Il Servizio Sanitario Nazionale compie 40 anni, il punto tra presente e futuro

ROMA – Quarant’anni fa, con legge del 1978, veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale, il primo servizio universalistico di garanzia delle cure voluto dal primo ministro della Salute donna, Tina Anselmi. Il Ssn è annoverato come una delle grandi conquiste del nostro Paese che molte altre nazioni invidiano. Grazie ad esso è stato possibile contenere al minimo la mortalità infantile e materna, nonchè aumentare le aspettative di vita nell’intera nazione. Oggi però questo sistema è in sofferenza e soprattutto non è in sicurezza. Esistono zone d’eccellenza e zone, nel resto d’Italia, dove mancano i servizi essenziali d’assistenza. Questo stato di cose è l’origine dei famosi e penosi ‘viaggi della speranza’ che si verificano sempre più spesso dal sud al nord d’Italia e che incidono nel complesso sulla spesa sanitaria regionale.

L’Italia, secondo gli ultimi dati del XII Rapporto Meridiano Sanità, si colloca al terzo posto per lo ‘stato di salute’ della popolazione. Ma nonostante tutto non si possono ignorare i ritardi e le difficoltà che contraddistinguono il nostro sistema sanitario. In particolare ricordiamo l’allocazione delle risorse economiche, la prevenzione vaccinale, l’uso inappropriato di antibiotici, il lento accesso ai farmaci innovativi, le disparità regionali e la scarsa digitalizzazione. Nel nostro Paese – sempre secondo il Rapporto del 2017 – in media, si attendono 15,6 mesi dall’approvazione alla prima commercializzazione di un farmaco. Un tempo cinque volte più lungo rispetto alla Germania.

In questo contesto si evidenzia anche l’inadeguatezza delle risorse economiche destinate al settore, che sono – secondo Meridiano Sanità – “inferiori rispetto alla media europea” mentre “l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil è in calo ed è destinata a diminuire”. La spesa per long-term care e la protezione sociale, rimangono due criticità che non possono essere ignorate in Italia, una nazione in cui la popolazione over65 è destinata ad aumentare, passando da 13,4 milioni nel 2016 a 16 milioni nel 2030. Forse è conveniente ragionare sul fatto che le strutture centrali devono aiutare le Regioni a fare in modo che venga garantito pari accesso alle cure a tutti. Un altro elemento, che penalizza nel complesso il nostro sistema salute e che va ottimizzato è l’assistenza domiciliare che andrebbe, al contrario di quanto avviene, molto più implementato in quanto evita il trauma psicologico a cui viene sottoposto l’anziano con continui ricoveri senza poi considerare il risparmio economico che ne deriverebbe. A 40 anni dalla sua istituzione, la Dire ha chiesto a tre esponenti nel campo della salute cosa ne pensano del Sistema sanitario italiano vigente e quali sono le prospettive future. Gli intervistati, le risposte dei quali si possono leggere nei rispettivi lanci, Walter Ricciardi, presidente Istituto Superiore di Sanità, Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, e Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

40 anni SSN, Ricciardi: “Sua istituzione svolta cruciale”

– Il servizio sanitario nazionale, come recita la legge, è destinato alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione, per assicurare a tutti l’accesso alle cure. Quanto obiettivo è effettivamente realizzato e cosa si può fare in futuro?

“Il Servizio Sanitario Nazionale italiano, universale e solidale, ha rappresentato una svolta cruciale e ha rappresentato una tappa dell’evoluzione della democrazia nel nostro Paese”, ha spiegato Walter Ricciardi all’Agenzia Dire. “È stato affermato un principio, quello dell’universalità dell’accesso alle cure, dal quale è impossibile ormai fare marcia indietro, ci si può solo chiedere come proseguire nella sua difesa. Non si è trattato, comunque, semplicemente dell’affermazione di un principio ma anche di un’opportunità estesa realmente a milioni di cittadini, che oggi non è scontato poter continuare a offrire”. 

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40 anni SSN, Magi (Omceo Roma): “Bisogna salvarlo, istituzioni ne comprendano l’importanza”

– Il servizio sanitario nazionale, come recita la legge, è destinato alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione per assicurare a tutti l’accesso alle cure. Quanto questo obiettivo è effettivamente realizzato e cosa si può fare in futuro?

“Dopo la promulgazione della legge, voluta dall’allora ministro della Sanità Tina Anselmi, qualcosa di importante è avvenuto perché questa norma ha abolito gli enti mutualistici e di fatto nel 1980 impresso una forte spinta affinché tutti i cittadini fossero ugualmente assistiti. Alcune differenziazioni però c’erano già allora tra il Nord e il Sud della penisola italiana; quest’ultimo sotto certi aspetti ‘depresso’, basta pensare alla Cassa del Mezzogiorno”,  ha dichiarato Antonio Magi, il presidente dell’Ordine dei medici di Roma“In queste zone non venivano erogati servizi sanitari di alta qualità, ma in ogni caso questi cittadini avevano garantito nel complesso una buona copertura sanitaria, sia per ricovero sia per primo accesso, sia dal medico di famiglia sia dagli specialisti in caso di ricovero ospedaliero. Non possiamo dire che ora succede la stessa cosa adesso. Diciamo che siamo passati da un universalismo ‘reale’ a universalismo ‘selettivo’”. 

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40 anni SSN, Cittadinanzattiva: “Conquista per i cittadini”

– Il servizio sanitario nazionale, come recita la legge, è destinato alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione per assicurare a tutti l’accesso alle cure. Quanto questo obiettivo è effettivamente realizzato e cosa si può fare in futuro?

“Il SSN è un bene comune, una conquista irrinunciabile per i cittadini e serve per tutelare la coesione sociale e la democrazia ma anche un volano per l’economia del nostro paese. Purtroppo, con le ultime politiche economiche pubbliche l’ultimo Def prevede 2019/2020 che il rapporto tra la spesa sanitaria pubblica ed il Pil si attesti al 6,3 % quando l’OMS ci dice che il livello massimo sotto il quale non si può andare è il 6,5% quindi noi abbiamo un rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil ai minimi ma l’SSN e tutta la filiera della salute produce oltre l’11% dello stesso. Quindi è il settore che per l’economia è virtuoso e non è un costo, da qui dobbiamo partire e tra l’altro l’SSN è la più grande opera pubblica che il nostro Paese ha potuto mettere in campo dal dopo guerra in poi”, ha spiegato all’Agenzia Dire Tonino Aceti, coordinatore di Cittadinanzattiva Tribunale per i diritti del Malato.

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27 Marzo 2018
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