Lazio

Le Grottesche di Villa Farnesina tornano a splendere, ecco i dettagli del restauro

ROMA – Il verde dei motivi floreali, il blu delle cornici, il rosso acceso dei drappi, il giallo degli ornamenti e delle figure. Brillano di nuova luce i dipinti che decorano la Galleria delle Grottesche, il lungo corridoio al piano nobile della Villa Farnesina, gioiello rinascimentale oggi sede dell’Accademia nazionale dei Lincei.

La Galleria, con la sua copertura in legno dipinta ‘a grottesche’, è stata restaurata dall’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro, con fondi del ministero dei Beni culturali e con il contributo della Isabel und Balz Baechi Stiftung. Già a partire da domani, la rinnovata Galleria delle Grottesche, finora non compresa dalle aree aperte ai visitatori, completerà il percorso museale della Villa Farnesina-Chigi.

Iniziato nel 2014, l’intervento è stato eseguito lungo i 14 metri della Galleria realizzata all’inizio del Cinquecento e adiacente alla sala di Alessandro e Roxane, stanza da letto del banchiere Agostino Chigi e di sua moglie Francesca Ordeaschi. Secondo gli esperti, il raffinato corridoio era stato realizzato per garantire riservatezza alla sala nuziale e per dividere l’area di rappresentanza della villa dall’ala privata.

Ma a rendere “unica e originalissima” la Galleria è la copertura in legno dipinta a grottesche, decorazioni che devono alla Domus Aurea la loro fortuna, ma anche il loro nome: molti artisti, tra i quali anche Raffaello, si calavano negli ambienti oscuri come grotte per esplorare la Casa di Nerone e ammirarne gli affreschi che, da allora, prendono il nome di grottesche. Nonostante la larga diffusione di questi motivi decorativi, la Galleria di Villa Farnesina “rappresenta un unicum per la realizzazione delle Grottesche su una superficie lignea”, spiega il direttore dei lavori, l’architetto Francesca Romana Liserre. In effetti, tra le caratteristiche di questo ambiente c’è proprio la copertura in legno dipinta, con un inserto di decorazione su carta, che punta a simulare una volta in muratura affrescata. “Questa Galleria era un luogo molto abbandonato. Tutti noi studiosi ricordiamo di averlo frequentato quando era il luogo dei cataloghi dell’Istituto della Grafica- ricorda il direttore dell’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro, Gisella Capponi- era un luogo buio ed era davvero difficile immaginare che in alto c’era questa decorazione, sotto uno strato giallo, molto scuro. E’ stato sicuramente un recupero molto importante che adesso richiederà anche del tempo per studiare tutte le iconografie rappresentate”. Un lavoro che si è potuto avvalere anche del mecenatismo della Isabel und Balz Baechi Stiftung, che ha contribuito al restauro con 70mila euro, donati in due tranche. “E’ stata una bella soddisfazione vedere crescere la convinzione del mecenate dopo aver visto il lavoro delle nostre restauratrici”, aggiunge Capponi. In tutto, l’intervento, che ha riguardato anche gli impianti di illuminazione, è costato circa 100mila euro. 

Subito prima di presentare i risultati del restauro insieme ad Alessandro Zuccari, professore di Storia dell’Arte e socio dell’Accademia, a una affollatissima platea arrivata questo pomeriggio all’Accademia nazionale dei Lincei, Capponi tiene a ricordare che quello sulla Galleria delle Grottesche “e’ stato un lavoro molto complesso per la diversità dei materiali, dal legno al muro, fino alla carta. La sua buona riuscita è dovuta anche al fatto che inizialmente è stato fatto un cantiere di studio. E’ questo l’iter migliore per un restauro, che deve essere aperto con un cantiere dedicato alla conoscenza, per poi definire un progetto per l’intera superficie. Un iter spesso usato dall’Istituto, soprattutto per restauri complessi, perché dà la certezza dell’intervento”. Tra l’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro e l’Accademia nazionale dei Lincei corre una “collaborazione oramai ultra quarantennale”, ricorda il presidente dell’Accademia, Alberto Quadrio Curzio, che in un messaggio inviato per l’occasione tiene a dire che “la collaborazione di tante competenze” ha portato “al risultato che oggi si celebra”.

IL CONSOLIDAMENTO E LA PULITURA – Il cantiere didattico, svolto nel settembre 2014, ha quindi tracciato le linee guida per i restauratori che sono subentrati agli studenti. Gli esperti hanno eseguito prima di tutto il consolidamento di numerosi frammenti pericolanti della pellicola pittorica. Successivamente, si è proceduto con la pulitura delle superfici decorate che nei secoli sono state oggetto di altri interventi per fare fronte alle deformazioni della struttura lignea. Per questo, il gruppo di lavoro Iscr ha eseguito una profonda pulitura, con solventi organici e gel acquosi a ph neutro, soprattutto tra le fughe presenti tra le assi di legno, soggette a varie ridipinture perché tendevano ad aprirsi. Con stuccatura a gesso e colla i restauratori hanno poi colmato le lacune dovute alle abrasioni della pellicola, integrate con la tecnica a tratteggio.

GLI INTERVENTI PRECEDENTI – Nel corso degli anni la Galleria è stata sottoposta a molteplici interventi di restauro, ancora leggibili sulla superficie e sul supporto ligneo. Tra questi, si distingue quello realizzato sotto la direzione del soprintendente Alberto Terenzio nell’ambito dei lavori di adattamento della Villa a sede della Reale Accademia d’Italia, dopo l’acquisto da parte dello Stato italiano nel 1927. L’intervento dell’Iscr si è confrontato con la differenza tra l’originale e le parti più scure rivisitate da Terenzio, cercando di attenuare lo stacco di colore, in modo da restituire all’opera una leggibilità organica.

IL FINTO CASSETTONATO – La Galleria, lunga 14 metri, “ha subito diverse trasformazioni nei secoli ed è stata frazionata in tre diversi piccoli ambienti”, spiega Federica Zalabra, storica dell’arte Iscr che ha affiancato la direzione dei lavori. “Questo ha avuto anche delle ripercussioni sulla volta- aggiunge- Uno di questi ambienti è stato trasformato in una cappella e con il restauro abbiamo trovato tracce di un finto cassettonato dipinto”. L’equipe ha datato il finto cassettonato alla fase ottocentesca ed è intervenuta facendolo regredire cromaticamente, per restituire una visione organica delle grottesche. Il tutto, è stato documentato graficamente e fotograficamente.

ISCR: GALLERIA GROTTESCHE È UNICUM, ECCO NOSTRO RESTAURO – L’architetto Francesca Romana Liserre ha raccontato l’intervento all’agenzia Dire.

– Quali sono le caratteristiche di questa Galleria? “Questo ambiente è caratterizzato da una volta lignea a botte a tutto sesto decorata con dipinti a grottesche. Questi motivi erano molto di moda nel Cinquecento e la loro fortuna deriva dagli affreschi della Domus Aurea. Interrata per costruirvi sopra i Mercati di Traiano, la Casa di Nerone era visitata da molti artisti, tra cui anche Raffaello, che – tramite fori praticati nelle volte – si calavano negli ambienti oscuri come grotte per esplorarli e osservare gli affreschi: da qui il nome di grottesche. La Galleria delle Grottesche di Villa Farnesina simula una volta in muratura affrescata e rappresenta assolutamente un unicum, perché non conosciamo altri corridoi a volta lignea decorati con questa modalità. In questo senso, è inusuale e originalissima”.

– Che tipo di interventi sono stati eseguiti durante il restauro curato dall’Iscr? “Proprio dall’originalità della Galleria deriva la sua fragilità. Le decorazioni sono di grande qualità, ma nei secoli sono state molto rimaneggiate per fare fronte alle leggere deformazioni della struttura lignea: le fughe presenti tra le assi di legno tendevano ad aprirsi e per questo sono state eseguite varie ridipinture e in alcuni punti l’originale era ricoperto o addirittura abraso. L’intervento si è avviato con un cantiere didattico dell’Istituto che ha messo a punto le metodiche, in modo tale da avere un protocollo da seguire nel prosieguo del lavoro, che è stato curato da una ditta di ex allieve dell’Istituto”.

– Nello specifico, quali sono state le fasi dell’intervento? “Gli interventi di restauro che erano stati fatti durante i secoli erano in gran parte mirati a mascherare le sconnessioni tra le assi di legno che simulano una struttura muraria. Per questo, abbiamo trovato molte ridipinture. Si è trattato di fare una pulitura molto impegnativa per ritornare in molti punti ad apprezzare la qualità pittorica dell’originale. Un altro aspetto del restauro ha riguardato una porzione molto visibile, vicino alla finestra, rifatta nel ’29 dal soprintendente Alberto Terenzio. In questo caso, i toni erano molto scuri, perché adeguati alle cromie che nel tempo si erano allontanate dall’originale. Nel rispetto dell’istanza storica e della distinguibilità delle fasi costruttive, si è cercato di restituire una lettura organica alle grottesche schiarendo i fondi delle porzioni di Terenzio per farle dialogare con i fondi delle porzioni originarie. Infine, è stato eseguito il riordino degli impianti (elettrico e di riscaldamento) per eliminare fattori di rischio per la conservazione e dotare l’ambiente di una illuminazione adeguata. Sulla cornice liberata dai cavi, è stato infatti collocato il nuovo sistema a led, sempre progettato dall’Istituto, che dà un’ottima resa cromatica”.

– Spesso, durante i restauri di ville e case storiche gli esperti trovano anche delle ‘sorprese’, dei dettagli nascosti. E’ stato così anche questa volta? “Sì, e la cosa più importante è che in un settore della volta vicino al Salone delle Prospettive abbiamo scoperto tracce di una decorazione a finto cassettonato che abbiamo datato alla fase ottocentesca, visto che la galleria è stata suddivisa in settori distinti, uno dei quali destinato a essere una cappella. A uno sguardo attento, il cassettonato si vede, ma lo abbiamo fatto regredire quanto basta per restituire una visione organica delle grottesche. In ogni caso, abbiamo documentato tutto graficamente e fotograficamente, e abbiamo eseguito analisi diagnostiche per approfondirne la conoscenza. Oltre a questo, è emersa anche una porzione in carta che si trova nella zona centrale della galleria e che è riconducibile a uno degli interventi che si sono succeduti nell’ambiente. Le nostre analisi biologiche hanno accertato che si tratta di carta di stracci, il cui uso è stato molto prolungato nel tempo. Per questo è difficile dare a questo intervento una collocazione temporale. Infine, la pulitura ha anche messo in luce moltissimi elementi in merito alla tecnica del disegno: ci sono incisioni preparatorie e molte tracce a matita rossa o bruna, mentre in molti casi – soprattutto nella fascia all’imposta – è evidente il segno della tecnica a spolvero per riportare i disegni. Nel settore restaurato nel Novecento lo spolvero è usato diffusamente per copiare i motivi decorativi presenti sulla superficie pittorica delle porzioni originarie: in particolare le lunette terminali sono del tutto ‘inventate’ da Terenzio (che ne riteneva probabile la presenza nell’impianto iniziale) assemblando elementi visibili in vari punti della volta e riportati con lo spolvero”.

 (Foto © ISCR, MiBACT)

26 novembre 2015
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