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Roma e il flamenco, il mondo di Vicente Amigo

V. Amigo

V. Amigo

ROMA – “Roma non è una città. È un mondo. E mi sentivo in debito con la città”. Un bel riconoscimento per la Capitale, deturpata in questi giorni in occasione di un evento sportivo da azioni compiute da chi con lo sport invece non ha nulla a che fare. L’emozionante descrizione del proprio rapporto con la Città Eterna arriva da Vicente Amigo, il più grande interprete della chitarra flamenca, in Italia in tour, a marzo, per festeggiare 25 anni di carriera.

La prima data il 9 marzo, a Roma all’Auditorium Parco della Musica, mentre il 10 sarà a Firenze, all’OBIhall, il 12 al teatro Duse di Bologna e il 14 al Conservatorio di Milano. Intervistato dall’agenzia Dire, racconta le sue emozioni in vista del tour nel nostro paese: “Non solo suonare ma passeggiare, mangiare, respirare questa arte che in Italia si respira in ogni angolo…me incanta e sono sempre felice di tornare“.

Tante le città d’arte che toccherà in questi suoi concerti: “Per me l’arte è tutto. Io ho consegnato la mia vita all’arte. Tutto quello che faccio, penso o intendo fare è sotto l’ombra così grande dell’arte. È la cosa che ha più valore per me nel mondo, non solo grazie ai grandi artisti ma, anche per l’arte nel quotidiano, che pure esiste”.

Sarà difficile vederlo ‘mischiato‘, per esempio a Roma, tra i tanti turisti che abitualmente affollano le strade della Capitale: “Quando sono in tour per lavoro la verità è che oltre a suonare cerco soltanto di essere pronto per suonare- racconta l’artista spagnolo- Per affrontare le mie paure e per essere mentalmente preparato per incontrare quel ‘luogo comodo’ nel palcoscenico”. Nel suo album ‘Tierra’, pubblicato nel 2013, una vera e propria ode a Roma con l’omonima canzone scritta perché “mi sentivo in debito”. Per l’artista “qualsiasi amante dell’arte impazzisce per Roma. Tutto qua. Da qui veniamo e in tutto il mondo ce tanto di Roma. A Cordoba, senza andare lontano. Roma non è una città, è un mondo. E’ diversa. Io avevo una specie di debito nei suoi confronti per quanto mi ha trasmesso quando sono stato in giro a passeggiare per le sue strade”.

Amato e amante del pubblico italiano (“con me è stato sempre molto caloroso, in Italia mi sento come a casa”), Amigo apprezza anche le qualità degli artisti italiani: “L’Italia è sempre stata fonte di grandissimi musicisti. Se penso con chi vorrei collaborare uno dei nomi che mi vengono in mente è Ennio Morricone“.

Vicente Amigo e il flamenco, una passione nata…dalla solitudine: “Non sono nato in una famiglia di musicisti ma la musica è patrimonio di tutti gli esseri umani- dice- Inoltre, in tutti i luoghi c’è musica e ogni luogo esprime la propria musica. Se hai una famiglia di musicisti, forse ti potrai sentire più accompagnato in alcuni momenti ma, alla fine, il musicista deve avere un rapporto con la musica in piena solitudine. E da questa solitudine, da questa ricerca interiore, che nasce la mia passione per il flamenco”. Passione per il Flamenco, ma non solo: “Semplicemente mi piace la musica, e l’arte. Credo che con la musica, come con qualsiasi artista con la sua arte, devo essere onesto. Devo fare quello che mi chiede il cuore. Senza tenere in conto il genere musicale. Cercare solo la bellezza. Allo stesso tempo, al momento di guardare altra musica, do poca importanza al genere. Da sempre mi piace la musica jazz, il pop…. Ora pure la musica celtica!”.

La verità, conclude Amigo parlando in generale, “è che mi sento più vicino alla musica e ai musicisti. Alle persone che cercano e dimostrano le proprie espressioni”. Nello specifico, “sono più legato a Paco De Lucia che non solo è stato un maestro per me ma anche un amico, un fratello, un ‘compadre’!'”.

 

di Adriano Gasperetti

27 febbraio 2015

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