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Si chiama Dottor Binario, è il medico dei senza fissa dimora

ROMA – L’Help Center di via Marsala, a Roma, sbuca come un’oasi tra le cancellate scure degli ultimi binari della stazione Termini. Sono 22.687 le persone che nel 2016 sono transitate nei 14 dei 17 Help Center delle stazioni ferroviarie italiane, 4.986 le donne. Persone per le quali è difficile accedere ai servizi del Sistema sanitario nazionale.

Difficoltà di comunicazione, isolamento psicologico, non conoscenza dei propri diritti. Lo chiamano “adattamento alla rinuncia”.

“La sala operativa sociale di Roma- ha dichiarato Alessandro Radicchi, presidente di Eu consulting e direttore dell’Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà nelle stazioni, nella tavola rotonda di questa mattina sull’integrazione socio-sanitaria per i senza dimora- ne stima 16.000, ben oltre i 7.000 rilevati da Istat. Un disavanzo che ha portato fondi inadeguati alle casse della Capitale. Il 70/75% sono migranti. Binario95, centro diurno per i senza dimora- ha ricordato Radicchi- era un vecchio magazzino, sistemato da finanziatori privati. Il progetto pilota del dottor Binario, promosso da Binario 95 e IncontraDonna onlus nel mese del Frecciarosa, come estensione della partnership con Ferrovie dello Stato, nasce per realizzare questo collegamento tra sociale e sanitario”.

Le visite mediche sono iniziate già da aprile. Ieri il progetto ha portato il dottor Binario alla stazione di Firenze Santa Maria Novella, oggi a Roma e domani a Napoli centrale. Nei primi 5 incontri mensili di sperimentazione sono stati visitati 19 pazienti: 14 uomini, 4 donne e 1 transgender, di cui 9 italiani e 10 stranieri, in maggioranza tra i 41 e i 65 anni. In due casi le visite hanno evidenziato patologie gravi. Per loro è stato avviato un percorso di cura.

Sono soprattutto le malattie croniche a rappresentare il maggior problema: far accettare la cura non è semplice, così come prendere in carico un paziente che non ha casa né famiglia, sia per le condizioni economiche che per il disagio psicologico. Chi magari dovrà fare dialisi, chi chemioterapia o anche solo assumere un farmaco a vita per l’ipertensione. Manca una legge regionale di riferimento sull’integrazione socio-sanitaria e in questo limbo anche chi opera nel sociale incontra barriere. Così Carmelo Borgia, 12 anni da operatore nel centro di via Assisi, ha raccontato le difficoltà di aiutare queste persone nei percorsi di cura e ha ricordato che “il 70% delle persone che non hanno dimora ha patologie sanitarie importanti e i cosiddetti ‘ricoveri bianchi’ – che sono il frutto di questo mancato collegamento tra sociale e sanitario, che laddove esiste è solo solo grazie alla buona volontà di operatori e volontari – forse hanno un costo per il sistema pubblico ancora più alto”.


Il medico riesce a instaurare un legame di fiducia e a superare la diffidenza. Il dolore fisico e la sua cura rappresentano esigenze più impellenti di un recupero e una possibile integrazione sociale.

“Ho imparato tanto e abbiamo incontrato diverse tipologie di persone- ha detto Adriana Bonifacino, presidente di IncontraDonna onlus- l’associazione, nata per occuparsi di prevenzione e sostegno a chi è colpito da tumore del seno, con il dottor Binario ha affrontato un mondo nuovo.

Vogliamo avvicinarci a chi ha bisogno. Vaccinazioni come l’antinfluenzale o l’anti pneumococcica rappresentano una priorità per queste persone, così come la prevenzione per le malattie a trasmissione sessuale. Ci stiamo attrezzando per un ecografo e vorrei, poiché confido nei giovani, che agli specializzandi fosse permesso di venire anche qui a svolgere la propria formazione. Come associazione li sosterremo”.

Se nel momento dell’emergenza la sanità riesce ad intervenire, è su prevenzione e malattie croniche quindi che bisogna fare di piu’ e anche per questo scopo è nato il vademecum ‘7 consigli per stare bene’: norme di igiene e qualche regola per proteggersi da caldo e freddo. Il successo di Frecciarosa, oltre 600 visite a bordo treno e 50.000 vademecum distribuiti, quest’anno con il dottor Binario ha potuto toccare una popolazione quasi invisibile.

“Siamo una grande azienda italiana- ha dichiarato Maria Cristina Lupo, referente delle attività sociali di Ferrovie dello Stato- e dobbiamo dare valore alla popolazione, ai nostri clienti, ma anche alle persone in difficoltà”. Al piano terra, al civico 95, alcune persone sono già a tavola. Domenico e Massimo accettano volentieri di farsi fotografare. L’operatore spiega che bisogna prepararli all’arrivo dei giornalisti. Alcune famiglie, per chi ce l’ha, non conoscono le loro condizioni di vita. Famiglie che da qualche parte ci sono, ma che non sanno.

di Silvia Mari, giornalista professionista

26 ottobre 2017
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