Venezuela, l’esule Diaz: “È tornata la malaria, rischio pandemia in Sudamerica”

A lanciare l'allarme è Raul Diaz, un giornalista venezuelano che si trova in Italia da un anno "per ragioni di sicurezza"

Condividi l’articolo:

ROMA – “In Venezuela la vita è dura. Di recente è tornata l’allerta malaria. Qualche giorno fa ha aperto un campo profughi alle porte di Bogotà, che ospita 500 venezuelani. Se pensiamo a tutti i venezuelani che stanno emigrando all’estero, il rischio di una epidemia regionale è concreto. Qualcuno deve aiutarci”. A parlare con l’agenzia ‘Dire’ è Raul Diaz, giornalista venezuelano, in Italia da un anno “per ragioni di sicurezza“. Che spiega: “Mi occupavo di sport per l’emittente locale ‘Canal 11’, poi a partire dal 2012 ho iniziato a scrivere di politica. Le mie critiche al governo mi sono costate tante minacce, e alla fine sono dovuto andar via”.

Il cronista lancia un allarme non nuovo ormai: la grave crisi economica ha distrutto i servizi di base e nel Paese povertà crescente, precarie condizioni igienico-sanitarie e scarsità di cibo hanno fatto ricomparire alcune malattie, tra cui la malaria. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo scorso anno 406mila persone hanno contratto una malattia ritenuta sconfitta tra gli anni Sessanta e Ottanta. Per questo un’alleanza tra istituti di ricerca epidemiologica e medici esperti ha redatto un appello alla comunità internazionale sul rischio contagi: “Tra il 2000 e il 2016- si legge nel testo- si è registrato un aumento dei casi di malaria del 709 per cento, mentre i decessi connessi a questa malattia sono cresciuti del 521 per cento”, sebbene “le autorità abbiano smesso di rendere noti i dati dal 2014”.

Secondo gli esperti, “la malaria si sta diffondendo rapidamente a livello nazionale, con 17 Stati che risultano focolai ed esportano la malaria nei Paesi limitrofi, come Colombia e Brasile”. “Brasile, Colombia, ma anche Perù e Cile sono i principali Paesi in cui i venezuelani si stanno trasferendo” prosegue Diaz, ricordando che “a Bogotà, Lima e nella regione carioca di Manaus esistono campi profughi con centinaia di persone”. 

Secondo il cronista, l’allarme pandemia è tanto più grave se si considera che il numero dei migranti venezuelani è molto più alto di quello riportato dalle agenzie Onu. “L’Organizzazione internazionale per le migrazioni giorni fa ne ha stimati 3 milioni” dice Diaz. “Ma potrebbero essere molti di più”. Il giornalista prende a titolo di esempio il report di un istituto di statistica nazionale, Consultores 21, secondo cui a gennaio del 2018 si era già toccata quota quattro milioni. I governi dei Paesi della regione, dice ancora Diaz, hanno intavolato discussioni sul modo in cui rispondere alla crisi, “ma non hanno ancora adottato nessuna misura, come ad esempio un intervento umanitario coordinato, che sarebbe necessario”, insiste Diaz.

Convinto che il governo del presidente Nicolas Maduro “non solo si ostina a non riconoscere la crisi umanitaria, ma anche volendo non è in grado di salvare il Paese. Nicolas Maduro non ha mai avuto le competenze e le qualità necessarie per guidare una nazione così complessa”. E chiunque soffra per l’assenza di farmaci, cibo o per l’impossibilità di fare acquisti, dal momento che il valore della moneta è ormai abbattuto dall’iperinflazione, accusa Diaz “non può protestare”. Secondo il giornalista, “vari gruppi armati, probabilmente pagati delle autorità, intervengono per reprimere ogni voce o iniziative di dissenso“.

Leggi anche:

26 Novembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»