L'odissea dei migranti a Ponte Mammolo, dalle baracche al caos del Baobab - DIRE.it

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L’odissea dei migranti a Ponte Mammolo, dalle baracche al caos del Baobab

sgombero_ponte_mammolo_jpgROMA – C’e’ chi mangia in piedi, chi si accovaccia vicino ad alcuni wc rotti e ammassati in un angolo, e chi, nonostante la sporcizia, si siede per terra. Altri, ancora in fila per un piatto di pasta al pomodoro, gridano: “Hungry, we are hungry!”. E’ l’ora del pasto al centro Baobab, di via Cupa, una traversa della Tiburtina, non distante dalla stazione degli autobus, da cui arrivano a Roma molti dei migranti che sbarcano in Sicilia e transitano per la capitale, prima di continuare il viaggio verso Nord.

Il Baobab e’ un centro culturale, che ha al suo interno anche un ristorante di cucina africana. Nel 2014 sali’ agli onori delle cronache perche’ proprio qui fu scattata la famosa foto che ritraeva insieme Salvatore Buzzi, il principale indagato nell’inchiesta Mafia Capitale, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e l’ex presidente di Legacoop, oggi ministro del Welfare, Giuliano Poletti. Nel tempo la struttura si e’ trasformata in un centro per l’accoglienza straordinaria dei migranti.

In questi giorni al Baobab ci sono dai cinquecento ai settecento migranti al giorno, nella stragrande maggioranza eritrei ed etiopi. Alcuni arrivano solo nelle ore dei pasti, altri si fermano anche a dormire. In tanti vengono da Ponte Mammolo. Si
sono riversati qui dopo lo sgombero, due settimane fa, del borghetto di via delle Messi d’Oro, conosciuto anche come Comunita’ della pace. Altri sono arrivati quando si e’ saputo che li’ c’era un posto dove dormire. Ma nel giro di pochissimo la
situazione e’ diventata esplosiva.

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26 maggio 2015
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