L’Ue chiede agli USA più impegno per la privacy degli eurocittadini

Unione europeaROMA – Bruxelles al fianco dei cittadini dell’Unione che si trasferiscono negli Stati Uniti per scopi commerciali la protezione dei dati sensibili. Oggi gli eurodeputati hanno chiesto – con una risoluzione che ha ottenuto 501 voti favorevoli su 651 – maggiori sforzi da parte di Washington per rimediare alle carenze del Privacy shield, il dispositivo di tutela dei dati personali subentrato al precedente Safe harbour – bocciato dalla Corte di giustizia europea nel 2015 – e frutto dell’accordo tra lo Stato d’oltre oceano con l’Unione europea.

I limiti al nuovo accordo riguardano, come fa sapere la Commissione, la facolta’ di accesso ai dati trasferiti da parte delle autorita’ pubbliche, la loro raccolta – che, in alcuni casi, “non risulta conforme ai criteri di necessita’ e proporzionalita’ sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue” – e la scarsa indipendenza della nuova figura del Mediatore nel dipartimento di Stato americano. Questo ruolo, creato appositamente per assolvere a questo compito, pur dimostrando lo sforzo delle autorita’ di Washington ad affrontare nel migliore dei modi il problema, non sarebbe – sempre secondo gli eurodeputati – in possesso dei “poteri adeguati” per esercitare le proprie funzioni. Infine, l’ultimo punto debole riguarda la procedura del ricorso, ritenuta troppo complessa. Le agenzie di protezione dei dati personali degli stati membri dell’Ue – come hanno evidenziato gli eurodeputati – hanno un ruolo “di primo piano” nel valutare le richieste di protezione dei dati avanzate dai cittadini, nonche’ la facolta’ di sospendere il trasferimento di queste informazioni se lo ritengono opportuno.

26 Maggio 2016
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