Parmalat in causa con i suoi dipendenti, sindacati: “Paghiamo noi”

BOLOGNA – “Quello che si rischia è che i lavoratori, di per sè parte debole nel rapporto con l’azienda, rinuncino in futuro ad esercitare un loro diritto sancito dalla legge per evitare conseguenze come quella di essere trascinati in Tribunale”. Questa (ma non solo questa), per i sindacati confederali, è la posta in gioco nel braccio di ferro apertosi a Parma con Parmalat che ha deciso di impugnare davanti ad un giudice l’esenzione dal lavoro notturno ottenuta da due suoi dipendenti (il primo sarà chiamato in Tribunale a brevissimo).

Si erano rivolti ai medici dell’Ausl che hanno decretato l’inopportunità del loro lavoro notturno, ma appunto Parmalat ha deciso di chiedere il parere di un giudice. E il sindacato si è messo subito di traverso: ha denunciato il caso, avviato una raccolta di firme tra i colleghi dei due lavoratori, indetto uno sciopero di un’ora per lunedì prossimo e oggi, davanti agli organi di informazione, lancia un appello affinché l’azienda “ritorni sui propri passi riportando le questioni sul tavolo della negoziazione e del confronto e ritirando i ricorsi”.

Ma siccome nel primo ‘round’ all’Unione parmense degli industriali, Parmalat ha fatto chiaramente capire di voler andare fino in fondo, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil spiegano oggi di aver deciso di sostenere le spese legali che i due lavoratori dovranno affrontare, “per evitare che oltre ai disagi legati alle loro condizioni di salute debbano anche far fronte ad un gravoso impegno economico”.

Di pari passo va un ‘martellamento’ che mette sotto accusa il comportamento ‘doppio’ di Parmalat che si fa notare “attraverso iniziative solidali e progetti a favore dei più deboli” e poi però “si accanisce su propri lavoratori, a loro volta in condizioni di salute precaria”, spiega Fabrizio Affaticati della Fai-Cisl.

Le sigle di Cgil-Cisl-Uil temono appunto che dal contenzioso sui turni notturni si crei un precedente dannoso per i lavoratori di Parmalat; parlano di “cortocircuito”: un’azienda non accetta il parere di sei medici dell’Ausl e lo chiede ad un giudice. E’ “gravissimo” perché colpisce “due lavoratori già in difficoltà per le loro condizioni di salute” e perché così Parmalat “vuole intimidire i lavoratori, compresi quelli che in futuro dovessero rientrare in situazioni analoghe”.

Per il segretario Flai-Cgil, Antonio Gasparelli, “si antepone l’organizzazione del lavoro allo stato di salute delle persone, come se questa venisse prima delle persone stesse che la devono realizzare”.

E se Parmalat non vuol tornare indietro, è bene che sappia che anche le sigle dei lavoratori terranno duro. Laura Pagliara (Uila-Uil) avverte: “In un sistema di corrette e consolidate relazioni sindacali, che ci hanno portato a sottoscrivere importanti accordi e trovare soluzioni condivise per un’azienda importante come quella di Collecchio, la strada intrapresa dalla dirigenza, pur legittima, non è accettabile da parte del sindacato”.

Contestare il parere della commissione medica provinciale è “un’azione di forza” su quei due dipendenti: già alle prese con la loro “situazione di debolezza” devono sopportare “le spese legali” ma anche, ricorda Pagliara, “il disagio e l’impatto psicologico” della situazione. “Possiamo anche comprendere che l’esenzione dal lavoro notturno determini degli impatti sull’organizzazione del lavoro”, ma se ne dovrebbe parlare “al tavolo e non in tribunale”, dice Pagliara. E Parmalat, teme Affaticati, potrebbe “fare scuola per realtà dove possono sussistere condizioni anche più complicate e problematiche dal punto di vista delle relazioni sindacali”.

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26 ottobre 2018
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