L’8 marzo sciopera lei: non cucina, non compra e non lavora

BOLOGNA – Non si cucina, non si fanno le pulizie, non si lavora e non si fa sesso. Torna per il secondo anno di fila lo “sciopero femminista” in occasione dell’8 marzo, una giornata di “sciopero produttivo e riproduttivo” lanciata dall’associazione internazionale “Non una di meno“.

Che cos’è lo sciopero femminista? “E’ l’astensione da ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita- spiegano le femministe in una nota- è sciopero dal posto di lavoro e dalle attività domestiche, è sciopero del consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere, è sciopero sociale e della cura”.

Come si può scioperare? Dandosi malate, oppure “rallentando il lavoro”, non andando a fare la spesa, “astenendosi dal sorriso a clienti o familiari”, impostando la “risposta automatica nella mail” oppure semplicemente attaccando sulla porta di casa la bandiera ‘iosciopero’.

L’invito è rivolto a tutte le donne, dalle scuole alle fabbriche, per “ribadire il rifiuto della violenza maschile e di genere in tutte le sue forme”, dire ‘no’ ai “ruoli imposti nella società fin da quando siamo piccole” e protestare contro “precarietà, diseguaglianze economiche e sociali, ricatti sul lavoro che generano molestie e violenze“.

Se lo sciopero è “femminista”, ‘Non una di meno’ per l’8 marzo invita anche gli uomini ad incrociare le braccia. Come? “Astenendosi dal lavoro, accudendo figli e familiari” (al posto delle donne), sostenendo concretamente la partecipazione di amiche, compagne, sorelle, madri, figlie alle mobilitazioni dell’8 marzo”. Insomma, “dando pieno valore al protagonismo delle donne e rispettandone le indicazioni”.

L’8 marzo, in contemporanea allo sciopero, la “marea femminista” di ‘Non una di meno’ tornerà nelle piazze di tante città d’Italia (hanno preparato anche una mappa) con un’iniziativa pubblica che cade pochi giorni dopo le elezioni e dopo una “campagna elettorale violenta e razzista“. In vista del voto del 4 marzo, scrive il movimento ‘Non una di meno’, tutte le forze in campo si sono dimostrate “pronte a strumentalizzare la violenza sulle donne per giustificare politiche razziste e securitarie”.

Qualunque risultato uscirà dalle urne, dicono dunque le femministe, l’unica possibilità e punto di partenza del cambiamento nella società per loro arriva dal “Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere, scritto in un anno di lavoro da migliaia di donne da tutta Italia”. Il ‘Piano’ prevede tra le altre cose “un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale”. E ancora, “autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite” e la possibilità per le donne di “essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, di muoverci e di restare contro la violenza razzista e istituzionale”.

La mobilitazione dell’8 marzo “sarà una nuova grande sfida per il movimento femminista e per coloro che prenderanno parte allo sciopero. Alcune sigle sindacali, spiega ‘Non una di meno’, hanno indetto sciopero generale per quel giorno (Usi, Slai Cobas per il sindacato di Classe, Cobas e Usbper) in modo tale da “garantire un’astensione reale dal lavoro produttivo e riproduttivo, nonché il coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori, donne, lesbiche, frocie, trans”.

A Bologna la mobilitazione comincia alle 9 in piazza Maggiore e poi dalle 18 ritrovo in piazza Nettuno per il corteo serale. La conferenza stampa si terrà il 2 marzo alla Casa delle Donne per non subire violenza e quel giorno, per lanciare lo sciopero, viale Masini ospiterà un’iniziativa artistica: in 150 metri di poster sul muro esterno dall’autostazione di Bologna verranno riproposte tutte le opere che dal 2016 incarnano immagine e immaginario del movimento Non Una di Meno (realizzazione a cura di Cheap street poster art con l’artista MP5).

27 Feb 2018
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