Report del Consiglio grande e generale del 24 aprile

Il negoziato con l’Ue è al centro del dibattito della seduta odierna.
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SAN MARINO – Il negoziato con l’Ue è al centro del dibattito della seduta odierna, in cui l’Aula, dopo aver concluso il comma comunicazioni con le risposte alle interpellanze e aver proceduto ad alcune sostituzioni, affronta il comma relativo alla “Prosecuzione dibattito sul riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea”. Sono 55 gli interventi iscritti al dibattito. Il comma si apre con la seconda parte del riferimento del Sds Nicola Renzi (che era intervenuto nella precedente sessione consiliare), a cui seguono i primi interventi del dibattito che proseguirà nella seduta di domani pomeriggio.

Di seguito un estratto degli interventi odierni al comma 9.

Comma 9 Prosecuzione dibattito sul riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Nicola Renzi, Sds Affari esteri
Riferimento fatto in chiusura precedente sessione consiliare: “Desidero ringraziare per l’opportunità concessami nel poter riferire in merito al negoziato relativo alla stipula di uno o più Accordi di associazione fra l’Unione europea da un lato e, rispettivamente, San Marino, Andorra e Monaco dal1’altro. L’avvio ufficiale dei negoziati, datato 18 marzo 2015, ha fatto seguito a un lungo lavoro di preparazione di diversi anni: contatti, visite di funzionari della Commissione europea, predisposizione di questionari e, naturalmente, incontri politici con le autorità della Commissione stessa e con quelle degli altri due Paesi interessati.
A questo proposito lasciatemi ringraziare fin da ora tutte le persone che nell’Amministrazione hanno lavorato su questa tematica da ben prima del 2015 e anche i due Segretari di Stato che prima di me si sono adoperati nell’analisi e nella trattazione di questo complicatissimo dossier ma anche foriero di grandissime opportunità per la Repubblica di San Marino, cioè l’Avvocato Antonella Mularoni e il Professor Pasquale Valentini. La proposta metodologica che la Commissione e, più specificatamente, il Servizio Europeo per 1’Azione Esterna (SEAE) inoltrò ai tre Paesi ai primi del 2015, dopo peraltro che si tenne anche una visita nella Repubblica di San Marino proprio del Gruppo EFTA che compilò le Conclusioni per la Commissione e per il Consiglio, fu dunque quella di definire, attraverso la redazione di un testo istituzionale comune ai tre Paesi e all’Unione, i principi giuridici fondamentali dell’Accordo, gli organismi interni di verifica e di discussione, le clausole relative all’interpretazione uniforme dell’Accordo stesso, il ruolo della Corte di Giustizia nella soluzione delle controversie e le questioni relative a entrata in vigore e cessazione degli effetti dell’Accordo medesimo; in definitiva quelle che solitamente si definiscono “le regole del gioco”. Su questa parte, che è la parte istituzionale, che pure è fondamentalmente importante, abbiamo già in animo di fare un approfondimento in seno alla Commissione Esteri, essendo ovviamente uno di quei temi che per essere sviscerato necessita un riferimento molto più complesso e esaustivo rispetto a quello che posso fare qui solamente en passant e richiede soprattutto anche competenze specifiche dell’argomento, proprio perché la parte istituzionale regola, diciamo così, i principi istituzionali e giuridici che sottendono all’intero Accordo quadro di associazione all’Unione europea.
Accanto al testo istituzionale, il futuro Accordo di associazione dovrebbe essere costituito da tre rispettivi Protocolli-Paese (uno per ogni Stato associato) e i relativi Allegati. In essi sarebbero dovuti confluire tutti quegli aspetti relativi al recepimento delle norme dell’acquis communautaire relative alle quattro libertà fondamentali (circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi) e le cosiddette politiche orizzontali a esse collegate per il buon funzionamento del mercato unico (ad esempio, telecomunicazioni, trasporti e ambiente). Dunque un Accordo quadro generale per i tre microstati, un allegato all’Accordo quadro che dovrebbero essere composto appunto dalle tabelle riassuntive dell’acquis e dei Protocolli paese che indichino le specificità dei tre Paesi di piccole dimensioni, tra i quali San Marino. Come avrete letto nel mio riferimento, in alcuni casi, sto usando il condizionale, perché la trattativa e il processo di negoziato è un work in progress, che vedrà la sua conclusione solamente alla fine del negoziato stesso. Il principio su cui si negozia è appunto quello che “nulla è deciso fino a quando tutto non è deciso”,

Devo subito evidenziare come durante alcuni mesi iniziali -e stiamo parlando di “iniziali” rispetto al 2015- i negoziati abbiano registrato dei ritardi sulla prevista tabella di marcia a causa di diversi fattori: dall’avvicendamento dell’equipe negoziale della Ue dopo pochi mesi di lavoro, che ha costretto ad aggiornare quanto fatto fino ad allora, alla volontà esplicita della Ue di portare avanti il negoziato congiuntamente con i tre Paesi di ridotte dimensioni territoriali, nonostante le oggettive diversità delle posizioni di partenza, ma soprattutto dei diversi obiettivi finali dei tre Stati. Non va dimenticato inoltre che i tre Paesi avevano tempistiche differenti e in particolar modo idee differenti sulla struttura dell’Accordo, fino alla preferenza per tre diversi Accordi bilaterali anziché un unico Accordo con tre Protocolli-Paese. Fino a qui una succinta cronistoria di quello che è avvenuto. La Repubblica di San Marino non si è mai opposta al concetto che potesse esistere e possa esistere un Accordo quadro generale valido tra i tre Paesi e l’Unione europea, ma puntando sempre sulle specificità dei singoli tre Paesi che devono essere, secondo la nostra visione, contenute all’interno dei Protocolli Paese. Questi aspetti hanno quindi influito sulla tempistica, dato che fino a tutto il 2016 i lavori negoziali si sono principalmente imperniati sulla parte istituzionale, con le difficoltà enunciate poco sopra. Tuttavia, sono stati compiuti, con volontà soprattutto della delegazione sammarinese, che ha svolto una sorta di ruolo di raccordo fra i tre Stati, diversi passi avanti. Nel frattempo, i tre Paesi associandi hanno avuto l’incarico di analizzare tutti gli accordi bilaterali esistenti con i Paesi membri della Ue che riguardassero materie comprese dal futuro Accordo di associazione; tali accordi, o parti di essi, se in contrasto con il nuovo testo, dovranno essere abrogati in intesa tra le parti stesse, quindi i Paesi contraenti, e la Commissione europea.
La Repubblica di San Marino, per voce delle principali Autorità della Ue – in primis il Presidente della Commissione Jean Claude Juncker e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini – si è distinta fra i tre partecipanti per la maggiore volontà nel raggiungere un accordo e per la decisione mostrata per raggiungerlo nei tempi più rapidi possibili; ciò nonostante, le difficoltà di ragionare a tre con differenze sostanziali di obiettivi e la richiesta di poter scindere i tre negoziati per poter appunto accelerare i tempi, non hanno prodotto il risultato di poter separare i negoziati e procedere quindi alle diverse velocità richieste dalla Repubblica di San Marino. Questo, tutto quello che vi ho detto, riguarda il tratto di storia precedente all’attuale legislatura.

Al principio del 2017 il SEAE ha proposto di inserire una nuova metodologia di lavoro; pur non derogando al principio dell’Accordo unico -e questo è stato uno snodo molto importante nei lavori del negoziato- e quindi del negoziato congiunto, ha chiesto ai tre Paesi di iniziare autonomamente il processo di studio, analisi e recepimento dell’acquis dell’Unione, suddividendo l’enorme massa di norme (circa 12.000 atti) in 25 Annex, per materia, e chiedendo che per ogni Annex i Paesi fornissero un quadro il più preciso possibile, indicando quali atti non ponevano difficoltà nel recepimento (per comodità metodologica evidenziati in verde in apposite tabelle), quali invece avevano bisogno di adattamenti, o che comunque presentavano un qualche ordine di difficoltà, (da evidenziare in arancione) e quali infine non sarebbero stati applicabili o presentassero difficoltà insormontabili (da evidenziare in rosso). Ovviamente da quelli evidenziati in rosso sarebbero scaturite poi le cosiddette “linee rosse”. Quello che voglio evidenziare è che al momento in cui il nuovo Congresso di Stato si è insediato non esisteva un documento che avesse messo nero su bianco le linee rosse o le clausole di salvaguardia che la Repubblica di San Marino intendesse richiedere all’interno del negoziato, cosa che invece abbiamo approntato con un lavoro estremamente difficile e per il quale l’analisi dell’acquis ovviamente ha aiutato, perché spesso è proprio dall’analisi dell’acquis che si sono individuati confrontandosi con i competenti uffici e con le realtà del nostro paese quali di questi atti potessero essere in qualche modo difficilmente metabolizzabili dalla Repubblica di San Marino.
Per realizzare questa ‘segnalazione semaforica’, è questo il modo in cui chiamiamo durante i negoziati la tecnica di analisi dell’acquis -cioè la tecnica del semaforo- San Marino ha coinvolto tutti i settori della Pubblica Amministrazione in un gigantesco lavoro di studio e di analisi della normativa interna e di conseguente analisi comparativa con la normativa dell’Ue al fine di evidenziare anche le principali divergenze e fornire le relative proposte al Governo. Qua io credo ci sia stato il dover scontare un ritardo precedente nel non aver abbastanza sensibilizzato l’amministrazione a dover fare i conti con l’acquis comunitario, io credo che questa sarebbe stata la prima indicazione politica che si sarebbe dovuta fornire all’amministrazione, cioè pretendere che i vari dirigenti e l’amministrazione nel suo complesso iniziassero già a ragionare fin dagli esordi del negoziato, tenendo presente i testi di legge della Repubblica di San Marino e anche i testi di legge delle Direttive dell’acquis comunitario: questo avrebbe reso più facile l’individuazione di linee rosse per San marino che noi declinano in due situazioni: linee rosse negative, quelle cose che noi non possiamo acquisire in maniera complessiva, ma necessitano di clausole di salvaguardia; dall’altro lato anche linee rosse posivite, cioè ottenimento di nuovi traguardi e nuovi risultati nell’ottica dell’omogeneità del nostro tessuto produttivo, dei nostri cittadini e di tutte le altre realtà della Repubblica di San Marino, all’interno del Mercato unico europeo.
Il nuovo governo ha impresso una importante accelerazione nella definizione delle linee rosse della Rsm e anche richiesto incontri ai più alti livelli delle istituzioni Ue per dare impulso al negoziato. Nel frattempo è aumentata la frequenza degli appuntamenti negoziali a Bruxelles, come peraltro richiesto dalla Repubblica di San Marino, che da 5 all’anno sono passati a 8/9; indicativamente, ogni 5/6 settimane, le delegazioni dei tre Paesi si sono riunite nella capitale belga per analizzare e confrontarsi ogni volta su uno o più Annex tecnici, sia a livello bilaterale, tra le delegazioni dei singoli Paesi con il SEAE e i tecnici della Commissione, sia a quattro in sede multilaterale per proseguire – sempre con una certa difficoltà – i negoziati sulla parte istituzionale, chiaramente la parte istituzionale per tutta la prima tranche del negoziato è stata quella che ha assorbito più energie, anche perché in essa erano contenuti alcuni principi fondamentali come il riconoscimento da parte dei tre Paesi della Corte di Giustizia europea.
Difficoltà relativamente minori, ma comunque considerevoli, sono state riscontrate nei settori relativi alla libertà di circolazione delle merci, in quanto, nei fatti, le imprese sammarinesi che esportano al di fuori dei ristretti confini nazionali sono obbligate a recepire internamente l’acquis dell’Unione. E questo è un dato su cui riflettere molto attentamente. Cosa vuoI dire? Vuol dire che già ad oggi nei confronti dell’Unione europea le nostre aziende che vogliono esportare, ad esempio farmaci o altri prodotti, per girare all’interno dell’Unione europea hanno bisogno di certificazioni, dunque anche in assenza di un Accordo di associazione con l’Unione europea, tutti quegli obblighi che oggi vigono rimarrebbero comunque vigenti. Questo è il dato fondamentale. Cioè che l’Accordo di associazione serve a San Marino per compensare quegli obblighi, comunque imprescindibili, con dei diritti e a questo dobbiamo sempre pensare, affinché il dibattito sul negoziato non diventi una semplice spinta ideale, cosa che sarebbe magari anche retoricamente positivo, ma non fruttifero per il Paese.

Nel frattempo, mentre si definivano i contorni del quadro giuridico-istituzionale e si concretizzava lo studio e l’analisi dell’acquis, è iniziato all’interno della maggioranza e del Governo un dibattito in merito all’identificazione delle principali linee rosse, alla luce delle precise disposizioni degli atti della Ue analizzati. Su queste linee rosse, poi, è iniziata anche la condivisione all’interno della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, con audizioni del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, della Direzione Affari Europei del Dipartimento Affari Esteri e del Consigliere Giuridico del Governo, cosa che ha prodotto la votazione di un Ordine del giorno che identifica le principali linee rosse per la Repubblica di San Marino e sviscera nello specifico, dando un mandato alla delegazione che tratta a Bruxelles, una possibile soluzione per una delle linee probabilmente più rosse per noi, che è quella della libertà di stabilimento.

Nel novembre dello scorso 2018, una delegazione del SEAE, presieduta dal Capo Negoziatore Thomas Mayr-Harting e integrata dal vice negoziatore Claude Maerten (nei fatti l’interlocutore quotidiano delle delegazioni dei tre Paesi), si è recata a San Marino per fare il punto sul negoziato e discutere apertamente delle questioni delicate e sensibili per la Repubblica. In occasione di tale appuntamento, il Governo ha presentato una lista comprendente una decina di punti sensibili, integrati da una relazione preliminare che illustrava il quadro generale istituzionale, economico e produttivo della Repubblica di San Marino a motivazione di alcune richieste di adattamento particolare dell’acquis communautaire nell’ordinamento sammarinese. È necessario ribadire fin da ora che queste non sono le posizioni negoziali definitive, queste sono delle riflessioni che il governo ha messo a punto e che vuole condividere appunto con la controparte dell’Unione europea al fine di tastare il terreno e di riuscire a capire fin dove l’azione negoziale della Repubblica di San Marino si possa spingere. Questa decina di punti, che andavano da aspetti relativi alla libertà di stabilimento delle persone, alla libera circolazione dei lavoratori, al sistema bancario e finanziario, alle modalità relative agli aiuti di Stato, al monopolio dei servizi pubblici – solo per citare i principali – sono stati illustrati da una delegazione di Governo ai funzionari del SEAE, non per proporre soluzioni preconfezionate, ma per iniziare un dialogo sulle modalità di approccio a queste problematiche fondamentali per la Repubblica di San Marino. E devo ammettere che l’identificazione di queste linee rosse è stata assolutamente apprezzata da parte dell’Unione europea, perché ci ha visto proattivi, ha visto che eravamo consapevoli di ciò che a noi interessava. In occasione di questo dibattito, in parte difficile, la Repubblica di San Marino e la Commissione europea si sono impegnate tuttavia a proseguire i colloqui e a studiare possibilità di giungere al migliore dei compromessi possibili nell’interesse di ambo le parti. Un accordo, come si suol dire, win-win. I gruppi tecnici di lavoro all’interno dell’amministrazione sammarinese si sono quindi impegnati a fondo nello studiare, a questo punto, soluzioni alternative, volgendo la propria attenzione a quegli esempi già presenti nell’ordinamento dei Paesi Ue, dello Spazio Economico Europeo] e dei Paesi aderenti all’EFTA2 (Associazione Europea di Libero Scambio). In particolar modo lo studio e l’analisi di soluzioni adottate, soprattutto parte di ridotte dimensioni nell’ambito di questi Organismi, sta fornendo interessanti indicazioni che il Governo è impegnato a valutare.

Proprio non più di quindici fa, dell’ultima seduta negoziale, a marzo, sono stato contattato direttamente dal Capo Negoziatore Thomas Mayr-Harting, e questo è un altro snodo fondamentale all’interno del negoziato, per un incontro di estrema importanza. Durante tale incontro, Mayr Harting si è fatto latore di un messaggio del presidente Junker relativo alla volontà da parte della Commissione stessa, di giungere possibilmente alla parafatura di un testo entro la fine del proprio mandato e quindi prima dell’estate, in modo da dare un forte impulso al negoziato medesimo. La Rsm non si è tirata indietro di fronte a questa proposta, che va in direzione dei suoi stessi interessi, dei suoi cittadini, delle sue imprese e del suo mondo bancario e finanzariom addivenire quanto prima alla definizione di questo negoziato. Tuttavia è fondamentale che all’eventuale parafatura della parte istituzionale del testo vengano fornite idonee garanzie affinché siano tenute nella debita consigerazione le principale esigenze che San Marino ha manifestato nel corso dei negoziati. La sessione negoziale dei giorni successivi ha consentito alla delegazione sammarinese di ribadire le proprie linee rosse cui accennavo nella parte iniziale del mio intervento e che sono state condivise con la commissione Affari esteri.

Fondamentale importanza che questo processo ci veda procedere con unità di intenti allo scopo di raggiungere un risultato che non sarà il risultato di questa maggioranza, di quelle passate o di quelle future: gli interessi della Repubblica di San Marino, evidenziati alla Commissione europea, benché non discussi pubblicamente nel Paese, non sono frutto di riflessioni riservate in stanze chiuse, ma sono frutto di analisi e confronti interni all’Amministrazione ed al tessuto sociale e produttivo del Paese, i cui esiti sono stati discussi e rielaborati con gli stessi funzionari in molte riunioni nel corso di questi mesi. Lungi da me e dal Governo quindi voler intendere come una eventuale non condivisione pubblica sia il frutto di una precisa volontà di segretezza a tutti i costi. Voglio ricordare che di questi temi si è trattato anche, pur con i dovuti toni, in numerose trasmissioni televisive e comunicati stampa a cura dell’emittente di Stato. Non nascondo che occorrerà fare di più; al riguardo posso confermare che a breve inizierà una campagna informativa nel Paese che cercherà di informare la popolazione in merito ai principali punti dell’Accordo di associazione, pur nel rispetto di quei vincoli di riservatezza che riguardano soprattutto aspetti circa le decisioni e le azioni degli altri Paesi partner. In questo percorso ciascun sammarinese può e deve sentirsi protagonista per i migliori esiti di una scelta che, ne sono certo, segnerà profondamente ed in maniera positiva le sorti future del nostro Paese. Oltre alla spinta ideale di appartenenza a comuni valori e a identità di vedute sui principi fondanti della civiltà occidentale rappresentati dall’Unione europea -e io lo voglio ribadire, questo è l’orizzonte anche di politica estera nel quale noi ci inseriamo.
Ciò che proprio in conclusione di questo intervento voglio evidenziare, infatti, con forza, è che la Repubblica di San Marino è già legata all’Unione europea da alcuni accordi fondamentali, come la Convenzione Monetaria e l’Accordo di Unione Doganale; accordi che purtroppo nel tempo hanno imputato al nostro Stato crescenti oneri eed obblighi quali condizioni necessarie ed ineludibili per poter mantenere l’indispensabile grado di collaborazione tra la Ue e la Repubblica. In definitiva, se ad oggi in poche parole dovessi definire la portata dell’Accordo di Associazione lo farei in questo modo: l’opportunità per San Marino di integrare finalmente quegli obblighi con dei diritti, con dei benefici, con delle opportunità che possano pienamente rispondere alle esigenze di tutti i nostri concittadini”.

Riferimento odierno:
Le novità, dall’ultima tornata negoziale a Bruxelles, di due settimane fa: come già spiegato, abbiamo avuto un netto cambiamento nellw modalità di lavoro, si stanno sempre più intensificando incontri bilaterali, tra i singoli Paesi e l’Ue da un lato e dall’altro, vuole dire che siamo finalmente entrati nello specifico delle varie questioni che toccano le clausole di salvaguardia per San Marino. Quando parliamo di clausole salvaguardia non parliamo di deroghe, che non è pensabile ottenerle, ma è pensabile ottenere clausole o adattamenti che individuino come l’aquis generale dell’Ue viene applicato a San Marino in virtù delle condizioni di Stato associato e delle sue dimensioni territoriali ridotte e delle sue particolarità. Si possono immaginare clausole di salvaguardia ad esempio legate al periodo di tempo entro i quali si deve arrivare a piena applciazione aquis comunitario, per consentire al Paese di adattarsi. Si può andare da pochi a un numero considerevole di anni, 10 e anche di più. Altre clausole possono invece essere legate a parametri, per esempio, al tasso di disoccupazione, entrate dello Stato etc., insomma clausole legate alla stessa realtà fisica del Paese. Oggi stiamo spiegando la situazione contingente del Paese per valutare quali possono essere le migliori clausole di salvaguardia da porre per le 4 libertà.

Do la mia disponibilità- come un anno e mezzo fa- per incontri con le forze politiche di quest’Aula, per entrare nello specifico delle clausole di salvaguardia per le 4 libertà Ue. Qua ci sono in gioco delle sensibilità diverse, che vanno da visioni sulla libertà totale del mercato, fino a visioni più protezionistiche nei confronti delle realtà sammarinesi. Dobbiamo essere conspevoli che queste clausole devono andare a iscriversi in un principio unitario delle 4 libertà fondamentali. Lo sappiamo da sempre, da quando è iniziato il negoziato, di non poter prenderci la libertà di dire “questo sì, questo no”.

Il sistema bancario-finanziario: nostra volontà è quella di arrivare a un sistema che sia profondamente integrato nel sistema del mercato unico europeo. Noi ad oggi abbiamo dalla Convenzione monetaria- che è in vigore ed è già ampiamente funzionante- una serie molto numerosa di obblighi per San Marino. Lungi da me dall’entrare nella polemica se la convenzione monetaria fosse o meno da firmare, dobbiamo però essere consapevoli che quella convenzione porta una mole di obblighi per il nostro sistema bancario veramente consistente. Norme per sistemi molto più grandi dei nostri, ma dai quali noi né vogliamo né possiamo prescindere. A cosa ci può servire accordo associaizone ueropea? A bilanciare gli obblighi della convenzione con dei diritti che ad oggi per noi sono preclusi. Un esempio: la possibilità di avere quel famoso level playing field, uno stesso campo di gioco in cui operare senza concorrenza distorta. Quando il nostro sistema bancario e finanziario si trova ad avere tutte le regole che hanno le banche che operano in un mercato di 500 milioni di persone, ma poi però vedono la loro operatività limitata ai confini del nostro Stato, stiamo parlando di qualcosa che ovviamente non è certo un level playing field. Poi possibilità di partecipare ai programmi della Banca centrale europea, non è parte strettamente legata al negoziato, ma per noi è una parte integrante che abbiamo rivendicato con forza per portala all’interno del negoziato per raggiungere lo stesso level playing field.
Non ci sfugge un’altra cosa, che una scelta come questa prevederà un pacchetto di misure che avrà a che fare anche con la parole ‘collaborazione e cooperazione’ con sistemi di vigilanza dell’eurosistema.
Ma l’accordo è anche la possibilità di movimento per i nostri cittadini all’interno dell’Ue, moti cittadini sammarinesi non hanno ottenuto possibilità di lavoro nell’Ue, questo dato già acquisito che potrà essere risolto dall’accordo e anche rispetto la mobilità degi studenti, l’accordo erasmus e le politiche orrizontali potranno essere equiparati a quanto succede a studenti e lavoraori di altri Paesi membri.Altri obiettivi che ci diamo è la risoluzione di problematiche della mobilità di merci all’interno dell’Ue, l’annosa questione del T2, altra questione che dovremmo regolare.
Su tutte queste tematiche che ho citato, il negoziato di associazione UE non può prescindere da un rapporto molto stretto con la Repubblica Italiana, lo stato membro Ue più vicino a noi, e proprio il negoziato Ue ha messo in moto meccanismi di confronto con Repubblica italiana su temi delicati e molto importanti, come il T2. Ribadisco la mia disponibilità al confronto con le forze politiche, rimarco su quanto già ci siamo confrontati all’interno della commissione esteri, e quanto il ciclo di incontri che stiamo svolgendo nei Castelli sia una cosa di grande soddisfazione per me perchè vedo l’interesse della popolazione verso queste tematiche. Concludo con un auspicio: di questa tematica possiamo parlare liberandoci dalle nostre posizioni politiche, dai preconcetti e convinti che quello che stiamo compiendo non è una scelta ideale o ideologica, ma che dobbiamo fare avendo presente i costi e benefici di questo passaggio epocale. Noi ad oggi abbiamo un accordo di unione doganale e unione monetaria con l’Ue forieri di molto molto obblighi e oggi abbiamo la possibilità di fare un salto di qualità e compensare quegli obblighi con diritti.

PasqualeValentini, Pdcs
Il dibattito di oggi è importantisismo, il primo che facciamo di questo tenore, in questa legislatur,a e vorrei tenessimo presente che stiamo parlando non solo rivolti a noi stessi e alla Repubblica, stiamo parlando di qualche cosa che ci proietta all’esterno. Le parole che ci diremo, le conclusioni cui giungeremo saranno guardate con attenzione non solo dall’Italia, ma dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Il riferimento del Segretario aiuta a capire bene quale è stato il percorso, sia della passata che dell’attuale legislatura. Siamo al punto che era stato evidenziato già nel 2016, un si prevede un accordo quadro comune ai tre paesi, più tre protocolli particolari che si potevano trattare a livello bilaterale, ed è quello che sta accadendo ma non era scontato.
In questa legislatura è iniziato il confronto sull’aquis comunitario delle 4 libertà. Abbiamo avuto i primi documenti sulla libera circolazione delle merci, adesso guardiamo nell’insieme tutte e 4 le libertà, dal riferimento del Segretario è emersa la necessità che il Paese indichi quali sono le linee verdi, arancioni e rosse che emergono dall’analisi e comparazione con tutti gli innumerovoli atti che riguardano le 4 libertà. Oggi la Commissione ci sollecita a dire quali sono le direttive che sono in parte o totalmente problematiche da dover chiedere, non delle deroghe, ma degli adattamenti che possono avere le forme che il Segretairo ha ben descritto. E qui a mio avviso scatta la prima esigenza di chiarimento su come le linee rosse sono arrivate al tavolo del negoziato e perchè di queste linee rosse il Consiglio Grande e generale non ne ha mai parlato. Nel suo intervento ha detto che all’interno di governo e maggioranza sono partite le individuazioni di queste linee rosse e questa individuazione è stata condivisa all’interno della commissioni Esteri. Ci aspettiamo che il governo prenda iniziativa nei confronti delle forze politiche, cominciando dal Consiglio, poi nei confronti della cittadiananza e delle forze sociali ed economiche. Perchè questa fase di confronto per arrivare all’identificazione di queste linee arancioni o rosse e delle forme di adeguamento non c’è stata.
Il rischio di rigetto dell’accordo per la mancanza di coinvolgiemnto dei cittadini è una preoccupazione molto importante, non possiamo permetterci che arriviamo a fine estate con la parafatura dell’accordo e che si chiami poi cittadini a pronunciarsi su una cosa del genere, sarebbe deleterio. Dopo passeranno anni prima che si riprenda in mano la questione. La Svizzera per un referendum ha avuto il blocco di trattative che pensava di portare a casa facilmente con l’Ue. Va messo a disposizione di tutti i gruppi consiliari lo studio che il gruppo tecnico ha predisposto per esaminare aspetti che possono trovarci in difficoltà, per capire che tipo di adeguamento dovremo fare a fronte dei benefici. Prima di qualsiasi parafatura va fatto questo confronto qui dentro, altrimenti il rischio di rifiuto dell’accordo è un rischio che non riusciremo ad eliminare. Mi auguro il dibattito abbia questa finalità.

Marianna Bucci, Rete
Dalla scorsa legislatura siamo passati alla situazione in cui il Consiglio grande e generale è nuovamente esautorato, o meglio, mi pare che venga usato per dare solo una copertura istituzionale ad atti posti in essere altrove, almeno che si voglia far credere che questo riferimento del Segretario valga come un coinvolgimento. Noi oggi parliamo dell’accordo ma non siamo coinvolti nel processo di negoziazione. Gli odg di cui il Segretario parla nella relazione, penso all’utimo su libertà di stabilimento, sono assolutamente autoreferenziali, privi di indicazioni precise e votati solo a maggiorana. Servono solo a dare un cappello istituzionale a un percorso che coinvolge solo marginalmente l’organismo legislativo. Eppure la partecipazione al negoziato non è prerogativa del governo, si andrà a concludere l’accordo con l’intero Paese.

Il lavoro del Dipartimento affari europei deve essere condiviso in quest’Aula nella sua interezza e gli indirizzi che si portano al tavolo negoziale non devono essere espressione del Congresso, ma di questo Consiglio, non è pensabile che gli della atti Commissione esteri siano dei mandati a scatola chiusa per il Segretario di Stato. L’organo legislativo deve intervenire in fase preliminare, in stretta collaborazione con i tecnici, per decidere le linee rosse. Il recepimento dell’aquis è competenza dell’organo normativo, non di uffici tecnici, ed è parte del progetto Paese, non frutto di un lavoro fine a se stesso delle segreterie di Stato.
Il ristabilimento delle relazioni con l’Italia non è orpello, ma è propedeutico all’Accordo Ue, affrontarlo senza sciogliere il nodo dei rapporto con l’Italia è come voler correre prima di imparare a camminare. Ed è tanto più rischioso a fronte di un Segretario che non gode della fiducia dell’opposizione, che rappresenta il 70% della popolazione. Il Segretairo dice che prima dell’estate si procederà alla parafatura dell’accordo, ma Aguilar parla piuttosto di dichiarazione congiunta con gli altri due piccoli Stati e sono cosa diversa.
Il nostro gruppo ha sostenuto fortemente l’accordo di associazione, spiace l’approccio autoreferenziale, sarebbe potuto essere invece un percorso in grado di unire parti politiche, imprenditoriali e sociali. Siamo in tempo per correggere la rotta e maggioranza e govenro sono ancora in tempo per cogliere l’opportunità di fare un percorso condiviso, invece di procedere anche su questo accordo a colpi di maggioranza.

Luca Santolini, C10
Credo sia un peccato il fatto che in questa legislatura dai toni troppo alti qualcuno abbia tentato di buttare nella bagarre politica anche il tema dell’avvicinamento all’Ue. Le critiche arrivate negli ultimi mesi- e anche in alcuni interventi di oggi- di poca condivisione non possono essere condivisibili, li ho sempre considerati strumentali. La commissione Esteri, emanazione del Consiglio, deputata a parlare di questi temi, riceve un aggioranameno ogni tre mesi in maniera riservata. Quello che è stato fatto- ed è stato spiegato più volte in Commissione esteri- è stato raccogliere feedback man mano che le fasi della trattativa si seguivano dai soggetti interessati, che poi il gruppo di lavoro ha elaborato e portato al tavolo. Credo vada raccolta con favore l’ennesima disponibilità espressa dal Sds Renzi di approfondire nel dettaglio l’iter di individuazione delle linee rosse in incontri riservati con i partiti. Se ci si vuole nascondere dietro al dito di voler fare un incontro pubblicamente, malgrado le esigenze di riservatezza, è un altro discorso.
Oggi che questo percorso ha raggiunto a una certa sostanza con la richiesta di parafatura da parte della Commissione, entro l’estate, e che le linee rosse siano state comunicate alla controparte e che sia stato compreso come certe specificità devono essere rispettate, sono partiti gli incontri con i cittadini per spiegare il percorso compiuto fino ad ora. E’ un modo questo corretto di operare che si deve concludere con il passaggio confermativo che dovrà chiedere ai cittadini sammarinesi di esprimersi sul risultato raggiunto. Questo è un passaggio che non deve essere strumentalizzato e deve condurre a una campagna informativa il più dettagliata possibile, da parte di una politica seria e responsabile, che non vorrà usare un referendum così importante sul futuro di tutto contro il governo di turno.
San Marino oggi non ha alternative ma deve giocarsi le sue carte al pari di altri Paesi, dobbiamo rimboccarci le maniche, è il momento di remare tutti dalla stessa parte per far fare a San Marino e alla sua economia uno scatto prima di tutto culturale e mentale, avremo così vantaggi economici ma anche da un punto di vista sociale.

Tony Margiotta, Gruppo Misto
Ho partecpato anche io alla Commissione Esteri del 22 febbraio, dove il Segretario e il prof. Baratta hanno spiegato il modo in cui si sviluppa la negoziazione, sono sì state individuate queste linee rosse, al cui interno si devono trovare soluzioni che non però sono state esposte. Sono convinto che l’accordo con Ue sia necessario, ma c’è un problema di fondo. Il coinvolgimento di fatto. E rispondo qui a chi mi ha preceduto: verso queste soluzioni e quelle clausole di salvaguardia che servono per il nostro accordo, rispetto quelle deroghe che sono necessarie per il nostro Paese, si è creata una spaccatura all’interno della Commissione, per la mancanza di informazioni e di coinvolgimento. Sono d’accordo sul fatto che dobbiamo evidenziare i costi e i benefici, d’accordo che oggi abbiamo soprattutto obblighi e abbiamo la necessità di avere anche diritti necessari. Relativamente a quella libertà legata alla circolazione di persone e merci e di servizi e capitali dobbiamo individuare la modalità giusta di recepimento per il nostro Paese. Sto parlando di quote, per le persone che sono economicamente attive, legate a permessi a breve termine, anche di quote legate a persone non economicamente attive a come ci si comporta con loro e la loro famiglia, questo è un dibattito che deve essere fatto apertamente e politicamente in maniera trasversale. Fa piacere che il Segretario abbia iniziato una serie di incontri in tutti i Castelli, il problema che rivolgo anche al Segretaio è che alla cittadinanza si spiega sì il percorso compiuto da San Marino, ma di fatto obiettivi e dati non vengono forniti. E’ un errore. Ma non voglio fare polemica, l’obiettivo lo dobbiamo raggiungere.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Ringrazio il Segretario per aver finalmente portato in Aula un dibattito necessario, era decisamente ora di portare all’interno dell’Aula consiliare un tema che riguarderà il futuro del Paese e su cui finora ben poco era stato fatto. Se non siamo in grado di intervenire oggi su temi di questa portata è forse il caso che ci dedichiamo a qualcos’altro, qui dobbiamo far sentire nostre opinioni. Io ammetto che ero uno di quelli che ai tempi del Referendum aveva grandissime perplessità sul percorso avvicinamento verso l’Europa. Col tempo però è cambiato il mondo in cui viviamo, oggi mi devo ricredere. Quel percorso di avvicinamento è fondamentale. Non possiamo permetterci di rimanere fuori da contesti che ci circondano. Accolgo favorevolente il primo momento di confronto in aula, non posso che fare emergere ancora delle mie perplessità. Dovremmo mettere in dubbio rispetto le 4 libertà fondamentali tutto un percorso svolto dal nostro Paese dal 2008. Abbiamo fatto di tutto per ‘omologarci’ agli standard internazionali ma finora abbiamo solo sofferto e non raccolto i benefici di quel percorso. Se lavoriamo in modo adeguato al percorso di avvicinamento all’Ue sono sicuro molti dubbi li elimineremo perché è un percorso obbligato. Ma non possiamo fermarci alle prime circostanze e a valutazioni solo tecniche, dobbiamo andare avanti fino ad arrivare a un ragionamento di cambio di paradigma totale del nostro Paese, mentale e culturale. E se non siamo noi, qui dentro, convinti, è inutile che andiamo dalla gente. Valutiamo bene, come Paese, quali deroghe chiedere e ottenere, e dobbiamo deciderlo qua dentro. La nostra capacità di negoziato deve essere messa sul tavolo tra obblighi e deroghe. Lei Segretario ha parlato di vantaggi per il sistema bancario che potrà integrarsi nel mercato unico europeo, ma così ha anche affermato che tutto il negoziato dovrà avvenire attraverso l’affiancamento con il nostro partner principale, la Repubblica italiana. Se è al nostro fianco, lo deve essere in tutto, non solo in quello che le conviene. Lo dico proprio nel momento che sono 4 mesi che c’è un contenzioso sulle targhe con l’Italia.

Fabrizio Francioni, Ssd
Molto importante è la relazione sulla raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio e alla Commissione concernente l’accordo di associazione tra l’Unione europea, Andorra, Monaco e San Marino presentato dal relatore Lopez Aguilar, una relazione che promuove a pieno titolo il negoziato per l’accordo di associazione tra l’Unione europea e tre piccoli Stati, Andorra, Monaco e San Marino, e lo fa riconoscendo a questi piccoli Stati non solo una forte vocazione storica e culturale di stampo europeo, ma anche la ferma volontà di approfondimento delle relazioni politiche, economiche e culturali con l’Unione europea stessa.
Come ben sappiamo, allo stato attuale, sono diverse le criticità che i Paesi di piccole dimensioni come la nostra piccola Repubblica incontrano nel relazionarsi con i paesi dell’Unione europea in qualità di paesi terzi in primis. Pur avendo accordi di libera circolazione delle persone con i paesi confinanti, non beneficiano di un accordo equivalente con l’Unione che garantisce la libera circolazione dei loro cittadini nel territorio dell’Unione europea. Questo impedisce spesso ai loro cittadini di lavorare, studiare, stabilire l’impresa o investire nei Paesi dell’Unione. Scopo dell’accordo è il raggiungimento di determinati obiettivi ossia attraverso il miglioramento delle relazioni con gli Stati dell’Unione europea per andare a creare nuove opportunità per un’importante e ulteriore sviluppo economico. Tra l’altro, nella propria relazione del Parlamento europeo si riconosce che in tal maniera ci possano essere effetti positivi dal punto di vista economico e sociale anche nelle regioni degli stati membri confinanti dei suddetti piccoli Stati, grazie anche a ulteriori opportunità di lavoro che verrebbero a crearsi. Sono molte le opportunità da cogliere.
Andrea Zafferani, Sds Industria
Ritengo questo dibattito verta su uno dei temi più importanti che la Repubblica e l’Aula parlamentare possano affrontare in questo momento. Questo accordo che San Marino sta negoziando è in prima batutta un accordo che offre opportunità di carattere economico al sistema e alle persone della nostra Repubblica. E va messo sul piatto quali possono essere gli elementi favorevoli del percorso e quali possono essere gli elementi negativi, ma non facendosi prendere da pensieri istintivi o legati a umori. Sui social a volte si parla di temi dell’accordo legandoli ad altri temi che non lo riguardano, se non in nulla parte. Serve razionalità sui contenuti o non contenuti dell’accordo. Ci sono indiscutibili opportunità da cogliere: l’accesso alle 4 libertà fondamentalid i cui San Marino non può godere. Poi il superamento di adempimenti burocratici che attanagliano le nostre aziende che si muovono nel mercato europeo e che rappresenterebbe una riduzione di uno svantaggio presente, e vorrebbe dire più lavoro. Come potete vedere tutti dal rapporto Aguilar, la risoluzione del parlamento europeo ha tenuto conto per i piccoli Paesi di elementi di salvaguardia, questo risultato è costato fatica e relazioni, non diamo le cose per scontate.
Quando ci sarà l’iter di discussione, già partito con serate pubbliche, a che sarà più forte nel momento in cui si chiederà l’opinione dei cittadini, credo che tutte le forze politiche avranno un atteggiamento responsabile e attento.
Davide Forcellini, Rete
Finalmente arriviamo a un dibatitto richiesto da tempo. Oggi abbiamo sì notizie importanti, ma superficiali. Ho diverse cose da chiedere al Segretario: si dice nella relazione che anziché un unico accordo si è scelto di procedere a tre protocolli-paesi, San Marino, Andorra e Monaco avranno ciascuno un accordo differente. Anche questo è un aspetto molto importante che l’Aula e il paese devono conoscere. Quale è reale motivo per cui non siamo riusciti ad avere un accordo comune? Quindi l’affermazione ‘nulla è deciso fino a quano tutto è deciso’: sono parole che mi lasciano perplesso perché rivelano un equilibrio precario. Poi si dice che San Marino si è distinta rispetto gli altri due paesi per una maggior determinazione nel raggiungere l’accordo. Occorre sempre, quando ci si pone in questi contesti, avere certezza di rappresentare un Parlamento e un Paese, il mandato non deve averlo né dal congresso, né da sé stesso, ma da quest’Aula e dal Paese. Poi cita gruppi di lavoro interdipartimentali che hanno analizzato le linee gialle, verdi, rosse…ci saranno quindi dei report, ce li volete far vedere?
Marco Gatti, Pdcs
L’accordo con l’Ue è una partita che dobbiamo portare avanti nel migliore dei modi e che per San Marino può significare opportunità di crescita economica o meno. Con l’Europa San Marino si è approcciata negli anni attraverso il suo vicino, l’Italia, attraverso accordi non da poco. Quando San Marino ha siglato con l’Ue la Convenzione monetario, l’accordo doganale e l’accordo di cooperazione, si è riusciti a mantenere rapporti in essere con l’Italia. Quindi il rapporto con l’Italia è sicuramente un rapporto che a suo tempo l’Europa tenne presente e il primo binario che dobbiamo continuare a seguire per riuscire a fare un buon accordo con l’Europa è quello di essere accompagnati in questo percorso dall’Italia ,come è stato fatto nei precedenti accordi. Altra cosa è il rapporto con l’Europa dove si parla di 4 libertà. Noi non aderiremo all’Ue, saremo un Paese terzo ma miglioreremo gli accordi in essere per intensificare tematiche rilevanti in campo economico e non solo. Ringrazio il Segretario per la disponibilità a incontrarsi, anche in maniera riservata, per parlare anche delle linee rosse, ma sono preoccupato per due cose: il rapporto con l’Ue per gli stati europei non è semplice, anche per chi ne fa parte c’è molta agitazione, ed è un errore per l’Europa perdere unità. Serve uno sforzo per mantenere questa unione.
Tutte le forze politiche devono iniziare a ragionare concretamente su costi-benefici per giungere a traiettorie che portino ai risultati migliori per San Marino. Questa strada è fortemente a rischio, se ascoltiamo la gente e guardiamo quanto avviene fuori San Marino può diventare pericoloso, invece noi non possiamo sfuggire dall’occasione di migliorare accordi che abbiamo e di compiere quindi un passo in avanti rispetto questi. Quindi serve avere strutture adeguate per gestire l’accordo, perché diventi non solo onere ma anche vantaggio.
Sandra Giardi, Rete
Sicuramente il percorso per giungere all’accordo con l’Ue, verte sulle opportunità che ne potrebbero derivare per San Marino, ma anche su quelle che potrebbero essere le difficoltà.
Tra le preoccupazione espresse nei confronti dei micro Stati c’è quella di prevenire il rischio di rifiuto dell’accordo, dopo che è stato fatto, per mancanza di condivisione, come già sollevato in quest’Aula. Non credo l’accordo possa saltare se il Segretario ci illustrasse i contenuti. Ci sono livelli di informaizone che dovrebbe portare in Aula, anche se in regime di segretezza. E’ importante conoscere costi e benefici dell’accordo.

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26 Aprile 2019
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