Amref, ogni anno il 41 % delle gravidanze sono indesiderate - DIRE.it

Welfare

Amref, ogni anno il 41 % delle gravidanze sono indesiderate

africa03

ROMA – Il 41% delle gravidanze che si verificano ogni anno sono indesiderate. Quasi la metà di loro finiscono in aborto. I dati sono stati diffusi in un comunicato di Amref Italia in occasione della Giornata Mondiale della Contraccezione, che si celebra oggi “per garantire che ogni gravidanza sia una scelta consapevole”. “16 milioni di donne adolescenti diventano madri ogni giorno, la maggior parte di loro nei Paesi in via di sviluppo- si legge nella nota di Amref- I metodi di contraccezione evitano 188 milioni di gravidanze indesiderate e 112 milioni di aborti effettuati non in sicurezza, mentre circa 33 milioni di gravidanze indesiderate si verificano a causa di un errato utilizzo di metodi contraccettivi o a causa della mancanza degli stessi”. L’accesso alle informazioni e ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, come contraccettivi moderni e servizi di pianificazione familiare, proseguono i portavoce di Amref, in Africa sono ancora inadeguati.

africa02

Dati globali mostrano che circa 215 milioni di donne in età riproduttiva non hanno accesso a sistemi di pianificazione familiare. La conseguenza più drammatica è che ogni anno, 500.000 donne muoiono a causa di complicazioni in gravidanza, di parto e di aborto non sicuro. Circa il 97% degli aborti non sicuri avviene nei Paesi in via di sviluppo, che hanno anche i più alti tassi di mortalità materna. L’accesso alla pianificazione familiare impedisce circa un terzo delle morti legate alla gravidanza e il 44% delle morti neonatali. Amref Health Africa è impegnata in Etiopia, in Kenya e altri Paesi dell’Africa sub-sahariana con progetti che mirano a formare ed informare donne e bambine, attraverso attività come la costituzione di gruppi di ascolto e l’organizzazione di incontri mirati nelle scuole.

26 settembre 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»