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In Parlamento primo si alla legge per il riconoscimento delle unioni civili tra gay

gayPrimo si in Senato alle unioni civili. La commissione Giustizia del Senato, con 14 si, 8 no e un astenuto, ha approvato il testo base della relatrice Monica Cirinnà (Pd) che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso consentendo anche le adozioni gay tramite l”istituto dello stepchild adoption. Il testo regolamenta anche le coppie di fatto tra eterosessuali. A votare si sono stati Pd e M5s. Hanno votato contro Ncd, Lega e Forza Italia. Si è astenuto il senatore Fi Ciro Falanga.

Quanto ai numeri in commissione Giustizia del Senato, quindi, a votare a favore del testo Cirinnà sulle unioni civili sono stati i 9 senatori del Pd, i tre del Movimento 5 stelle e il socialista Enrico Buemi, più il componente del gruppo Misto. Al termine della seduta Ciro Falanga (Fi) spiega il perché della sua astensione mentre il resto del gruppo in commissione ha votato no (anche se in Senato l”astensione vale comunque come un voto contrario). “Io sono favorevole alla regolamentazione delle unioni anche tra persone dello stesso sesso. Ho però qualche perplessità sul testo Cirinnà che, creando un istituto ad hoc per le coppie omosessuali, crea costituzionalmente una disparità di trattamento con chi è etero”.

Soddisfatta Cirinnà, del Pd: “E’ un grande risultato per l’Italia- spiega- Il testo base approvato in commissione Giustizia al Senato “non equipara” le unioni civili al matrimonio, l’istituto del matrimonio si basa sull”articolo 29 della Costituzione (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”) mentre il testo sulle unioni tra persone dello stesso sesso fa riferimento all’articolo 2 (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell”uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l”adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”).

La relatrice dice di essere “parzialmente soddisfatta” del voto di oggi perché, pur trattandosi del primo sì del Senato sul tema, “c’è ancora tutta la fase emendativa” da affrontare. E i tempi non sono proprio ravvicinatissimi. Il termine per gli emendamenti infatti è stato fissato al 7 maggio. Poi ci sarà l’iter in aula. Cirinnà si dice comunque ottimista anche in vista delle votazioni in assemblea. “Abbiamo 120 senatori del Pd- sottolinea- i numeri ci sono”. Ma la maggioranza si è già spaccata con il voto contrario dell”area centrista di Ncd e l’assist dato da M5s al Partito democratico. Cirinnà osserva: “Non si tratta di avere una maggioranza algebrica, le maggioranze parlamentari vanno ricercate in modo ampio. Sui diritti poi le maggioranze sono sempre state trasversali, è stato così ai tempi della legge sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza. Se qualcuno, anche in Forza Italia e Ncd, vorrà fare un voto di coscienza al contrario spero lo faccia”.

Infine l’Arcigay. “Un primo passo ma la strada impervia comincia ora” ha scritto Flavio Romani, presidente di Arcigay- L’obiettivo per noi resta il matrimonio e la piena parità ma non per questo rinunciamo a seguire l’iter di questa legge. Non siamo ingenui, l’orizzonte è pieno di trappole, le stesse in cui è incappata, ad esempio, la legge contro l’omotransfobia. Il nostro appello è quindi rivolto ai senatori affinché sul testo approvato oggi, nel dibattito in aula, non ci siano arretramenti: su questo vigileremo con attenzione”.

26 marzo 2015

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