorganizzazione di Banca Centrale della Repubblica di San Marino” e “in merito al Piano di Stabilità Nazionale”, su accordo dei commissari, i dibatitti sono rinviati a una successiva seduta della Commissione, annunciata dal presidente Tony Margiotta, Ssd, per il prossimo 4 aprile.

Di seguito estratti degli interventi odierni e i testi dei riferimenti del Segretario di Stato per le Finanze.

Comma 3. Riferimento del Segretario di Stato per le Finanze e il Bilancio ai sensi dell’articolo 12 della Legge 21 dicembre 2017 n.147 in merito all’avanzamento dell’iter del progetto di legge in materia di gestione della contabilità pubblica e successivo dibattito

Simone Celli, Sds per le Finanze, dà lettura della relazione
Premessa
In ottemperanza a quanto disposto dall’articolo 12, comma 2, della Legge 21 dicembre 2017 n. 147 con la presente relazione si riferisce in merito allo stato di avanzamento del progetto di legge sulle “Norme generali dell’Ordinamento Contabile dello Stato”.
La Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio già in sede di Programma Economico 2018 ha definito l’obiettivo di riprendere il confronto per l’approvazione della riforma dell’ordinamento contabile, partendo come base di lavoro dal progetto di legge che il precedente esecutivo aveva presentato in prima lettura nel dicembre 2015. La legislazione vigente in materia contabile è disciplinata dalla Legge 18 febbraio 1998 n. 30 e dai Decreti 24 aprile 2003 n. 53 e 7 giugno 2004 n.75 che costituiscono il Regolamento di Contabilità, un impianto contabile che risale a 20 anni fa e che richiede necessariamente una revisione in relazione ai cambiamenti intervenuti nell’Amministrazione ed alle nuove esigenze emerse in ambito interno ed internazionale, ciò al fine di conformare l’attività dell’Amministrazione sempre di più ai criteri di legalità, imparzialità ed efficienza come previsto dalla Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’ordinamento sammarinese . L’impostazione del nuovo progetto di legge, in coerenza con le vigenti disposizioni, sarà configurato come “legge quadro” demandando a successivi decreti attuativi le disposizioni applicative e regolamentari. La Segreteria di Stato per le Finanze ha attivato i competenti Uffici dell’Amministrazione, e precisamente la Direzione della Finanza Pubblica e la Contabilità di Stato, per avviare il confronto e l’analisi del nostro attuale sistema contabile congiuntamente con la Commissione di Controllo della Finanza Pubblica, partendo dall’analisi del progetto di legge in materia già predisposto e valutando una sua revisione sulla base degli ulteriori elementi emersi, al fine di definirne le linee guida. Il progetto di legge presentato in prima lettura

Il progetto di legge presentato in prima lettura nella scorsa Legislatura è stato sviluppato da un Gruppo di Lavoro istituito dalla delibera n. 123 del Congresso di Stato in data 27 dicembre 2013 in applicazione dell’articolo 63 della Legge n.150/2012; il Gruppo era composto da dirigenti e funzionari degli Uffici dell’Amministrazione e degli Enti del Settore Pubblico Allargato. Tale progetto era sviluppato in linea di continuità evolutiva con la Legge n. 30/1998 collocandosi nel sistema di contabilità finanziaria autorizzativa e prevedeva il mantenimento della contabilità pubblicistica come espressione della previsione, monitoraggio, gestione dei flussi finanziari nel bilancio preventivo annuale nelle sue tipiche fasi (previsione, accertamento, riscossione e versamento per l’entrata e stanziamento, impegno, liquidazione e pagamento per la spesa) e della loro rendicontazione nel conto consuntivo. A ciò si affiancava come ora la rilevazione consuntiva in contabilità economica delle operazioni delle entità pubbliche per giungere al conto consolidato economico dello Stato e del Settore Pubblico Allargato.

Le principali modifiche contenute nel precedente progetto riguardavano: l’introduzione del Programma Attuativo Budgettario come strumento di semplificazione del bilancio ed autorizzazione generale alla spesa ed identificazione degli obiettivi della attività pubblica e l’introduzione del controllo di gestione; l’introduzione del contratto di servizio come strumento per regolare il rapporto tra Stato ed Enti pubblici e la pubblica rendicontazione dei contributi dello Stato e degli Enti Pubblici ai privati operanti per finalità di pubblico interesse; l’introduzione del bilancio di cassa ed il fondo di salvaguardia di cassa per la gestione dei flussi finanziari;

– una complessiva regolamentazione della responsabilità contabile basata su una valutazione preliminare para-giudiziale della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica per la risoluzione delle controversie.

2. L’articolo 12 della Legge n.147/2017 e l’applicazione degli I.P.S.A.S.

L’articolo in oggetto recita: «Èdato mandato al Governo di presentare al Consiglio Grande e Generale entro il 30 giugno 2018 un progetto di legge che riguardi il sistema della contabilità pubblica la cui entrata in vigore sarà fissata al 1 gennaio 2019. Tale modifica del sistema di gestione della contabilità dovrà ispirarsi al sistema dei principi contabili emanati daIl’I.P.S.A.S.B. (International Public Sector Accounting Standard Board deIl’I.F.A.C.)>> proponendo un cambiamento rilevante dei principi contabili di riferimento per i bilanci dello Stato e degli Enti del Settore Pubblico Allargato.

Gli I.P.S.A.S. (International Public Sector Accounting Standards) sono un corpus di principi contabili redatti da un Comitato dell’organizzazione internazionale dei professionisti contabili (IFAC) e rappresentano lo sforzo di estendere il processo di convergenza dei principi contabili internazionali al settore pubblico.

Gli I.P .5.A.S. definiscono il modo in cui devono essere redatti e presentati i bilanci secondo il principio di competenza economica e rappresentano altresì lo strumento di attuazione della direttiva 2011j85jUE con riferimento all’implementazione di un sistema accrual .

Questi principi non sono adottati da tutti gli Stati anche se rappresentano l’elemento di novità a cui tendenzialmente si stanno orientando la maggior parte dei paesi. Inoltre, in funzione delle valutazioni da effettuare si dovrà tenere conto anche che gli I.P.S.A.5 saranno prevedibilmente resi obbligatori nell’ambito dell’Unione Europea entro pochi anni.

3. Valutazioni sull’impostazione del nuovo modello di riforma

Il principale approfondimento al fine di impostare un nuovo modello di contabilità pubblica riguarda l’analisi degli effetti e dei cambiamenti che comportano una completa applicazione dei principi I.P.S.A.S. e la convergenza di principi emanati sostanzialmente per le imprese private ad un Ente Pubblico e nello specifico ad uno Stato, considerate le ineliminabili differenze di obiettivi esistenti tra aziende pubbliche e private.

Il principio della com petenza finanziaria costituisce il criterio di im putazione agli esercizi finanziari delle obbligazioni giuridicamente perfezionate attive e passive

(accertamenti e impegni) mentre, con il principio della competenza economica, l’effetto delle operazioni e degli eventi deve essere rilevato contabilmente ed attribuito all’esercizio al quale tali operazioni ed eventi si riferiscono e non a quello in cui si concretizzano i relativi movimenti finanziari.

L’attuale impianto contabile, disciplinato dalla precitata Legge n.3D/199B, prevede un bilancio di previsione annuale e pluriennale, entrambi predisposti sulle linee di indirizzo e programmazione contenute nel Programma Economico. Il bilancio di previsione annuale è redatto in termini di competenza finanziaria autorizzatoria mentre, il bilancio pluriennale è sempre redatto in termini di competenza finanziaria ma non è autorizzatorio; di fatto è un documento programmatico.

Il rendiconto generale è composto dal rendiconto finanziario, conto dei residui, conto economico e conto patrimoniale. Il rendiconto finanziario è redatto in termini di competenza finanziaria e di cassa, il conto economico-patrimoniale è costituito da stato patrimoniale, conto economico, nota integrativa e relativi prospetti di raccordo. Infine, viene predisposto il conto consolidato economico degli Enti del Settore Pubblico allargato.

La compilazione del bilancio economico e del conto del patrimonio avviene con il criterio della competenza economica. Quindi il nostro sistema di rendicontazione ha una contabilità economico-patrimoniale affiancata alla contabilità finanziaria, con l’obiettivo di aumentare il contenuto informativo dei documenti contabili, in riferimento sia alla dinamica reddituale della gestione sia all’evoluzione del valore del patrimonio. Purtroppo, oggi i dati economici vengono utilizzati in maniera marginale mentre, si tende a dare prevalenza ed importanza ai dati finanziari preventivi e consuntivi.

L’aspetto di fondo che oggi richiede un ulteriore approfondimento riguarda l’impostazione del nuovo sistema contabile; nello specifico se adottare la completa applicazione dei principi di competenza economica e abbandonare il sistema di contabilità finanziaria autorizzatoria, oppure se accanto ad un sistema previsionale di contabilità finanziaria autorizzatoria, redatto in termini di competenza e di cassa, adottare anche un bilancio di previsione di competenza economica (conto economico e stato patrimoniale), fornendo in questo modo già a livello preventivo tutte le informazioni necessarie in termini, economici, finanziari, di cassa e patrimoniali. In entrambi i casi va salvaguardata la fruibilità e la comprensione dei dati pubblici. L’introduzione di un sistema contabile basato completamente su criteri a competenza economica al pari di quanto avviene nel settore privato rappresenterebbe un cambiamento epocale per la nostra Amministrazione e quindi vanno valutati in modo molto accurato i relativi vantaggi e svantaggi. Anche la seconda ipotesi che prevede l’introduzione di un bilancio preventivo di competenza è da valutare attentamente in quanto complessa anche se più vicina all’attuale sistema. In ogni caso indipendentemente dal modello contabile che verrà scelto, occorre tenere conto che il successo di una riforma di così ampia portata rappresenta un passaggio che richiede, in primo luogo, una sua applicazione graduale ed in secondo luogo un radicale cambiamento culturale da attuarsi mediante il coinvolgimento dei funzionari impegnati nell’applicazione e nel controllo della corretta applicazione della nuova normativa contabile, ai quali dovrà essere garantita un’azione di formazione ed aggiornamento.

Anche la strutturazione del bilancio pluriennale richiede una valutazione per rendere questo strumento più rispondente alle esigenze dell’Amministrazione; con l’attuale impostazione non autorizzatoria del bilancio pluriennale, la redazione di questo documento si riduce ad un mero esercizio contabile. Una nuova strutturazione del bilancio pluriennale dovrebbe essere accompagnata dall’ introduzione degli impegni di spesa pluriennali derivanti dalle obbligazioni giuridiche perfezionate che comportano spese su più esercizi finanziari, prevedendo quindi la possibilità di attribuire le spese nei pertinenti esercizi.

Il sistema contabile deve essere dotato di idonei strumenti per il controllo e monitoraggio della liquidità, in via prioritaria con l’introduzione di un bilancio preventivo di cassa. Inoltre, si dovrà valutare se introdurre una tesoreria unica solo informativa o una tesoreria unica dispositiva, in questo secondo caso le disponibilità liquide dello Stato e degli Enti Autonomi verrebbero gestite in maniera centralizzata, salvaguardando comunque l’autonomia e la funzione di governance degli Enti Autonomi. Inoltre, per la gestione più operativa l’Amministrazione dovrà dotarsi di un complesso di criteri uniformi da applicare ai pagamenti anche in subordine al verificarsi degli incassi.

Il progetto di legge deve rafforzare il coordinamento e la uniformità nella compilazione dei bilanci di previsione e del rendiconto generale dello Stato, degli Enti ed Aziende al Settore Pubblico Allargato compreso l’utilizzo di un sistema informativo comune e la condivisione ed applicazione uniforme delle norme in materia amministrativo – contabile.

Ulteriori approfondimenti riguardano la necessità di rivalutare le scadenze per la presentazione e l’approvazione dei bilanci ed in particolare del rendiconto generale, anticipando la sua approvazione, che oggi è prevista entro il 31 dicembre di ogni anno, al fine di fornire alla politica e all’Amministrazione i dati dell’esercizio precedente in tempo utile per le scelte di politica economica e per la predisposizione del bilancio di previsione. Vi è la consapevolezza che il raggiungimento di questo obiettivo richiederà un ingente sforzo organizzativo e gestionale di tutti i soggetti coinvolti (Enti, Aziende Autonome, Ufficio Tributario, ecc.).

Si ritiene inoltre importante integrare il progetto di legge di alcuni principi di bilancio ritenuti fondamentali come: il principio della veridicità, pubblicità, criteri di competenza, attendibilità, correttezza, chiarezza, trasparenza, prudenza, imparzialità ecc., da normarsi in aggiunta ai principi già indicati nella Dichiarazione dei Diritti e nella Legge n.30/1998 quindi già presenti nel nostro ordinamento.

Sulla base anche di quanto emerso dalla Relazione sulla revisione della spesa pubblica di cui all’articolo 15 della Legge n. 94/2017, all’interno del sistema contabile deve essere impostato e disciplinato un monitoraggio costante della spesa e delle entrate attraverso un controllo di gestione, previsto peraltro anche nel precedente progetto di legge. L’implementazione del controllo di gestione ha la finalità di valutazione dei risultati in relazione al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La Segreteria di Stato per le Finanze e Bilancio condivide l’impostazione del precedente progetto di legge di riforma contabile basata sugli indirizzi di separazione dei poteri delineati dalla Legge Qualificata n.184/2005 (Titolo V) riconfermati dall’articolo 2 dalla legge di Riforma della P.A. (Legge n. 188/2011). La separazione fra le competenze politiche da quelle amministrative può essere attuata anche con l’introduzione di specifici strumenti di programmazione budgetaria

Un altro importante aspetto da valutare ulteriormente riguarda la disciplina della responsabilità in materia contabile – amministrativa con relativo sistema sanzionatorio, in questo ambito va ricercato un punto di equilibrio fra sistema di controlli, responsabilità e sistema sanzionatorio.

L’Amministrazione presenta l’esigenza di predisporre dati statistici di bilancio da fornire agli organismi internazionali, in questo senso si dovrà prevedere la possibilità di riclassificare i bilanci applicando una codifica internazionale (SEC o COFOG), per rendere i nostri dati uniformi e leggibili con quelli degli altri paesi.

Il progetto di legge andrà a ridefinire la natura, i termini, le modalità e i soggetti preposti al sistema dei controlli in un’ottica di ammodernamento e di efficacia ed efficienza di queste attività. In tale ambito andrà definito il ruolo, la composizione e le competenze della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica.

Inoltre, la riforma deve perseguire l’obiettivo della massima semplificazione delle procedure in particolare nella parte esecutiva con il regolamento di contabilità, con la revisione della procedura informatica di gestione che deve essere in grado di gestire tutti i dati e le informazioni necessarie alla redazione di tutti i documenti contabili ed amministrativi. L’utilizzo di strumenti quali la firma elettronica e l’uso delle banche dati disponibili possono ulteriormente agevolare la raccolta dei dati necessari.

In definitiva il progetto di legge che si sta delineando rappresenta una significativa riforma dell’Amministrazione, ma una riforma efficace non può essere semplicemente istituita per Legge ma richiede la riprogettazione e semplificazione dei processi amministrativi e la partecipazione qualificata dei pubblici dipendenti: per questo motivo occorre essere coscienti che si deve lavorare su un riferimento temporale di medio e lungo periodo e che il processo deve essere supportato da una massiccia operazione di formazione dei pubblici funzionari e da consistenti dotazioni patrimoniali per sostenere l’investimento di piattaforme informatiche necessarie stante l’obsolescenza di quelle in uso.

Francesco Mussoni, Pdcs
Mi fa piacere sia stato portato avanti il Pdl pronto già dalla precedente legislatura che nasce da un approccio tecnico dalla commissione istituita per delibera nel 2013, è un passaggio di serietà. Appoggiare la proposta su una valutazione tecnica è garantista anche per noi che siamo all’opposizione. Abbiamo una amministrazione che funziona dal punto di vista contabile come nell’800. Per ammodernarla e creare anche economie è un passaggio necessario anche se tardivo e importante per radicare la cultura della gestione finanziaria adeguata all’interno della Pa nel settore pubblico allargato. Il progetto di legge lascia aperte tutta una serie di scelte che devono essere effettuate e che necessitano di una lettura politica e precisa interpretazione dell’amministrazione. Chiedo al Segretario se l’adozione del provvedimento può determinare delle economie e quali sono i tempi dell’impatto normativo, se fatta la legge c’è un piano a latere di ‘cantierizzazione’ dei passaggi successivi.

Roberto Giorgetti, Rf

Gestione contabile dello stato ha sempre avuto minore interesse, figlio di un dio minore, primo perché prettamente tecnico. Il pdl presentato in prima lettura precedente legislatura no aera assolutament erisolutivo sui problemi, nintrocucev aeleenti di innovazione rispetto al passato ma non affrontava elemenit posti nella relazione. Si va vers una legge quadro che darà inquadramento che darà possiibilità di serie di strutturazioni successive. Con impostazione economica del bilancio dello Stato si ha inquadrmento preciso di spese ed entrate nell’arco solare e questo permette programmazioni precise.

Simone Celli, Sds Finanze, repliche
Ringrazio i commissari Mussoni e giorgetti da entrambi spunti utili, approccio di un confronto politico e tecnico è positivo perché possa portare riforma innovativa. Molto spesso viene sottovalutato ordinamento contabile, ma riforma della Pa inizia proprio da riforma ordinamento contabile. Il Pdl che abbiamoereditato aveva aspetti positivo che confermiamo ma a nostro avviso vanno fatte scelte ancora più drastiche che fuoriescono da alcune soluzini ibride ventilate in precedente legislatura, che andavano a contaminare impatto definitivo della riforma, va fatta scelt di fondo, netta. Credo settembre-ottobre ci osno condizioni per arrivare a seconda lettura, quando entrerà a prima regime da 1° gennaio 2020 avremo risparmio contabile tangibile ed efficiente, perché intendiamo irrobustire ulteriormente il controllo di gestione. Oggi si parte con questa illustrazione e capisco confronto deve essere anche in altre sedi, occasioni ce ne saranno. Mi auguro ci possa essere contributo da parte tutte le forze consiliari, è tecnico ma può avere condivisione politica.

Comma 4. Riferimento del Segretario di Stato per le Finanze e il Bilancio in merito all’avanzamento del progetto di riorganizzazione di Banca Centrale della Repubblica di San Marino e successivo dibattito
(dibattito spostato a commissione 4 aprile)

Simone Celli, Sds Finanze

Premessa
L’articolo 70 della legge n. 147/2017 prevede che la Banca Centrale, per il tramite del Congresso di Stato, debba presentare al Consiglio Grande e Generale entro il 28 febbraio 2018 un progetto complessivo di riorganizzazione seguendo specifiche previsioni. Si riporta di seguito il testo integrale dell’articolo 70 della legge n. 47/2017:
«1. La Banca Centrale della Repubblica di San Marino, per il tramite del Congresso di Stato, deve presentare al Consiglio Grande e Generale, entro il 2B febbraio 201B, un progetto complessivo di riorganizzazione che preveda:
a) La revisione in termini di efficienza della struttura, dei servizi erogati e delle procedure di controllo, amministrazione e rendicontazione;
b) La riduzione dei costi di gestione, anche attraverso l’individuazione di forme di solidarietà fra i dipendenti;
c) La riforma dello statuto.

2. Il progetto di riorganizzazione di cui al precedente comma deve condurre alla riduzione di almeno un 20%, rispetto all’ultimo accordo sottoscritto, degli oneri convenzionali di cui all’articolo 22, comma 3, della Legge 29 giugno 2005 n. 96 e successive modifiche per la remunerazione dei servizi prestati da Banca Centrale a tutto il Settore Pubblico Allargato.

3. Il progetto di cui al comma 1 deve essere oggetto di ampio confronto con i gruppi consiliari, le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali».

Ai sensi del disposto normativa sopra riportato il Direttore Generale della Banca Centrale, Aw. Roberto Moretti, in data 6 marzo 2018 ha trasmesso alla Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio il progetto di riorganizzazione della Banca Centrale stessa, così come approvato dal suo Consiglio Direttivo nella seduta del 5 marzo 2018.

Desidero fin da ora precisare che il presente riferimento rappresenta un tentativo di sintesi, prodotto dalla Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio, delle indicazioni provenienti dal Consiglio Direttivo di Banca Centrale e, ovviamente, rappresenta la base su cui intraprendere. Il confronto a livello politico e sociale che confido possa portare alla realizzazione della riforma entro e non oltre il prossimo mese di luglio.

1 a) La revisione in termini di efficienza della struttura

Di seguito si riportano le principali proposte di modifica concernenti la revisione in termini di efficienza della struttura, dei servizi erogati e delle procedure di controllo, amministrazione e rendicontazione:

  • La revisione della struttura deve partire dai compiti e dagli obiettivi della BCSM per affrontare lo scenario attuale e quello futuro.

  • Con la ristrutturazione BCSM deve essere messa in condizione, nel breve termine, di gestire la situazione del settore bancario e finanziario che sarà caratterizzata nei prossimi anni da almeno tre aspetti principali:

la gestione ordinata delle crisi bancarie;
il recepimento delle normative europee nel sistema nazionale delle banche;
la necessità di ripensare il business model dell’industria bancaria perché possa ritornare competitiva.

  • La proposta di revisione della BCSM ha come obiettivo la semplificazione delle strutture e dei processi interni in base ad un principio di proporzionalità che tiene conto del limitato numero dei soggetti vigilati e del loro basso livello di complessità. Si deve infatti tener conto della dimensione del mercato di riferimento.

  • I principali suggerimenti di intervento sulla struttura di funzionamento sono i seguenti: modifiche alla governance a cui si rimanda al punto successivo relativo alla riforma dello Statuto;
    razionalizzazione delle attività principali della Banca Centrale in tre aree organizzative coerenti ai compiti e agli obiettivi della BCSM:

Fra gli obiettivi strategici della BCSM oltre alla stabilità del sistema finanziario e della tutela del risparmio viene incluso anche l’obiettivo dello sviluppo.

La proposta di ristrutturazione di BCSM non segue solo ed esclusivamente una logica di riduzione dei costi; l’obiettivo è realizzare una istituzione utile allo sviluppo del Paese e idonea ad affrontare l’evoluzione del contesto bancario dei prossimi anni.

La BCSM deve essere disegnata sulla base di un mercato finanziario in grado di generare valore aggiunto e garantire la massima trasparenza.

Nel sistema finanziario attuale i soggetti vigilati sui quali viene svolta una vigilanza piena sono complessivamente 17: 7 banche (di cui 1 non operativa ma comunque vigilata), 2 compagnie assicurative, 1 istituto di pagamento, 2 società di gestione e 5 società finanziarie/fiduciarie. A fronte di tale sistema di soggetti vigilati sono attualmente previsti, all’interno dell’organigramma di BCSM 6 dipartimenti, con oltre 25 figure di responsabili nelle diverse unità e 36 entità (organi, dipartimenti, uffici). Nell’organigramma delle funzioni attuale vengono individuate oltre 180 attività a carico degli uffici. Tale situazione di generale sovradimensionamento organizzativo deriva da scelte adottate nel passato che oggi alla luce del mutato contesto richiedono una significativa rivisitazione. Nel sistema regolamentare attuale si rilevano a titolo di esempio alcune situazioni atipiche di seguito rappresentate:

– è oggi in vigore una normativa regolamentare specifica per gli Istituti di pagamento con relativa attività di vigilanza (segnaletica, ispettiva e prudenziale) a fronte di un solo soggetto vigilato;
– nell’ambito assicurativo è in vigore una normativa regolamentare specifica per le compagnie assicurative con relativa attività di vigilanza (segnaletica, ispettiva e prudenziale) a fronte di due soggetti vigilati.

Si tratta esclusivamente di esempi utili a inquadrare la situazione attuale della BCSM. La nuova BCSM dovrà garantire velocità di risposta e poteri di intervento efficaci e tempestivi.

La configurazione del nuovo modello di Banca Centrale, seguendo criteri di proporzionalità, dovrà adottare logiche di semplificazione e di flessibilità del ruoli passando da un modello «quantitativo» basato su compiti, attività e protocolli ad un modello «qualitativo» basato su produzione, risultati, e progetti. Tale impostazione richiede un up-grade culturale delle persone e delle competenze.

La BCSM, nel modello proposto, potrà passare dalle 84 odierne a 70 unità lavorative effettive migliorando la qualità del servizio e allo stesso tempo esercitando funzioni che sino ad oggi non ha svolto, quali la gestione delle crisi e l’analisi macroeconomica

Si prevede di includere delle funzioni ulteriori quali Il fondo di garanzia e l’ombusdam (difensore dei risparmiatori e dei depositanti).

L’ipotetica incorporazione di AIF nella BCSM potrebbe rientrare in questa strategia. Nel modello di BCSM proposto, si internalizza AIF rispettandone i requisiti normativi di autonomia e indipendenza.

• Si propone di eliminare dagli organi sociali il Coordinamento della Vigilanza. Il Coordinamento della Vigilanza continua ad esistere funzionalmente come comitato tecnico collegiale della struttura organizzativa per le ordinarie attività di vigilanza e supervisione che non rientrano nella sfera di competenza del Direttorio (successivamente si delineeranno funzioni e attribuzioni di questo nuovo organo sociale) .

• Con la ristrutturazione si intende specializzare il ruolo caratteristico di Banca Centrale. Le attività operative gestionali tipiche di una Banca Centrale rispetto alle attività non tipiche passeranno dal 57% al 67% assumendo in tal modo una connotazione più coerente.

• Si riportano in maggior dettaglio alcune informazioni sul funzionamento delle tre principali aree organizzative della nuova struttura:
1. Vigilanza-Supervisione;
2. Funzioni monetarie – Sistema dei pagamenti;

3. Analisi e ricerche macroeconomiche-Statistlche Finanziarie.

1.1 a) Area di Vigilanza e Supervisione

Si ritiene utile l’inserimento all’interno dell’Area della Vigilanza – Supervisione una nuova unità dedicata alla «gestione delle crisi» che abbia il potere di:

proporre norme sulle modalità di gestione preventiva delle crisi;
imporre meccanismi di prevenzione (piani di risanamento e azioni di rimedio) al fine di rafforzare i processi di reazione delle banche alle situazioni negative;
mappare e monitorare le passività delle banche;
gestire la comunicazione;
attivare misure di conservazione (es.: divieto di distribuire dividendi).

Va tenuto conto infatti che il numero limitato di soggetti vigilati non consente di costituire un Fondo di Risoluzione per le crisi bancarie.

1.2 a) Area Funzioni monetarie – Sistema dei pagamenti

L’area delle Funzioni monetarie e del Sistema dei pagamenti svolge la propria attività attraverso:

monitoraggio e Gestione della liquidità del sistema ai fini della stabilità; gestione del contante;
gestione dei Sistemi di pagamento;
gestione portafoglio di proprietà;

monitoraggio e Gestione della liquidità della BCSM.

1.3 a) Area Analisi macroeconomica e delle statistiche finanziarie;

Si suggerisce l’introduzione fra le attività principali l’rea dell’«Analisi macroeconomica e delle statistiche finanziarie» coerentemente al nuovo ruolo della BCSM, referente istituzionale di tutto ciò che è economico e sistemlco (analisi – valutazioni – indirizzo).

L’Area svolge la propria attività attraverso:
analisi e studi macroeconomici;
linee di indirizzo:
advisory alle Istituzioni governative su tematiche legate allo sviluppo economico; statistiche finanziarle;

bilancia dei pagamenti; consolidamento conti pubblici; altre attività inerenti.

1.4 a) Nuove Aree organizzative

Si riportano in maggior dettaglio alcune informazioni su altre aree organizzative della nuova struttura ipotizzata.

Dipartimenti Esattoria e Tesoreria: non vengono considerate nella ristrutturazione le funzioni di Tesoreria e di Esattoria in quanto ad alta rilevanza pubblica e ritenute vitali per il buon funzionamento del Paese. Viene comunque ipotizzata la gestione accentrata presso la BCSM del conto corrente unico di tesoreria in cui confluiscono quotidianamente tutti i versamenti e i prelievi. La scelta di attrarre nel perimetro della P.A. le funzioni di Tesoreria e di Esattoria rientra nell’ambito di un riordino della macchina pubblica e garantisce una accountability più coerente ai compiti dello Stato. Tale soluzione, inoltre, è funzionale alle politiche di finanza pubblica e di gestione del debito.

Agenzia Informazione Finanziarla (AIF): l’ipotetica incorporazione di AIF nella BCSM rientra nella strategia di semplificazione ed efficienza coerente al citato criterio di proporzionalità. Nel nuovo modello di BCSM si internalizza l’AIF rispettandone i requisiti normativi di autonomia e indipendenza. La scelta consente di razionalizzare l’organizzazione sfruttando la flessibilità e le competenze delle strutture organizzative della Vigilanza e di raggiungere una riduzione dei costi complessivi. La scelta è coerente inoltre all’attuale sistema contabile di AIF attualmente previsto all’interno del bilancio della BCSM.

1 b) La riduzione dei costi di gestione, anche attraverso l’individuazione di forme di solidarietà fra i dipendenti

In tema di riduzione dei costi di gestione i punti rilevati della proposta vengono ripostati qui di seguito.

  • A fronte degli interventi di revisione proposti in termini di efficienza della struttura, la BCSM passa immediatamente da 84 a 70 risorse effettive; tale riduzione deriva dagli interventi e dalle scelte riguardanti la revisione della struttura. Si avrà la riduzione in valore assoluto di risorse effettive (- 19) che deriva, da un lato, dalla riduzione delle risorse per efficientamento pari a n.8 unità (circa il 10% delle risorse effettive) e dal trasferimento verso la P.A. di un numero equivalente di risorse attualmente in organico presso i dipartimenti Tesoreria ed Esattoria pari a 11 unità, per un totale complessivo di minori 19 unità effettive. Vi sarà !’incremento in valore assoluto del numero di risorse effettive (+5) in seguito alla creazione della nuova area “Analisi e ricerche macroeconomiche-Statistiche Finanziarie” che prevede ulteriori 3 unità effettive e della nuova struttura di Gestione delle crisi (all’interno dell’Area Vigilanza­ Supervisione) che prevede ulteriori 2 unità effettive, le risorse nette aggiuntive risultano essere complessivamente 5 unità. Il saldo netto delle risorse in uscita pari a 19 (-22%) e delle risorse aggiuntive richieste per le nuove attività pari a 5, è pari ­ 14 risorse. Nel breve termine pertanto la riorganizzazione prevede una riduzione di organico da 84 risorse effettive a 70 ( -16,6%).

  • In una fase successiva alla riorganizzazione prevista dall’art. 70 della Legge 147/2017, la BCSM adotterà un piano temporale di interventi strutturali di ulteriore efficienza che riguardano:

i sistemi informativi, per una soluzione volta alla loro massima integrazione; il ricorso mirato all’outsourcing di alcune funzioni;
iniziative di formazione orientata al cambiamento culturale e finanziario.

• la perdita strutturale di BCSM: Il bilancio 2017 non ancora chiuso prevede costi per oltre: 12 milioni di euro e ricavi ordinari per circa 9,2 milioni di euro. Si ritiene che tali importi, sebbene non ancora definitivi, siano rappresentativi di una perdita strutturale dell’attuale BCsM.

• la riduzione dei costi annui della BCSM: La riduzione di organico precedentemente indicata unitamente alle misure di contenimento di costi legati a benefici di cui attualmente gode il personale (premi, indennità aggiuntive ed altri riconoscimenti che fanno parte di un epoca passata e che ad esempio non sono più previsti da anni nei contratti di categoria delle banche italiane), unitamente alla stimata riduzione dei costi generali del 5% rispetto al 2017, comporterà come immediata conseguenza una riduzione significativa di costi. Gli interventi indicati consentirebbero una riduzione di costi strutturali dagli attuali ( 12 milioni annui ad un valore complessivo che si attesta al di sotto di 9 milioni di euro annui, pertanto una situazione che permetterebbe alla Bcsm di raggiungere più facilmente l’equilibrio finanziario.

1 c) La riforma dello Statuto

Si riepilogano i principali potenziali interventi che si potrebbero apportare allo statuto della BCsM:

1) Maggiore valorizzazione dell’autonomia della BCsM;
2) Istituzione del Direttorio con poteri di intervento tempestivi;
3) Rafforzamento dei poteri del Direttore Generale;
4) Eliminazione dagli Organi di BCsM del “Coordinamento della Vigilanza”; 5) Integrazione delle norme di incompatibilità – Organi BCsM;
6) Pareggio di bilancio e contribuzioni a carico dei diversi soggetti.

Per ogni punto sopra indicato si riporta nel seguito una breve sintesi. Naturalmente, al termine del necessario confronto con le parti politiche e sociali, che dovrà consentire il raggiungimento di un adeguato livello di approfondimento e se possibile di condivisione, si provvederà alla stesura di un testo comparato articolo per articolo tra vecchio e nuovo statuto.

1.1 c) Maggiore valorizzazione dell’autonomia della BCSM

È auspicabile l’esplicita previsione legislativa che, nell’esercizio delle proprie funzioni e nella gestione delle proprie risorse finanziarie, BCsM e i componenti dei suoi organi operino con autonomia e indipendenza, nel rispetto del principio di trasparenza, e non possano sollecitare o

accettare istruzioni dallo Stato e da altri soggetti pubblici e/o privati;

a valutata la possibilità che la nomina dei membri del Consiglio Direttivo, o di parte di essi, (art. 10), non avvenga più in Consiglio Grande e Generale ma direttamente in Assemblea, con l’ipotesi che almeno un membro del Consiglio Direttivo possa essere nominato dai soci di minoranza.

Si propone che il Presidente del Collegio Sindacale e un membro del Collegio Sindacale siano nominati direttamente dall’Assemblea dei Soci anziché come previsto attualmente dal Consiglio Grande e Generale (art 16). L’altro membro effettivo viene nominato dal Consiglio Grande e Generale.

Nell’ambito della specializzazione e della valorizzazione dell’autonomia della Banca Centrale va letta la proposta di eliminazione dalle finalità previste dalla lettera b) dell’articolo 3 dello statuto: “Fornire servizi bancari e finanziari allo Stato e alla Pubblica Amministrazione… “.

1.2 c) Istituzione del Direttorio con poteri di intervento tempestivi

Il Direttorio sarà costituito dal Presidente del Consiglio Direttivo, dal Direttore Generale, dal Capo del Dipartimento Vigilanza e Supervisione, dal Capo del Dipartimento Stabilità Finanziaria, Monetaria e Sistemi di Pagamento e dal Capo del Dipartimento Studi, Consulenza e Sviluppo. La qualità di membro del Direttorio non fa sorgere alcun diritto a ulteriori compensi a beneficio dei membri. Il Presidente del Consiglio Direttivo convoca il Direttorio, stabilendo l’ordine del giorno, ogni qualvolta lo ritenga necessario o ne sia richiesto dal Direttore Generale o da uno dei componenti con domanda motivata contenente l’indicazione degli argomenti da trattare. Le riunioni del Direttorio sono coordinate dal Presidente del Consiglio Direttivo e per la validità delle riunioni è necessaria la presenza del Presidente del Consiglio Direttivo, del Direttore Generale e di almeno un ulteriore membro.

AI Direttorio spetta la competenza ad assumere i provvedimenti aventi notevole rilevanza esterna (normativa, regolamentare, interpretativa oltre agli interventi di urgenza) relativi all”esercizio delle funzioni pubbliche attribuite a BCSM per il perseguimento delle finalità istituzionali, e in particolare: le funzioni di vigilanza e supervisione, le funzioni di promozione
della stabilità finanziaria del sistema, le funzioni monetarie, le funzioni valutarie e le funzioni di gestione del sistemi di pagamento, le funzioni di analisi e ricerca macroeconomica, di elaborazione e analisi di statistiche finanziarie e di consulenza mediante l’individuazione di indirizzi per lo sviluppo economico della Repubblica di San Marino nonché per lo sviluppo e la competitività del sistema bancario, assicurativo e finanziario sammarinese. Al Consiglio Direttivo ~ non spetta più alcuna competenza in materia di vigilanza regolamentare. Il Presidente del Consiglio Direttivo partecipa al Direttorio anche al fine di favorire il coordinamento e lo scambio di informazioni tra il Consiglio Direttivo e il Direttorio.

Le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti. Delle riunioni viene redatto un verbale; su ogni altro aspetto concernente lo svolgimento delle riunioni il Direttorio decide con delibera.

I provvedimenti in via ordinaria del Direttorio sono emanati con atto a firma congiunta del Presidente del Consiglio Direttivo e del Direttore Generale, con riferimento alla delibera collegiale che contiene la motivazione del provvedimento.

Infine, i provvedimenti del Direttorio nei casi di necessità e urgenza possono essere presi dal Direttore Generale, previo parere vincolante del Presidente del Consiglio Direttivo. Tali provvedimenti vengono successivamente sottoposti alla ratifica del Direttorio nella prima riunione utile.

1.3 c) Rafforzamento dei poteri del Direttore Generale
La disciplina del Direttore Generale di cui all’art. 14 dello Statuto vigente va integrata prevedendo, in aggiunta ai compiti già previsti, che il Direttore Generale:

sovraintende alla gestione e all’organizzazione di BCSM e, in tale ambito, sentito il Direttorio, dispone le promozioni, le assegnazioni, I trasferimenti, gli incarichi, la cessazione del rapporto del personale quando ciò non sia di competenza del Consiglio Direttivo;

può delegare al personale di BCSM la conclusione di contratti e il compimento di singoli atti o categorie di atti rientranti nelle sue facoltà e attribuzioni.

Si potrà altresì prevedere che:

tutto quanto nella legge o nello Statuto non è espressamente riservato al Presidente del Consiglio Direttivo, al Consiglio Direttivo stesso o al Direttorio, viene esercitato dal Direttore Generale;

il Direttore Generale può essere revocato dal Consiglio Direttivo solo se non soddisfa più le condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o ha commesso gravi inadempimenti dei doveri derivanti a suo carico dalla legge, dallo Statuto o dal Codice di Condotta di BCSM.

1.4 C) Eliminazione dagli Organi di BCSM del “Coordinamento della Vigilanza”

Il coordinamento continua ad operare come comitato tecnico collegiale della struttura organizzativa per le ordinarie attività di vigilanza e supervisione che non rientrano nella sfera di competenza del Direttorio,

1.5 c) Integrazione delle norme di incompatibilità – Organi BCSM

Si integra l’attuale statuto con le seguenti cause di ineleggibilità/decadenza dalla ,carica di membro del Consiglio Direttivo o di membro del Collegio Sindacale o di componente del Direttorio:

l’aver riportato condanna, anche non definitiva, per delitti non colposi, ovvero condanna a pena detentiva, anche ove applicata su richiesta delle parti;

del divieto, in capo al Direttore Generale, ai membri del Direttorio, ai dirigenti, funz ionari e dipendenti facenti parte del Dipartimento Vigilanza e Supervisione, nei 24 mesi successivi (attualmente sono 12) alla scadenza dell’incarico o all’efficacia delle dimissioni, di assumere e/o svolgere incarichi di amministratore o sindaco, ovvero attività di lavoro subordinato o di collaborazione, presso o nei confronti di soggetti vigilati da BCSM,

1.6 c) Pareggio di bilancio e contribuzioni a carico dei diversi soggetti . Si propone che nel nuovo statuto si preveda che:

BCSM opera in equilibrio economico, in ottica di efficienza, garantendo il pareggio di bilancio. BCSM prowede al proprio funzionamento con contribuzioni a carico dei soggetti vigilati, con contribuzioni a carico dello Stato e con i proventi delle attività finanziarie svolte;

le contribuzioni a carico dei diversi soggetti sopra indicati, per garantire la sostenibilità e l’autonomia di BCSM, dovranno essere stabilite con apposito decreto, su proposta di BCSM, commisurandole in base alla natura delle attività svolte da BCSM, ai destinatari di ciascuna di tali attività, oltre che a principi di oggettività ed equità, parametrandole anche alle dinamiche evolutive e di crescita dei soggetti vigilati. Le condizioni e i termini e la remunerazione delle funzioni svolte e dei servizi prestati da BCSM a favore dello Stato, degli Enti Pubblici e delle Aziende Autonome sono stabiliti in separati accordi triennali tra BCSM e Il Congresso di Stato per il tramite del Segretario di Stato per le Finanze ed il Bilancio;

l’individuazione dei contributi, in aggiunta ai proventi attesi dall’attività finanziaria svolta, dovrà prevedere la totale copertura di tutti gli oneri, diretti ed indiretti, sostenuti da BCSM nell’espletamento delle sue funzioni istituzionali e dovrà risultare da un rendiconto annuale che BCSM è tenuta a presentare al Segretario di Stato per le Finanze e il Bilancio e ai soggetti vigilati.

Per completezza di esposizione va rammentato che ai punti sopraindicati di integrazione/modifica dello statuto dovranno aggiungersi gli ulteriori punti precedentemente descritti nella parte relativa alla revisione della struttura della BCSM:

Trasferimento Di partimenti Esattoria e Tesoreria;
Inclusione di AIF;
Istituzione di una nuova Unità dedicata alla gestione delle crisi;
Istituzione di una nuova Area/Dipartimento “Area analisi macroeconomica e delle statistiche finanziarie”;
L’inclusione fra le finalità istituzionali dello “sviluppo” comporta l’inserimento nello statuto di forme di compartecipazione attiva con gli altri organi competenti dello Stato nell’individuazione di indirizzi e progetti di riforma per lo sviluppo e la competitività del sistema bancario, assicurativo e finanziario sammarinese e per lo sviluppo economico della Repubblica di San Marino.

Ad ulteriore chiarimento, nella parte relativa alla revisione della struttura, la ridefinizlone e potenziamento delle funzioni di BCSM, ad esempio, inserendo tra le funzioni di vigilanza e tutela degli investitori, la funzione di prevenzione o gestione della crisi degli intermediari autorizzati, da esercitare con gli strumenti previsti dalla normativa di volta in volta in vigore, ha l’obiettivo di assicurare la tutela dei risparmiatori e, ove possibile, la continuità dei servizi essenziali dell’azienda bancaria. Con simile obiettivo vi è anche l’inserimento della funzione di promozione e tutela della stabilità del sistema bancario, finanziario e assicurativo anche attraverso il monitoraggio e la gestione della liquidità di sistema nonché, tra le funzioni di consulenza, l’individuazione di indirizzi e strategie per lo sviluppo economico della Repubblica di San Marino nonché per lo sviluppo e la competitività del sistema bancario, finanziario e assicurativo sammarinese.

2. La riduzione degli oneri convenzionali di almeno il 20%

La riduzione degli oneri convenzionali di almeno il 20% prevista dall’articolo 70 comma 2 della Legge 147/2017, si ripercuote inevitabilmente sulla struttura organlzzativa interna in termini di ridimensionamento e razionalizzazione. La norma trova piena rispondenza nel progetto di riorganizzazione delineato sinteticamente con questo riferimento. Si conferma pertanto che l’ipotesi indicata, oltre alla riduzione dei costi della struttura e al raggiungimento dell’equilibrio finanziario, conduce BCSM alla riduzione di almeno il 20% rispetto all’ultimo accordo sottoscritto, degli oneri convenzionali di cui all’articolo 22, comma 3, della Legge 29 giugno 2005 n.96 e successive modifiche per la remunerazione dei servizi prestati da Banca Centrale a tutto il Settore Pubblico Allargato.

Comma 5. Riferimento del Segretario di Stato per le Finanze in merito al Piano di Stabilità Nazionale e successivo dibattito.
Simone Celli, Sds Finanze
La crisi economica mondiale del 2008 ha investito pesantemente anche la Repubblica di San Marino, provocando conseguenze negative principalmente sull’apparato produttivo e sul sistema bancario. I due sistemi sono strettamente connessi ed è una connessione tale che l’esistenza di uno determina la sopravvivenza e lo sviluppo dell’altro. Affinché le imprese possano creare valore aggiunto nell’economia, infatti, è necessario che il sistema bancario sia nelle condizioni di svolgere al meglio la propria attività: il sistema produttivo crea sviluppo se viene supportato da un sistema bancario robusto ed efficiente, in grado di fornire linfa vitale e concretezza ai possibili piani di sviluppo.
Il Pil di San Marino dall’ultimo trimestre del 2008 ha subito una drastica contrazione; è di circa il 26% il saldo negativo registrato nel decennio 2006 – 2016, di quasi il 30% se misurato dal 2008/2009. Ancora non si evince una marcata inversione di tendenza del ciclo economico, pur essendo in presenza nell’ultimo biennio di un trend moderatamente positivo (2016: +2%, 2017: +1,5%).
La crisi a San Marino è stata decisamente più severa e intensa rispetto a quella subita da altri Stati; è un dato però che non deve scoraggiare, ma deve solo condurre ad una profonda riflessione che abbia come punto di partenza irrinunciabile la prosecuzione del percorso di radicale trasformazione del modello economico sammarinese compiuto in questi anni, ricercando al contempo le soluzioni per creare nuove ed ulteriori condizioni di competitività affinché il nostro Paese possa attirare investimenti e progetti imprenditoriali di qualità e di livello internazionale e sviluppare quelli già esistenti in territorio.
I dati sostanzialmente certificano che il deficit di riforme strutturali e di innovazione non ha permesso al nostro sistema economico e finanziario di affrontare la sfida della crisi globale. La doverosa ed opportuna decisione di uniformarsi alle regole internazionali in ambito fiscale e finanziario non è stata accompagnata dall’altrettanto necessaria definizione di una visione strategica d’insieme che potesse proiettare la Repubblica di San Marino verso la costruzione di un sistema economico, legale, trasparente, competitivo, sostenibile ed internazionale. Altro elemento che deve fare riflettere è la sostanziale chiusura del sistema economico produttivo sammarinese, in molti casi limitato entro i confini nazionali e per la maggior parte allineato al tessuto imprenditoriale italiano, con una mancanza di apertura internazionale in termini di export ed attrazione degli investimenti, restando nel bene e nel male un’economia al traino di quella italiana. Un ulteriore elemento che deve essere approfondito ed affrontato adeguatamente è la capacità di crescita e stimolo del consumo all’interno del Paese. Il bacino sammarinese del commercio non è – per questioni numeriche – in grado di reggersi solo sui propri consumatori interni, e deve quindi poter attirare la capacità di spesa di soggetti provenienti dall’esterno in modo tale da consentire un aumento della redditività del sistema! con il conseguente incremento del gettito fiscale. In quest’ottica bisogna aumentare la capacità di attrazione degli investimenti di natura commerciale come quello del “polo della moda” in quanto, non solo offrirà posti di lavoro in territorio, ma condurrà a San Marino consumatori/clienti ed investitori esteri; tutto ciò contribuirà alla creazione di ricchezza che, come prima sottolineato, avrà la conseguenza di aumentare le entrate tributarie. È dunque una priorità del Governo l’elaborazione di un piano coordinato di interventi che ha come scopo primario l’affermazione di una economia ben diversificata ed aperta a livello internazionale, con una particolare attenzione alla riscoperta della vocazione turistica e commerciale, nonché alla creazione di un’evoluta piattaforma di servizi bancari!, finanziari e assicurativi, ben regolata e altamente specializzata, che ponga i soggetti vigilati nelle condizioni di supportare a lungo termine il resto dell’economia e che sia capace di interfacciarsi in termini concorrenziali con interlocutori europei e non europei. Il potenziamento della capacità di attrazione di capitali, ed ovviamente di progetti imprenditoriali esteri, va perseguito attraverso il mantenimento di un adeguato livello di efficienza fiscale, la definizione di strategie di sviluppo per il prossimo quinquennio! l’ampliamento delle relazioni con altri Stati ed in particolare con le economie in via di sviluppo e con l’Unione Europea. L’incentivazione della libertà nei movimenti di capitali, il rafforzamento degli accordi bilaterali per la promozione e la protezione degli investimenti, nonché l’implementazione dei servizi e l’accrescimento delle competenze finanziarie sono elementi necessari a far diventare il sistema economico e finanziario interlocutore di idee, progetti e risorse, che vanno sviluppate nell’interesse di tutta la comunità sammarinese. Occorre muoversi attivamente al fine di elevare il potenziale di crescita nazionale e la reputazione del sistema all’interno del contesto internazionale per poter competere nel mercato unico europeo tenendo conto delle dimensioni e delle peculiarità stesse di San Marino. In tale ottica va valorizzato il posizionamento geografico strategico nell’area Mediterranea e nel contesto internazionale. Oggi, per San Marino la vera sfida risiede nell’individuare specifici drivers di crescita all’interno di un modello di sviluppo più sostenibile, più sano e più equilibrato, collocato all’interno di in uno scenario internazionale profondamente mutato da alcuni anni a questa parte. Infine, non va trascurata l’assoluta imprescindibilità di assicurare la complessiva tenuta del quadro generale della finanza pubblica. Infatti, alla luce dell’inevitabile aumento del debito pubblico a causa dei costi di ricapitalizzazione delle banche, occorre continuare a gestire il bilancio pubblico con i criteri del rigore, della prudenza e dell’equilibrio. Gli aggiustamenti fiscali di carattere straordinario previsti per l’esercizio finanziario 2018 consentono di raggiungere un risultato di bilancio quasi in pareggio, con il conseguente positivo decremento nel medio termine del rapporto debito-prodotto interno lordo. Tuttavia, la guardia non va abbassata ed il Piano di Stabilità Nazionale indicherà alcuni interventi di carattere strutturale orientati a garantire che i conti pubblici possano avere un equilibrio di lungo periodo ed una sostenibilità di massima in caso di ricorso a qualsiasi forma di finanziamento estero.

1. La strategia per il settore finanziario
Il Governo sta seguendo la direttrice che identifica nel settore bancario l’insostituibile supporto allo sviluppo produttivo sia del sistema finanziario sammarinese che, in generale, di quello produttivo. Una leva di sistema, non fine a se stessa, non limitata alla definizione superata di piazza finanziaria, ma centrale pilastro per la crescita economica sana ed equilibrata della nostra economia. Si evidenzia che le istituzioni bancarie sammarinesi, in prevalenza, fino ad oggi hanno operato seguendo schemi piuttosto tradizionali. Ciò nonostante, gli intermediari finanziari stanno manifestando diverse sofferenze, come accaduto in molte altre economie, legate alla prestazione di garanzie collegate ai beni immobili che hanno inciso sulla loro disponibilità ad erogare credito ed hanno avuto, ovviamente, un impatto sui loro coefficienti patrimoniali. Nella fase in cui la crescita economica è stata in grado di sostenere il valore di mercato dei beni immobili posti a garanzia, le banche hanno concesso prestiti; successivamente, a crisi economica inoltrata, l’eccessiva offerta ha fatto sì che il mercato stabilizzasse l’equilibrio economico sancito dall’intersezione delle funzioni della domanda e dell’offerta, con una riduzione sensibile del valore dei beni immobili che ha pesato sulle banche ed i loro bilanci. Preme qui evidenziare che la diminuzione del valore degli immobili non incide solo sulle performance indicate nei bilanci degli istituti bancari, ma anche su quelli delle aziende, ed in particolare su quelli delle famiglie, tenuto conto che la stragrande maggioranza degli immobili è proprio detenuta dalle famiglie e che gli stessi immobili spesso sono stati oggetto di garanzia nei confronti delle banche. La complessiva perdita di fiducia è un altro aspetto molto rilevante, in quanto la fiducia è il requisito indispensabile per permettere la crescita, la solidità e la liquidità della banca, basandosi proprio sulla fiducia il rapporto fra i clienti e azienda. Le banche sammarinesi, dallo scudo fiscale sino ai nostri giorni, hanno visto ridursi questo grado di fiducia nei loro confronti. Ciò ha pesato sui margini di redditività derivanti dall’esercizio dell’attività bancaria, ha generato il processo di concentrazione degli istituti portato avanti negli ultimi anni e di conseguenza la loro ridotta profittabilità si è ripercossa sensibilmente anche sul gettito erariale. Le contromisure su cui il Governo, in sinergia con la Banca Centrale, si sta impegnando per stabilizzare la situazione del sistema bancario sammarinese, non possono che prendere spunto da una riflessione seria ed approfondita sull’attivo e sul passivo dei bilanci delle banche.

Dal lato del passivo del bilancio, le banche stanno affrontando problemi legati alla liquidità, ai debiti ed al patrimonio netto:

• i depositi sono in costante riduzione da ormai nove anni a causa di provvedimenti adottati da amministrazioni estere, della progressiva eliminazione del segreto bancario, senza dimenticare le vicende giudiziarie che nell’ultimo decennio hanno colpito alcune istituzioni bancarie e i loro management, nonché gli innumerevoli attacchi mediatici che si susseguono period ica mente;

• le banche, a causa delle incertezze dovute alle nuove regolamentazioni, hanno assistito ad una crisi di fiducia che ne ha ridotto la possibilità di indebitamento a vista ed a più lungo termine, internamente ed esternamente, per cui hanno dovuto operare con minori risorse;

• il risultato finale della perdita di denaro e delle svalutazioni è stato l’assottigliamento dei mezzi propri, che a sua volta ha avuto ripercussioni sul rispetto dei requisiti patrimoniali previsti dalle normative vigenti.

Dal lato dell’attivo dei bilanci le banche:

  • hanno assistito a un aumento delle sofferenze determinate dall’incrementata quantità degli incagli e delle probabilità di default delle controparti dovuta al deterioramento delle posizioni a seguito della crisi economica;

  • hanno assistito ad una svalutazione dei portafogli titoli dovuta alla crisi dei mercati finanziari ed a una riduzione del loro ammontare a seguito dello scudo fiscale e della voluntary disclosure italiane;

  • hanno visto ridursi i valori dei propri beni immobili e hanno dovuto affrontare il problema della svalutazione delle garanzie.

In tale contesto, la Banca Centrale della Repubblica di San Marino, supportata da advisor internazionali di primaria importanza, sta ultimando il processo di asset quality review. AI termine di questo esercizio sarà disponibile una fotografia precisa e dettagliata della situazione generale del settore bancario e finanziario sammarinese e in particolare sarà stabilito quale è l’effettivo gap di capitale all’interno degli istituti di credito del nostro Paese.

Il sistema bancario e finanziario sammarinese è caratterizzato dalla coesistenza di due distinti sottoinsiemi che richiedono strategie autonome:

1. Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A., di proprietà pubblica;

2. Le altre banche del sistema (complessivamente 4 istituti);

Da una prima analisi svolta dai nuovi vertici della Banca Centrale emerge chiaramente come il peso della crisi del sistema bancario sia prevalentemente concentrato sul primo sottoinsieme, cioè su Cassa di Risparmio, che attualmente rappresenta il 30% circa dell’intero comparto.

La dimensione del problema che si incentra su Cassa di Risparmio è significativo sia per la banca stessa, che per il Paese e non è sanabile senza un consistente intervento pubblico che dovrà essere accompagnato da una inevitabile robusta ristrutturazione interna.

Il secondo sottoinsieme, cioè le restanti quattro banche rappresentative del 70% del sistema bancario, presenta una condizione di debolezza che tuttavia può essere affrontata con gli strumenti tradizionali di gestione delle crisi bancarie.

In base al quadro sopra delineato si ritiene che la situazione di Cassa di Risparmio vada tenuta separata da quella delle altre banche al fine di evitare un ulteriore decadimento dell’intero comparto. È preferibile infatti evitare l’indebolimento complessivo delle banche di proprietà privata, mantenendo la concentrazione della crisi, ave possibile, sulla Cassa di Risparmio.

Va predisposta una strategia unitaria per il risanamento ed il consolidamento del sistema bancario che contempli l’individuazione tempestiva di soluzioni adeguate, da un lato, per Cassa di Risparmio e, dall’altro, per i restanti istituti di credito.

L’ammontare rilevante di attività infruttifere della Cassa di Risparmio va sostituito al più presto con attività redditizie nella misura massima sopportabile dallo Stato per riportare la situazione patrimoniale in equilibrio. Per realizzare tale sostituzione sono inevitabili e necessarie forme di indebitamento pubblico a titolo oneroso, che verranno destinate a Cassa di Risparmio sotto forma di conferimento di mezzi liquidi a patrimonio o di sostituzione delle attività iscritte nel bilancio 2016 per consentire la distribuzione temporale delle svalutazioni dei crediti. Il mix tra conferimento effettivo di risorse liquide e sostituzione di attivi non redditizi con attivi performanti dipende dalla soglia di liquidità e di redditività necessarie all’autosostentamento della Cassa di Risparmio a regime.

L’inevitabile ulteriore ricapitalizzazione di Cassa di Risparmio consentirà l’effettivo rilancio dell’azione dell’istituto unitamente all’adozione ed alla implementazione di un piano industriale serio e credibile.

Questa imponente iniziativa, che si dovrà concretizzare in tempi particolarmente brevi, trasformerà un possibile altissimo costo (quale è stato sino ad ora l’intervento dello Stato in Cassa di Risparmio) in un investimento ad alto potenziale reddituale per lo Stato. Il rilancio di Cassa di Risparmio, infatti, rappresenta un passaggio fondamentale per il Governo e in tal senso la prospettiva di produrre indebitamento dello Stato nel breve periodo va intesa come un investimento che nel presente porta a privarsi di alcune risorse per averne di più nel futuro.

In questo senso però non andranno ripetuti gli errori del passato: è indispensabile infatti che la ricapitalizzazione di Cassa di Risparmio sia accompagnata da un serio piano di rilancio dell’istituto affinché la banca possa ritornare profittevole e da questa operazione lo Stato possa trarne un profitto nel lungo periodo, senza generare, come avvenuto purtroppo in passato, ulteriori perdite patrimoniali.

Per il resto del sistema bancario verrà individuata una strategia unitaria di stabilità e di consolidamento facendo ricorso agli strumenti di intervento ordinari.

Si condivide la creazione di una società di gestione dei crediti non performanti, sia che essa derivi dalla scissione della Cassa di Risparmio o che prenda corpo da altre iniziative di carattere esclusivamente privato, come uno strumento alternativo cui le banche, ivi inclusa Cassa di Risparmio, potranno aderire su basa volontaria (infatti gli istituti che hanno adeguate capacità di liquidità e di capitale potranno valutare e decidere se gestire in autonomia gli Npls mediante un piano a medio-lungo termine) per rendere più efficiente e competitiva la gestione ed il recupero dei crediti non performanti.

La strategia delle banche di proprietà privata seguirà un percorso stabilito:

a) Dopo aver approvato il bilancio 2017 e conclusa l’AQR (giugno 2018), la Banca Centrale richiederà ad ogni singola banca un attendibile “Piano Generale di sostenibilità” che incorpori un “Piano di risoluzione degli Npls” (con l’obiettivo di ridurre gli Npls e aumentare il coverage alla luce delle risultanze dell’AQR), un “Piano di risanamento” (con l’obiettivo di simulare la capacità di reazione alle situazioni di crisi) ed un “Piano industriale” (con l’obiettivo di individuare nuovi e innovativi percorsi di crescita);

b) La valutazione dei piani generali di sostenibilità delle singole banche sarà effettuata con criteri rigorosi e prudenziali non disponendo la Banca Centrale di incisivi strumenti di intervento quali linee di liquidità di emergenza o fondi di risoluzione delle crisi;

c) Sulla base degli esiti della valutazione del Piano generale di sostenibilità dei singoli soggetti vigilati, la Banca Centrale adotterà i provvedimenti e le misure ritenuti opportuni, volti a mantenere la stabilità del sistema ed a tutelare risparmiatori e depositanti.

Oltre alla strategia legata alla contingenza ed all’esigenza di consolidare nel breve periodo il comparto bancario e finanziario sammarinese, non deve essere trascurata la necessità di individuare i nuovi pilastri su cui impostare il rilancio dei servizi bancari e finanziari ed assicurativi a San Marino.

In tale ottica si ripropongono alcune linee guida che erano state sottoposte all’attenzione del Consiglio Grande e Generale nel corso della sessione del mese di giugno scorso.

La Repubblica di San Marino, infatti, può e deve ambire a competere con i più moderni ed innovativi centri finanziari del mondo, alcuni dei quali hanno già cominciato da tempo a promuovere il proprio modello di sviluppo verso, da un lato, una maggiore coerenza con le regole di trasparenza e di vigilanza internazionali, dall’altro, verso un meccanismo nel contempo agile e diversificato, basato sull’efficienza, l’innovazione e una serie di vantaggi fiscali e commerciali e espandendo il novero dei propri partner economici a nuovi Paesi in crescita e, in particolare, aprendosi a nuovi mercati, in Asia e in Africa.

Queste sono alcune aree di intervento, oltre alla ristrutturazione del sistema finanziario che si è precedentemente delineata, che si sono identificate per il potenziale sviluppo di nuove leve di crescita per San Marino. Un elemento comune che deve caratterizzare tutte queste proposte è la ricerca di nuovi partner bilaterali internazionali, su mercati emergenti e non, riconfermando la valenza nevralgica del rapporto con la vicina Italia e più in generale con l’Unione Europea, che auspicabilmente dovrà condurre alla sottoscrizione del memorandum of understanding tra Banca Centrale e Banca d’Italia e alla stipula dell’accordo di associazione con l’Unione Europea.

La presenza di vantaggi fiscali, in termini di deducibilità, livello delle aliquote, esenzioni, nei centri finanziari rimane la leva principale di attrattiva. Questo è oggi particolarmente vero per individui ed imprese piuttosto che per le istituzioni bancarie. Per gli individui, la possibilità di abbattere l’imposta di successione e sui patrimoni ha condotto ad una rapida espansione dell’attività di gestione di fondi, tramite l’uso di veicoli di investimento come fiduciarie e società private. Per le aziende industriali e commerciali l’utilizzo di centri finanziari avanzati ha permesso di ridurre il peso della fiscalità sul bilancio conteggiando i profitti in centri finanziari con un trattamento fiscale vantaggioso. Nel caso di San Marino, si tratta di mantenere una fiscalità agevolata e favorevole, per esempio per quel che riguarda la tassazione delle plusvalenze e il regime di successione, ispirandosi ai modelli delle Channel Islands inglesi, Irlanda, Malta, centri che hanno attirato di recente una notevole quantità di fondi.

La presenza di un quadro legislativo e normativo favorevole allo svolgimento degli affari, trasparente ed efficiente, è una condizione fondamentale per la promozione di un nuovo modello di sviluppo per la Repubblica di San Marino. La difficoltà di fare affari e di essere sostanzialmente un ambiente non “easy of doing business” è infatti ormai riconosciuta universalmente come un grave disincentivo agli investimenti esteri e alla crescita; un quadro legislativo e normativo favorevole è uno dei principali atout dei centri finanziari di successo. Occorre inoltre preparare le basi normative e legislative per lo sviluppo della banca-assicurazione nel Paese. La facilitazione nell’acquisizione della residenza di società e individui, e della cittadinanza è un elemento da esaminare, alla luce altresì degli esempi di altri centri finanziari internazionali, come fattore di attrattività nell’operare presso San Marino. In particolare, occorre esplorare programmi rivolti ad imprenditori selezionati, a progetti ad alto valore aggiunto e a redditi superiori a una soglia minima, pronti ad installarsi presso il nostro Paese con nuovi progetti di crescita, ai quali offrire un fast track nella residenza/cittadinanza ed incentivi fiscali rilevanti. Questo programma deve essere rivolto non solo ad individui, ma anche ad aziende internazionali, con benefici fiscali mirati. Molte compagnie assicurative, ma soprattutto di riassicurazione, hanno stabilito la propria sede in centri finanziari, per il trattamento di rischi di natura globale, ovvero che non emergono sul suolo nazionale della società madre. I motivi che spingono alla scelta di centri finanziari (prevalentemente oggi nel mondo, le Bermuda, altre isole Caraibiche, le Channel Islands inglesi e il Lussemburgo) per la riassicurazione sono numerosi, ma ricadono in alcune grandi categorie:

  1. 1) un sistema di regolamentazione e controllo favorevoli e più leggeri;

  2. 2) criteri di solvibilità e contabili favorevoli;

  3. 3) agevolazioni fiscali;

  4. 4) flessibilità negli investimenti, che generalmente non sottostanno alle

numerose restrizioni per categoria e classe di attivi;

  1. 5) una valutazione più favorevole delle riserve;

  2. 6) regole favorevoli di certificazione attuariale.

Ovviamente questi fattori permettono alle società di assicurazione/riassicurazione di offrire servizi in termini più competitivi alla clientela globale . Nel caso di San Marino, la creazione di un “hub” per la riassicurazione, rivolto anche a nuovi mercati, beneficerebbe peraltro del basso livello di concorrenza/efficienza dell’industria assicurativa europea/italiana. Assieme allo sviluppo della riassicurazione e dell’assicurazione, si potrebbe inoltre favorire l’implementazione, a termine, della gestione del risparmio da parte dell’industria assicurativa, con la creazione di una piattaforma multi-brand e multilinea, nonché lo sviluppo dell’assicurazione diretta. Si sta sviluppando sempre di più un’industria, nei centri finanziari, rivolta agli investitori multinazionali che desiderano investire in paesi emergenti, e il cui obiettivo è di ridurre il carico fiscale e proteggere le quote di investimento nel caso di investimenti diretti all’estero in tali paesi attraverso l’applicazione di accordi bilaterali. Questo tipo di accordi si caratterizzano come DTAA (Double Taxation Avoidance Agreements), ovvero accordi il cui obiettivo è limitare la doppia tassazione degli investimenti all’estero e IPPA (Investment Promotion and Protection Agreements), accordi per la promozione e la protezione degli investimenti. Un IPPA è un accordo bilaterale fra Paesi, firmato nella giurisdizione del centro finanziario, che garantisce la promozione e la protezione degli interessi dell’investitore estero nel paese in cui va a investire. Le garanzie offerte includono: protezione “fair and equitable” di investimenti e rendimenti degli investimenti stessi; la garanzia di libertà di trasferimento dei proventi relativi agli investimenti; la garanzia contro la nazionalizzazione o l’esproprio; e lo status di Most Favored Nation rispetto al trattamento degli investimenti nonché la compensazione per ogni perdita in caso di guerra, conflitto armato, rivoluzione, etc.. ; e infine un servizio di risoluzione delle dispute internazionali fra i contraenti (investitori esteri e Paesi interessati). Il centro finanziario diventa quindi il punto di passaggio e la sede giuridica delle attività di investimento e emette gli IPPA a copertura e protezione degli investimenti, firmando accordi bilaterali con i Paesi di destinazione degli investimenti. La Repubblica di San Marino potrebbe identificare dei potenziali obiettivi di accordi bilaterali, soprattutto con paesi emergenti ad alto tasso di crescita, e sviluppare un expertise in tal senso, a supporto dei propri residenti/cittadini o aziende che si collochino sul territorio. Altra opportunità è rappresentata dall’espansione e dal posizionamento nel campo dei servizi digitali e della possibilità di acquisti on line, sviluppando piattaforme innovative è senza dubbio una strada percorribile da una economia piccola, ma flessibile e disposta ad investire nell’innovazione. Un serio investimento nelle infrastrutture necessarie a questo settore potrebbe quindi essere preso in considerazione, per esempio per la transizione alla fibra ottica e ai sistemi di banda larga. Un altro settore che ha visto una grande dinamica evolutiva in anni recenti è quello delle transazioni elettroniche e lo sviluppo di mezzi di pagamento elettronici. Su Internet ormai si scambiano varie nuove forme di contante elettronico, cibernetico o digitale, che permettono di alimentare il commercio elettronico. Questa infatti sta diventando una delle attività più frequenti sul web, e gli acquisti effettuati attraverso questo sistema prevedono un pagamento elettronico, cioè un pagamento virtuale senza passaggio fisico di denaro. Si propone di indagare sulle potenzialità di questo nuovo settore.

Altri ambiti in cui vanno implementati supporto sono:

Family offices; Private banking; Trust funds; Fintech;

Green finance.

2. Il reperimento di risorse finanziarie necessari strumenti normativi

In merito alle modalità con cui si intende reperire le risorse necessarie per portare a compimento il processo di ristrutturazione del settore bancario e, in termini più ampi, la riorganizzazione dell’intero Paese, va esposto quanto segue. Il governo sta valutando una serie di opzioni. Il suggerimento degli esperti del Fondo Monetario Internazionale teso a perseguire una diversificazione nelle forme di finanziamento esterno, è assolutamente condivisibile ed il Governo, seppure con prudenza, intende muoversi in questa direzione, prendendo in esame più ipotesi che vanno dal sostegno di organizzazioni internazionali all’esplorazione di eventuali molteplici prestiti bilaterali da parte di entità sovrane o di primarie istituzioni bancarie internazionali.

II ricorso ad un programma di assistenza tecnica e finanziaria del FMI, attualmente, rappresenta un’importante e significativa ipotesi di lavoro che in queste settimane sarà oggetto di specifico approfondimento a livello politico e sociale. Su una simile prospettiva occorre ricercare il più ampio coinvolgimento possibile delle forze politiche, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali. Scelte assunte unilaterlmente sarebbero incomprensibili e difficilmente digeribili per l’intera comunità sammarinese. Senza alcun dubbio la collaborazione con il FMI va irrobustita, l’ausilio tecnico offerto dai suoi esperti può rappresentare un notevole valore aggiunto per la Repubblica di San Marino, soprattutto in un’ottica di accreditamento internazionale del processo riformatore che il Governo sta mettendo in campo dal giorno del suo insediamento. Con la cabina di regia del FMI, inoltre, potrebbe configurarsi la possibilità che sia un pool di organizzazioni internazionali a supportare le esigenze finanziarie del nostro Paese. Mi riferisco, a titolo meramente esemplificativo, a B.E.I., I.F.C. ed E.B.R.D. rispetto alle quali sono state attivate le relative procedure di adesione.

Inoltre, sempre con la “copertura” del Fondo Monetario Internazionale, potrebbero rivelarsi praticabili soluzioni di sostegno-ponte da parte di massime istituzioni bancarie internazionali, disponibili a scommettere sul processo di risana mento e di rilancio della Repubblica di San Marino.

Il finanziamento esterno, comunque, andrà inserito in un quadro generale della finanza pubblica fondato sul principio della sostenibilità del debito.

Ciò significa che in termini politici ed economici si deve agire nella direzione di: garantire un risultato positivo dell’avanzo primario, cioè la differenza fra entrate e spese pubbliche al netto del costo del debito pubblico;
mantenere il pagamento degli interessi ad un livello realistico; assicurare la capacità dello Stato di pagare le obbligazioni in scadenza, riducendo notevolmente il rischio di rinnovo della posizione; rendere il debito pubblico sostenibile anche in caso di choc negativi.

3. Il consolidamento fiscale

Il Governo ritiene fondamentale il perseguimento dell’obiettivo dell’equilibrio di bilancio al fine di assicurare il necessario livello di stabilità al quadro generale della finanza pubblica, mettendolo al riparo da eventuali choc futuri. Perciò la realizzazionedi riforme strutturali diventa imprescindibile e già a partire dall’esercizio 2018 dovranno essere portate a compimento.

La revisione della spesa pubblica persegue l’obiettivo di garantire un surplus di bilancio in grado di assicurare maggiori risorse per sostenere la crescita, consentire investimenti anche attraverso un attento esame della spesa in termini qualitativi e quantitativi. Tale surplus produrrà la ricostituzione di adeguate riserve pubbliche, e aiuterà quindi a sostenere la stabilità finanziaria. Nei settori dell’istruzione e della salute, la revisione della spesa avrà invece il solo scopo di ridurre gli sprechi senza intaccare gli attuali eccellenti livelli di servizio. Con la Legge n. 94/2017 il Governo si è impegnato a ridurre la spesa corrente del 2,5% nel 2018, del 3,5% nel 2019 e del 4% nel 2020; di conseguenza, l’obiettivo è di raggiungere la riduzione di circa il 10% della spesa corrente nei prossimi 3 anni. In tale ottica è stato istituito un team interdipartimentale che ha il compito di identificare le strade percorribili per compiere tali interventi, stimarne l’impatto e le tempistiche. Una parte di tale lavoro è già stata compiuta: la spesa pubblica per il bilancio del 2018 è già stata ridotta dello 0,8%, confermando l’obiettivo di una riduzione del 2,5% nel corso dell’anno. In prospettiva futura andranno identificati gli interventi per un’ulteriore riduzione della spesa dell’l,7% al fine di raggiungere l’obiettivo del 2,5% nel corso del 2018.

È altresì in corso la riforma del sistema pensionistico, l’obiettivo è quello di renderlo sostenibile nel lungo periodo, ridurre l’intervento statale, dare efficacia al multi-pilastro in modo tale da renderlo più adeguato in termini di prestazioni, anchenella ripartizione tra lavoratori attivi e pensionati. L’impatto previsto è in termini di maggiore flessibilità nell’accesso alle prestazioni e maggiore adeguatezza del sistema, di definitiva strutturazione di un modello previdenziale multi-pilastro e di razionalizzazione degli assetti di governance esistenti. Di estrema importanza è il superamento delle iniquità proprie dell’attuale sistema, attraverso l’introduzione di incentivi per i giovani e per le alte professionalità, e allo stesso tempo la messa in sicurezza in termini di sostenibilità del sistema previdenziale nel medio periodo; ciò consentirà di poter ridurre l’intervento annuale dello Stato per il finanziamento dei fondi pensionistici. Ad oggi è stato consegnato il documento finale della Commissione Tecnica contenente le linee generali della riforma e delle relative relazioni giuridico/attuariali di accompagnamento, è stato altresì presentato dalla competente Segreteria di Stato il & bilancio tecnico attuariale aggiornato all’autunno 2017 con allegata l’analisi di impatto delle principali ipotesi di riforma. In base a tali elementi ha avuto inizio la fase della concertazione con le parti sociali e politiche e con altri stakeholders.

L’introduzione dell’IVA è un passo necessario per allineare San Marino agli standard internazionali ed aumentare la competitività di sistema, facilitando le imprese impegnate in operazioni di importazione ed esportazione. L’obiettivo è quello di introdurre un sistema d’imposizione, che sia capace di fare tesoro delle considerazioni della stessa Commissione europea, e tener conto nello stesso tempo dello specifico assetto del sistema economico e produttivo della Repubblica di San Marino. Si è inteso partire dalle considerazioni contenute nella Comunicazione 148 della Commissione Europea dell’Aprile 2016 dedicata al piano d’azione sull’IVA, per poi valutare gli effetti del passaggio da una monofase ad una plurifase su un mercato interno come il nostro, caratterizzato dalla presenza di operatori nei diversi settori, ma che ha da sempre vocazione per il commercio, il settore turistico ed alberghiero e che è composto per la maggior parte da piccole e medie imprese. Il passaggio all’IVA non deve comportare una contrazione del consumo compromettendo la redditività dei soggetti, ed avendo poi effetti negativi sulla crescita complessiva nei settori considerati di fondamentale importanza per il Paese; per fare ciò riteniamo di dover applicare una imposta snella e semplificatrice. Si stanno valutando diversi elementi di innovazione che la norma sammarinese potrebbe contenere al fine di “tutelare” l’economia del Paese, date le piccole dimensioni del mercato, ed assicurare nello stesso tempo un gettito apprezzabile:

– l’applicazione di aliquote ponte o incentivanti per alcuni settori strategici;

– l’implementazione dell’informatizzazione, con l’introduzione altresì della fatturazione elettronica;

– il rapporto fisco – contribuente sempre più informatizzato altresì con l’elaborazione di dichiarazioni iva precompilate;

– l’ipotesi di una aliquota diversificata tra importazioni e scambi interni.

Proprio in funzione di tutto ciò ad oggi si sta ultimando l’elaborazione di modelli statistici per valutare l’effetto in termini di 1) gettito per lo Stato, 2) effetti sul consumo ~ e 3) conseguenze sulla marginalità degli operatori economici.

Oltre ad una riforma delle sistema delle imposte indirette, il Governo sta proseguendo nella ristrutturazione del sistema delle imposte dirette al fine di consentire l’efficientamento del sistema degli incentivi fiscali e rafforzare il sistema di accertamento tributario. È stato evidenziato che l’elevato numero di incentivi fiscali introdotti negli ultimi anni li rende complicati e di difficile applicazione anche per coloro che ne beneficerebbero maggiormente, una loro ritrovata sistematicità consentirebbe di renderli più efficaci per gli operatori e meno dispendiosi per le casse dello Stato. Inoltre, gli accertamenti fiscali devono essere migliorati al fine di garantire maggiore equità ed efficacia alla tassazione. La lotta ai fenomeni di elusione ed evasione fiscale rappresenta una delle priorità nell’azione del Governo ed è perciò in fase di studio l’introduzione di un nucleo di Polizia Tributaria, così come si stanno valutando ulteriori strumenti per favorire l’allargamento della base imponibile. Tutto ciò potrebbe consentire il raggiungimento di un insieme chiaro e razionale di incentivi fiscali che condurrà all’aumento dell’attrazione e la trasparenza verso gli attori economici a cui sono dedicati, mentre un controllo fiscale efficace aumenterà le entrate fiscali e assicurerà maggiore giustizia sociale.

Sul tema della Riforma della Pubblica Amministrazione va sottolineato che la Legge n. 188/2011 ha già introdotto una serie di misure graduali atte a revisionare e semplificare la struttura della PA, in modo tale da garantire i principi di efficacia, efficienza ed economicità dei servizi pubblici. In tale ottica assume rilevanza strategica la proposta di istituire un Dipartimento del Tesoro, che possa far rientrare nell’orbita dell’amministrazione pubblica la gestione della Tesoreria e che consenta di gestire con competenza e professionalità le dinamiche evolutive del bilancio dello Stato.

Si intende procedere, infine, con il miglioramento della produzione e della elaborazione dei dati statistici. La Repubblica di San Marino sta già migliorando le sue capacità statistiche e di previsione, aumentando le dotazioni umane, e non solo, dell’ufficio statistica. In linea con le precedenti raccomandazioni dell’FMI, è stata avviata la creazione della bilancia dei pagamenti, grazie ad un lavoro di squadra tra BCSM, Segreteria Finanze, Segreteria Esteri e Ufficio statistica

4 Le politiche di sviluppo

“Fare impresa a San Marino è facile”: è questo il motto cui dovranno ispirarsi le politiche economiche per rendere il sistema sammarinese confortevole e dinamico per le aziende locali ed estere che intendono operare sul nostro territorio. Di seguito verranno esaminate le principali aree di intervento su cui si è sviluppata l’azione del Governo in questo primo anno di legislatura e su cui si concentrerà l’attività del legislatore nel 2018 e negli anni successivi.

La riduzione della burocrazia attraverso la semplificazione delle procedure amministrative ed il contenimento del numero degli obblighi è uno dei fattori chiave per attrarre imprese in tutti i settori e per consentirne un adeguato sviluppo. In questa logica si colloca sia la liberalizzazione di determinati settori economici (es. revisione delle licenze/autorizzazioni necessarie per avviare o modificare lo scopo di un’attività economica), che la cancellazione/riduzione delle limitazioni imposte agli investitori stranieri per determinate attività economiche; altro fattore importante è la concessione di permessi meno stringenti per ristrutturazioni di edifici a scopo commerciale.

La creazione di un punto di riferimento unico all’interno della PA per gli imprenditori e gli investitori con l’istituzione dello sportello unico contribuirà notevolmente a rendere il sistema business friendly; mirano al raggiungimento del medesimo obiettivo la digitalizzazione della PA, la semplificazione del regime fiscale per le aziende, l’elaborazione di normative specifiche sull’innovazione e di incentivo per il reinvestimento degli utili, ed infine, la riforma dei registri navale, aeronautico, dei brevetti. Non va tralasciata la necessità di miglioramento della raccolta e della diffusione dei dati economici per permettere a tutti gli operatori di prendere decisioni più consapevoli e meglio informate, inclusi i potenziali investitori esteri.

Altro fattore determinante è l’aumento dell’integrazione e della competitività
del sistema Paese sui mercati internazionali attraverso il completamento dell’accordo di associazione con l’Unione Europea e promuovendo la cooperazione e le partnership con altre giurisdizioni
. L’accordo di associazione con l’UE e l’accesso al mercato unico creeranno condizioni più favorevoli per le imprese e le banche, infatti gli accordi vigenti tra San Marino e l’Unione Europea non sono più sufficienti per garantire la competitività del sistema. Ad oggi sono già stati introdotti circa 1000 atti dell’UE (acquis) nella legislazione interna ed il processo di negoziazione è attualmente in corso e deve essere completato. Alla conclusione del negoziato le aziende e le banche opereranno alle stesse condizioni degli Stati membri dell’UE, diventando così più competitive rispetto a ora grazie all’ingresso nel Mercato Unico, si potranno attrarre investimenti esteri e si potrà diversificare il rischio, grazie a una bilancia commerciale più diversificata.

Decisivo è anche il rapporto diretto dell’amministrazione pubblica con gli operatori economici. Si ritiene al proposito che fornire assistenza giornaliera a 3.600 agli imprenditori e alle aziende straniere che desiderano stabilirsi in territorio, includendo anche attività di tutoraggio (su questioni fiscali, logistiche e di altro tipo), sia una ottima soluzione; essa va a pari passo con l’attività di PR & branding specifico per sponsorizzare la facilità di fare impresa in territorio. In tale direzione si inserisce l’Agenzia per lo sviluppo, essa promuoverà la nostra Repubblica all’estero e attrarrà imprese, residenti, turisti e investitori e promuoverà diversi aspetti: investire a San Marino, vivere a San Marino, visitare San Marino e studiare a San Marino. Il corpo diplomatico e consolare sarà coinvolto nella promozione della nostra Repubblica nei rispettivi paesi di competenza; il personale dell’Agenzia riceverà incentivi basati sui risultati conseguiti.

Bisogna altresì focalizzarsi sull’innovazione tecnologica: l’istituto SM Innovation promuoverà la cooperazione per la ricerca e l’innovazione agendo da incubatore e attraendo capitali con l’obiettivo di creare centri di ricerca ed eccellenza innovativi, promuovere partnership tra privati nonché tra pubblico e privati, creare un’industria dell’innovazione sostenibile nel lungo termine analizzando le innovazioni della B/ockchain, del Medtech, della Robotica e della creazione di una Industria 4.0. SM Innovation è dotata di una governance e di obiettivi finalizzati all’attrazione, non solo start up, ma anche di spinoff di ricerca e sviluppo delle società e venture capita/s. L’idea consiste nell’istituzione di un polo per l’innovazione, con lo scopo di:

– Creare un networkcompetitivo e dinamico di stakeholders innovativi in grado, di competere a livello internazionale;

Favorire l’innovazione attraverso lo sforzo collettivo da parte di tutti gli attori di tale network (inclusa la PA);

Attrarre capitali esteri;

Fornire l’accesso ad una serie di incentivi e promuovere una rapida innovazione regolamentare ove necessario.

Va perseguito il miglioramento della protezione degli investitori e la creazione di un sistema giuridico efficiente attraverso l’introduzione di misure per la protezione degli investitori di minoranza e la revisione delle procedure concorsuali. In linea con le precedenti raccomandazioni del FMI, San Marino sta riformando la normativa in tema di procedure concorsuali, a tal fine è stato istituito un gruppo di esperti per identificare le strade percorribili per attuare una riforma che ha lo scopo di rendere le procedure di ristrutturazione, fallimento e liquidazione più chiare, veloci e flessibili. Certamente con tale riforma si permetterà un miglioramento nei recuperi degli NPLS grazie a una procedura più rapida e semplice.

Occorre inoltre favorire l’apertura a investitori e imprenditori selezionati attraverso la graduale liberalizzazione del mercato immobiliare e la possibilità di ottenere la residenza per investitori e imprenditori (con requisiti maggiormente vantaggiosi se si investe in determinati settori). In linea con le raccomandazioni del FMI, una liberalizzazione graduale del mercato immobiliare genererebbe un aumento nei valori degli immobili, riducendo di conseguenza i write-offs nei bilanci delle banche dovuti alle garanzie degli NPLS, così come già prima esposto nell’ambito della definizione della strategia per il settore finanziario. Ad oggi è già stato affrontato il tema delle residenze elettive ed è stato attivato il programma residency-by-investment con la Legge n. 94/2017, in linea con gli altri paesi europei, investendo 500 mila euro nel settore immobiliare (o 600 mila € in depositi bancari) gli investitori possono richiedere la residenza. Con il medesimo atto normativo il mercato immobiliare è stato aperto agli stranieri; infine la nuova “legge di sviluppo”, Legge n.115/2017, riduce i requisiti per richiedere la residenza per gli imprenditori. Il risultato previsto è l’ottenimento di una ripresa del mercato immobiliare, con minori svalutazioni nei bilanci delle banche dovuti alle garanzie degli NPLs e l’attrazione di investitori, imprenditori e talenti, e conseguente aumento del consumo interno.

Infine, riteniamo necessario perseguire l’attrazione di talenti, cioè attrarre profili con competenze e professionalità di livello internazionale. Maggiore liberalizzazione della forza lavoro, come ad esempio concedere la residenza ai lavoratori specializzati – non solo per quelli che ricoprono posizioni apicali in banche, incubatori e imprese in altri settori specifici. La nuova “legge di sviluppo” ha introdotto una parziale liberalizzazione del mercato del lavoro, ora le aziende di San Marino, pagando un costo più elevato, possono assumere lavoratori non residenti. AI momento sono in fase di studio ulteriori liberalizzazioni per attrarre in maniera più efficace forza lavoro qualificata.

s. San Marino, un Paese a vocazione turistica e commerciale
La nostra Repubblica ha da sempre una vocazione turistica e grazie ad un patrimonio culturale, paesaggistico e tradizioni uniche, è in grado di diventare un polo del turismo e aumentare la qualità dei servizi offerti. Non va dimenticato infatti che San Marino è patrimonio UNESCO per i suoi valori democratici e sta considerando di rendere tangibile tale patrimonio raccogliendo sponsorizzazioni per la creazione di un Istituto che abbia l’obiettivo di preservarne la memoria storica e diventare un’attrattiva turistica di primaria importanza.

La strategia a medio-lungo termine comprende la definizione di un piano sistemico di sviluppo condiviso per il turismo che mira ad aumentare la gamma dei servizi offerti (con effetti positivi anche sui residenti), anche attraendo investitori privati:

  • promozione del turismo ambientale (sentieri ciclo pedonali e progetto quinquennale San Marino Bio, inclusi nel PRG);

  • promozione del turismo basato sullo shopping;

  • promozione del turismo del lusso;

  • promozione del turismo congressuale grazie all’efficientamento delle strutture presenti ed in sinergia tra pubblico e privato;

  • riduzione della stagionalità (es. focus sui grandi eventi, conferenze);

  • promozione del patrimonio storico (UNESCO);

promozione del turismo del benessere (wellness), sanitario e matrimoniale; • promozione di altre iniziative «di nicchia» per il turismo.

All’interno della strategia è di rilievo altresì il profilo degli investimenti nella promozione di San Marino come destinazione: è fondamentale affermare San Marino come un luogo perfetto per visitare l’Italia centrale, in modo da assicurare soggiorni prolungati; ciò si può raggiungere attraverso l’incremento delle iniziative dedicate a nazioni Europee ed extra-Europee, la promozione di parterships e iniziative di co- marketing e la presenza di San Marino nelle fiere internazionali. In tale ambito vanno indentificate aree del territorio su cui realizzare almeno due infrastrutture alberghiere di altissimo livello.

Ruolo di estrema importanza ha altresì il progetto “The Market” con il quale San Marino mira a diventare un polo della moda con lo scopo di aumentare l’occupazione, il turismo e il consumo interno; il progetto prevede una struttura innovativa e “a impatto zero” e l’apertura è prevista per la primavera 2019. L’impatto atteso, in termini economici ed occupazionali, è estremamente consistente: investimento totale di {110 mln, 2 milioni di visitatori all’anno, 400/500 nuovi posti di lavoro, + {200 mln di entrate fiscali in 10 anni, +10% di PIL in 10 anni.

Infine, con l’intento di procedere ad uno sviluppo concreto del settore turistico e commerciale è necessario dotarsi di un sistema di raccolta dei dati e delle informazioni ben calibrato, questo consentirà a San Marino di ricalibrare la strategia nel corso dell’implementazione del programma e di adattarsi ai bisogni dei diversi mercati di riferi mento.

6. Gli investimenti in infrastrutture strategiche

La legge finanziaria 2018, Legge n. 147/2017, ha disposto l’effettuazione di investimenti pubblici in parcheggi, ospedali, scuole e uffici pubblici con lo scopo di razionalizzare gli affitti passivi e altre spese correnti dello Stato. Inoltre, è in corso un censimento di tutti gli edifici pubblici che potrebbe portare a ulteriori risparmi in futuro. Ruolo fondamentale lo gioca il Piano Regolatore Generale:

  • prevede la rivalutazione di aree sia pubbliche che private tramite la ridensificazione di zone già edificate;

  • include programmi di incentivi per investimenti per la protezione da disastri naturali;

  • include investimenti per la promozione dell’agricoltura biologica e per dare nuovo impulso alla manutenzione del suolo (progetto San Marino Bio);

  • include programmi di incentivazione per migliorare l’efficienza energetica degli edifici esistenti e per migliorare la raccolta e la gestione dei rifiuti;

prevede il potenziamento della rete di trasporto pubblico interno e il miglioramento dell’accessibilità a San Marino dall’Italia;

  • include un ambizioso programma di recupero ambientale ad alto potenziale turistico (includendo percorsi ciclopedonali e sentieri montani).

Vi sono poi altri investimenti tesi al rilando ed allo sviluppo dell’economia che sono promossi principalmente attraverso cooperazioni pubblico-privato e/o finanza di progetto:

  • ampliamento dell’aviosuperficie;

  • campus scolastico;

  • palazzetto dello sport per attrarre eventi di caratura internazionale, non solo sportivi, ma anche culturali e di intrattenimento;

  • recupero dello storico collegamento ferroviario Dogana-San Marino;

  • nuova struttura ospedaliera.

Conclusioni

Quanto appena esposto rappresenta l’orientamento generale maturato in via preliminare dal governo rispetto alla predisposizione del Piano di Stabilità. È un documento di base che analizza, esamina e riepiloga le criticità del sistema e tenta di individuare strategie di intervento per la stabilizzazione e il rilancio del sistema economico e finanziario della Repubblica di San Marino. Le linee di indirizzo contenute nella presente relazione sono il punto di partenza dal quale il Governo intende prendere spunto per avviare il confronto che a livello politico si apre formalmente con lo svolgimento di questa Commissione e che già a partire dai prossimi giorni porterà ad effettuare molteplici momenti di incontro e di confronto con le forze politiche, con le organizzazioni sindacali e con le associazioni datoriali.

Va infatti, da un lato, rafforzata la consapevolezza, sia a livello politico che sociale, della complessità della situazione economica e finanziaria con cui la Repubblica di San Marino sta attualmente facendo i conti e con cui dovrà fare i conti anche nel prossimo futuro, e dall’altro lato è necessario pensare ad una strategia complessiva che riesca a garantire un livello di crescita consistente, sostenibile e duraturo. La crescita dovrà evidentemente puntare sulla competitività di sistema e dovrà essere una competitività regolamentata, ordinata e non selvaggia. Deve essere chiaro, a questo punto, che gli obbiettivi sono mirati, specifici, ma molto ambiziosi e si sostanziano principalmente nella definitiva risoluzione delle problematiche riguardanti il comparto bancario e finanziario; nella definizione un nuovo modello di sviluppo che punti all’affermazione di un sistema economico e finanziario competitivo, trasparente e altamente innovativo; nel perseguimento di un robusto consolidamento fiscale che permettere di raggiungere l’obiettivo di un bilancio in equilibrio e di avere un quadro generale della finanza pubblica compatibile con l’inevitabile ricorso a strumenti di indebitamento.

L’auspicio che intendo esprimere a titolo personale e in nome e per conto del Governo, è che si possa aprire una fase di confronto ampia e approfondita, durante la quale tutte le parti, politiche e sociali, possano avere l’opportunità di portare attivamente il loro contributo per migliorare e irrobustire la proposta di base avanzata dal Governo. Non ci sono pregiudiziali e posizioni preconfezionate, c’è la volontà sincera e leale di arrivare a definire una visione strategica di insieme che possa tenere in dovuta considerazione – per quanto possibile – di tutte le sensibilità, a prescindere dalla loro provenienza. L’impegno del Governo sarà quello di ascoltare e valutare tutti i contributi che emergeranno nel corso del confronto che si svilupperà in ambito istituzionale e anche nel Paese con appositi momenti pubblici di incontro.

Con il Piano di Stabilità Nazionale in primo luogo si intende dare una risposta concreta e tempestiva alla necessità di assicurare stabilità al sistema finanziario nazionale e al quadro generale della finanza pubblica; in secondo luogo occorre anche delineare gli ambiti in cui si potrà concretizzare un realistico rilancio economico e occupazionale in una prospettiva di medio-lungo termine. È un lavoro che deve fornire una visione ad ampio spettro, con un orizzonte temporale che non può limitarsi alla corrente legislatura e che dovrà avere una sua continuità anche in futuro. Perciò, è un lavoro che confidiamo possa registrare la più ampia condivisione possibile.

Francesco Mussoni, Pdcs
Chiederei al Segretario se può illustrarci la genesi della relazione. Se è frutto del gruppo di lavoro, della società, di una lettura politica del congresso etc..

Iro Belluzzi, Psd
Mi allineo alla conclusione della relazione, all’invito alla condivisione.

Simone Celli, Sds Finanze
La condivisione assolutamente, perché è un passaggio nevralgico del Paese e che dovrà vincolare non solo questo, ma anche i successivi governi. Deve essere un passaggio che preveda la giusta dose di concertazione. Il Piano stabilità è predisposto sulla base di un lavoro complessivo del governo di questi mesi, avere un’agenda di riforme da presentare al Fmi ci aveva portato a definire road map 2018 e anni successivi. Obiettivo, con la consulenza affidata a una società internazionale, è rendere un piano di stabilità alla fine di questo percorso avviato oggi un piano, anche dal punto di vista della forma, presentabile anche alle organizzazioni internazionali e anche all’esterno, ecco la scelta Oliver Wyman. Il Team di lavoro sammarinese: sono pervenute 4 richieste, ma solo due avevano i requisiti, uno si è ritirato, quindi in pratica resta un’unica richiesta di adesione. E ieri si è avuto un primo momento di confronto con questa persona e la società di consulenza, speriamo la persona che ha deciso di partecipare a questo lavoro possa vivere un’ottima esperienza. Sono in definitiva le linee di indirizzo su cui si imposterà il piano di stabilità, mi auguro intervengano poi miglioramenti, correzioni etc. c’è tutto il margine per arrivare a un piano di stabilità con elementi di sintesi e condivisioni importanti. Questo è il nostro impegno.

Comma 2. Progetto di Legge di iniziativa popolare “Legge su crediti monofase e crediti d’imposta alle banch”/approvato con 8 voti a favore e 4 contrari.

Dichiarazione di voto

Roberto Ciavatta, Rete
Per motivare il mio voto contrario alla legge che stravolge impostazione iniziale che condividevo e che cn i nostir mednamenti non volevamo snaturare. Il mio voto è contrario alla stesura non alla presentazione del Pdl.

Federico Pedini Amati, Mdsi
D’accordo con il collega Ciavatta. La proposta di legge ci vedeva avere tutti con lo stesso intendimento comune nella passata campagna elettorale, spiace invece ora si sia trattato l’argomento in modo superficiale, senza realmente approdire la tematica fino in fondo. Mi spiace sia stato avvallato uno stravolgimento della legge originaria.

Alessandro Mancini, Ps
Condividevamo stesura iniziale, per questo non avevamo presentato emendamenti. Oggi prendiamo coscienza hce la legge viene cambiata, stravolta, modificata e crediamo non colga lo spirito iniziale. Per queste ragioni anche il Ps con rammarico voterà contro la legge.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
In dibattito generale ho espresso apprezzamento nei confronti estensori della legge di iniziativa popolare, precisando che se i cittadini devono ricorrere a un atto legislativo del genere è evidente che la politica ha lasciato un vuoto. Ma per materie così tecniche, di carattere amministrativo non vedo che l’attività legislativa debba essere fuori dall’atto delegato dai cittadini a chi ha votato qua dentro. Vorrei questo avvenisse su altri temi. D’accordo con altri colleghi di opposizione: ci troviamo un testo che è stato profondamente cambiato e anche il mio gruppo non può dare adesione piena.

Roberto Giorgetti, Rf
Trovo poco comprensibile voto contrario, anche se legittimo. Sappiamo tutti il problema nato sul recupero somme monofase non pagare nei tempi dovuti affonda indietro negli anni, mai affrontato nel tempo, anzi quasi tollerato. Era difficile affrontarlo ma certamente importante e affermare i pricipi per cui anche lo Stato deve cercare di mettere in campo iniziative per cui ognuno rispetti obblighi di pagamento. Il Pdl presentato da Pruccoli è stato oggetto di interventi per renderlo – per quanto possibile- incisivo se non altro per i messaggi da dare ai cittadini. L’auspicio era trovare una sintesi in Aula. Non ho letto contrarietà da proponente e nell’insieme mi sembrava vi fossero le condizioni, questo non è stato. Rispetto versione iniziale si è esteso obblighi fiscali non solo a crediti monofase. E’ altra occasione persa, noi come commissari di maggioranza voteremo favorevolmente e auspichiamo in seconda lettura ulteriori interventi migliorativi.

F. Francioni, Ssd
Le moditiche apportate dal governo non le riteniamo sostanziali, è legge che pone confine da quanto accaduto fino a ieri e ciò che sarà nuova impostazione della materia. Votiamo favorevolmente.

Luca Boschi, C10
Anche noi esprimiamo soddisfazione per presentazione Pdl e per il clima rilevato in Aula, a prescindere da voto contrario annunciato da opposizioni, mi è sembrato costruttivo. Noi pensiamo di avere ottenuto molto e ringrazio signora Pruccoli, in rappresentanza di chi si è impegnato in questo provvedimento. Chiedo a lei: il testo è confacente ai vostri intendimenti? Forse no, ma è molto, molto meglio della situazione precedente. I nodi su cui c’è stato tentativo di condivisione- tetto automatismo per avvio azioni di responsabilità superato con voto unanime, articolo 2 che riguarda operato commissione di vigilanza ci siamo presi impegno di modificarlo entro giugno infine terzo, su retroattività di queste misure per recuperare in modo coercitivo ammontare debiti monofase, non siamo riusciti a superarlo per problematiche tecniche ma abbiamo impegno su verifica in aula per vedere se si può essere aggressivi. Rispetto situazione precedente la legge è migliorativa sotto molto aspetti. Annuncio nostro voto favorevole.

Karen Pruccoli, proponente
Ringrazio sentitamente tutti i commissari. Chiedo se prima della seconda lettura si possono verificare dei miglioramenti rispetto al discorso della retroattività, è vero ci sono problemi tecnici, ma se c’è possibilità di consultarsi per verificare se si può recuperare qualcosa dei debiti passati, vi pregherei di tenerla in considerazione.

27 Marzo 2018
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