‘No more silence’, Afron in Uganda contro il tumore

ROMA – La sensibilizzazione è una delle armi più efficaci contro il tumore insieme allo screening. Questo l’obiettivo di ‘No more silence’, la campagna che Afron – Oncologia per l’Africa onlus intende rilanciare da gennaio in Uganda, sulla scia di quanto realizzato nei mesi scorsi.

La onlus composta dagli oncologi del Regina Elena di Roma, prevede nuove attività tra cui un viaggio il 4 febbraio – in concomitanza con il World cancer day – nella capitale Kampala per un ‘Training’ Day’: una giornata dedicata alla formazione di una trentina di donne scampate al tumore affinché diventino ‘Cancer ambassadors’ tra la popolazione.

In Africa i tumori femminili – al seno e alla cervice uterina – non colpiscono più che in Europa, ma povertà e ignoranza fanno sì che otto malate su dieci muoiano.

Pertanto Afron si avvale dal 2007 del supporto delle donne Uwocaso, l’Uganda Women’s Cancer Support Organization: “Avere il cancro qui significa la morte, perché la maggior parte dei pazienti arriva in ospedale troppo tardi” spiega alla DIRE Gertude Nakigudde, una delle fondatrici e oggi presidentessa di questa ong.

“Da quando mi sono ammalata, 14 anni fa, ho iniziato ad andare in giro tra le persone per creare consapevolezza. Ci sono ancora troppi tabù e malintesi sul cancro. Tuttavia, quando parliamo dei benefici dello screening e degli interventi precoci la gente risponde positivamente, perché capisce che rappresentiamo una speranza. Impieghiamo la nostra esperienza come pazienti e sopravvissute per educare“.

“In Uganda esiste una figura professionale particolare. Una sorta di mediatore in grado di indirizzare le persone dal medico o da altri specialisti quando hanno bisogno- dice sempre alla DIRE Tiziana Andriani, presidentessa di Afron- quindi le testimonial Uwocaso sono considerate alla stregua dei mediatori, che la gente riconosce e ascolta”. A novembre scorso, ‘No more silence’ è iniziata con una missione di Afron e Uwocaso insieme allo staff del Matany Hospital e ai Medici con l’Africa Cuamm nella regione di Karamoja, la più povera e emarginata del nord est. Si è trattato di una campagna di screening congiunta: in due settimane sono state visitate 1.836 donne, “superando di oltre il doppio il nostro obiettivo iniziale, di 800” racconta Tiziana Andriani. “Del totale, 120 sono risultate positive allo screening, di cui una ventina poi negative”. Un grande aiuto a questa missione il dono da parte dell’Ordine dei Farmacisti di Roma di una leep machine, ossia un elettrobisturi portatile per trattare lesioni precancerose, segno che il gioco di squadra è fondamentale in questo campo.

“Le donne che vivono nei villaggi non hanno i mezzi per raggiungere gli ospedali e questo è un grande problema. Quindi siamo andati negli ambulatori periferici, anche a 65 chilometri, per visitarle”, conferma la dottoressa Andriani. “Senza aiuto, non riesci a fare questo viaggio da sola” osserva Gertrude Nakigudde. “Il sostegno di realtà come Afron, che ci forniscono esperienza e aiuti economici, è fondamentale. Insieme siamo riusciti a raggiungere molte comunità rurali, e salvato molte vite. Ma manca ancora molta strada”.

26 dicembre 2016
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