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DIRE Emilia-Romagna

La Cgil denuncia: “Lavoratori-schiavi e false coop nel settore della carne”

BOLOGNA – “La rivolta degli schiavi delle false cooperative nella lavorazione delle carni è un problema che riguarda tutti, anche Federalimentare”. Lo esclama oggi la Flai-Cgil dell’Emilia-Romagna citando in primis il caso della Castelfrigo di Castelnuovo Rangone, nel modenese, dove da lunedì oltre 200 lavoratori stanno scioperando. Si tratta di 150 addetti occupati nel “sistema” delle false cooperative che, evidenzia il sindacato, infesta “attraverso discutibili appalti” il settore della macellazione e della trasformazione delle carni, e di altri 50 lavoratori dipendenti dell’impresa committente in sciopero, i quali hanno aderito alla protesta in segno di solidarietà. “Da tre giorni questi lavoratori, rappresentati dalla Flai e dalla Filt, scioperano e presidiano l’azienda, giorno e notte, sopportando le rigide temperature di queste notti” per chiedere “rispetto”, segnala Umberto Franciosi, segretario generale della Flai-Cgil Emilia-Romagna.

La sigla parla senza mezzi termini “schiavi“, e spiega: “Termine forte, ma che descrive esattamente come vengono trattati questi lavoratori“, esposti a “turni massacranti, insultati, maltrattati e sottoposti a velocità e ritmi pesantissimi, che incominciano a creare serie patologie osteo-articolari”. Rimarca Franciosi in una nota: “Schiavi alla Castelfrigo, come in molte imprese del comparto della macellazione e trasformazione della carne suina e bovina della nostra regione. Schiavi che servono per abbattere drasticamente i costi di produzione, attraverso una miriade di elusioni, evasioni fiscali e contributive, compresa la non corretta applicazione dei contratti di lavoro”.

Rimproverando tra l’altro a Federalimentare “una totale indisponibilità” sul capitolo contratti, la categoria Cgil si appella a imprese e istituzioni contro “un sistema dell’organizzazione del lavoro”, quello degli impianti di macellazione, che “produce concorrenza sleale tra le imprese, tensioni sociali, ma anche problemi alla qualità; perché se non c’è la qualità del lavoro non ci può essere qualità del prodotto”. E “non è un problema solo della Castelfrigo, ma di tutti i soggetti presenti nella filiera e di chi li rappresenta”, conclude Franciosi.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

27 gennaio 2016

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