Colombia, oggi a Cartagena la firma della ‘pace’ dopo 52 anni di morte e distruzioni

Colombia01ROMA – La firma dell’accordo di pace tra governo colombiano e guerriglia delle Farc a Cartagena de Indias è un evento tanto atteso quanto triste: gli accordi si costruiscono sempre sui grandi numeri, e questa storia non fa eccezione: un conflitto durato 52 anni, che ha causato più di 200 mila morti, 45 mila dispersi, migliaia di ettari di campi non coltivabili a causa di una quantità elevatissima, ma imprecisata, di mine antiuomo piazzate dalla guerriglia – fatto che rende la Colombia uno dei paesi più minati al mondo. Altrettanto impressionanti però sono i numeri dei soldi investiti per arrivare a questa pace, il governo colombiano ha previsto uno stanziamento iniziale di 800 milioni di euro; dall’Unione europea, negli ultimi cinque anni, sono arrivati circa 2 miliardi di euro di cui gli ultimi 575 milioni con la visita dell’Alto commissario Mogherini nel maggio di quest’anno. Ogni settimana a Bogotà si assiste a una ‘processione’ di delegazioni governative e non che, comprendendo l’affare della pace, si presentano con finanziamenti e aziende pronte a investire nel nuovo corso del paese.

“La firma rappresenta semplicemente la fine del conflitto. Poi inizia il lavoro difficile: la ricostruzione del paese“, avverte il Presidente colombiano Juan Manuel Santos in una intervista alla Bbc, soddisfatto del risultato ma ancora cauto perchè l’attuazione dell’accordo dipende dall’esito del referendum popolare indetto per il 2 ottobre. Domenica prossima infatti i colombiani saranno chiamati a esprimersi a favore o contro l’accordo di pace e in tanti sono contrari a farla passare liscia ai guerriglieri delle Farc per i crimini e i tanti morti commessi nel periodo del conflitto. Una parte del popolo non si fida e non vuole che un movimento guerrigliero si traduca in partito politico, anche se con scarse possibilità di arrivare al governo. Eppure, nonostante tali timori, gli stessi colombiani sono ben consapevoli dell’opportunità che la storia gli sta offrendo.

caffeRilanciare un paese che nonostante una crescita fissa del Pil di circa 3 punti e mezzo all’anno negli ultimi quindici anni e le grandi ricchezze di cui è dotato, dal petrolio all’oro, dagli smeraldi alla grande produzione agricola- su cui primeggiano caffè e cacao su tutti ma anche i fiori di cui la Colombia è il secondo produttore mondiale dopo l’Olanda-, viene ricordato sempre per la produzione della coca, delle guerre tra i cartelli dei narcotrafficanti e per la violenza dello scontro tra il governo e i guerriglieri. Anche se al voto popolare non parteciperanno i militari, che hanno pagato con il maggior tributo di vite questa lunga guerriglia interna- a cui però la legge non riconosce il diritto al voto- e nonostante i sondaggi in vista del referendum diano proiezioni altalenanti, l’esito del 2 ottobre appare abbastanza scontato.

eln colombiaIn quanto al secondo movimento guerrigliero, l’Eln, questo invece si rifiuta ancora di deporre le armi perchè chiede un altro tipo di accordo con il governo. Sta piuttosto cercando l’aiuto del Papa, che compirà un viaggio apostolico in Colombia l’anno prossimo. In occasione del referendum, l’Eln tuttavia ha annunciato un cessate il fuoco per facilitare la partecipazione dei colombiani al voto, un segnale di buona volontà che le diplomazie internazionali non hanno sottovalutato, soprattutto quella Vaticana, che oggi sarà presente a Cartagena con il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Va ricordato che la Santa Sede negli ultimi anni è stata, dietro le quinte, la grande tessitrice di rapporti in Sud America prima per risolvere la questione di Cuba con gli Stati Uniti, poi in Colombia, e ora guarda con grande apprensione al futuro del Venezuela stretto nella morsa del governo Maduro e dai suoi militari, che stanno costringendo il Paese alla fame.

Tutt’altra aria si respira però oggi a Cartagena, dove tutto è ormai pronto per la firma: per l’occasione, saranno presenti anche il Segretario dell’Ou Ban Ki Moon, vari capi di Stato e di governo e rappresentanti istituzionali di molti paesi europei tra cui anche l’Italia, con il viceministro agli affari esteri Mario Giro. La vigilia della firma di un documento che rappresenta, nelle parole del Presidente colombiano, “una vittoria per tutti“.

di Silvio Mellara, giornalista

SANTOS: ACCORDO DI PACE CHIAVE PER LO SVILUPPO

manuel_santos_colombiaLa guerra costa sempre più della pace“: lo ha detto il presidente Juan Manuel Santos, poche ore prima della firma oggi a Cartagena de Indias dell’accordo di pace con i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). In un’intervista concessa all’emittente britannica Bbc, il capo di Stato ha sottolineato che l’intesa appare destinata a favorire lo sviluppo economico e sociale del Paese. “Avremmo potuto crescere tra il 2 e il 3 per cento in più l’anno negli ultimi 23 anni” ha sottolineato Santos. E in riferimento al conflitto civile, durato mezzo secolo, ha aggiunto: “Un Paese in guerra per 50 anni è un Paese che ha distrutto molti dei suoi valori”.

L’accordo di pace sarà firmato da Santos e dal comandante delle Farc, Rodrigo Londoño, detto Timochenko. Alla cerimonia, prevista per le 17 ora locale, le 23 in Italia, parteciperanno i capi di Stato di 15 paesi dell’America Latina. L’intesa sarà sottoposta a referendum, convocato per domenica prossima.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

26 settembre 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»