VIDEO | Celebrati i 20 anni dalla legge 42/1999, Beux: “Ancora non interiorizzata da tutte le professioni”

Presso l’Aula dei Gruppi parlamentari il focus ‘I primi vent’anni della legge n.42/1999’
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Fare il punto sulla legge 42 del 1999 che riconobbe le professioni sanitarie come professioni intellettuali, ma anche sugli scenari che ha aperto la legge n.3 del 2008 con l’istituzione degli Ordini. Questo il focus dell’incontro ‘I primi vent’anni della legge n.42/1999’ che si è tenuto questa mattina a Roma presso l’Aula dei Gruppi parlamentari.

“La legge ha permesso alle professioni sanitarie di rispondere direttamente ai bisogni di salute dei cittadini e mettere a disposizione tutte le loro competenze senza alcun tipo di intermediazione da parte di altre professioni o di modelli organizzativi o legislativi”, ha spiegato Alessandro Beux, presidente dell’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

“Questa relazione diretta tra ogni singolo professionista e il cittadino che ha bisogno di cure è l’elemento più importante della legge 42 del 1999”. Secondo Beux “a vent’anni di distanza è una legge che ancora non ha interiorizzato le indicazioni e il paradigma fondanti, ovvero l’essere professionista a tutto tondo e quindi condividere le incertezze che caratterizzano la sanità e che non possono essere facilmente gestite sulla base di un elenco puntuale di cose da fare o non da fare. E’ un modo di approcciare ai bisogni di salute più impegnativo- ha concluso- perché richiede anche dei rischi oltre che una valutazione critica: però è l’unico modo che si confà allo status di professionista intellettuale a tutto tondo, una figura che deve saper fare anche in presenza di variabili certamente più impegnative rispetto a quelle che caratterizzavano il mondo della ausiliarietà”.

LEGGE 42/1999, TAVARNELLI (AIFI): OBIETTIVO COMUNE MIGLIORARE LA VITA DELLE PERSONE

La legge 42 del 1999 “ha riconosciuto il nostro stato di professioni sanitarie e quindi non più ausiliarie. In questi vent’anni sono accadute molte cose, non ultima l’approvazione l’anno scorso della legge sugli Ordini professionali, quindi una grande storia, un grande percorso. Sabato c’è stato anche un incontro a cui hanno partecipato non solo le professioni sanitarie, ma anche i medici, in cui abbiamo pensato a questo manifesto comune. L’obiettivo è quello di migliorare la qualità di vita delle persone e di rispondere sempre di più ai bisogni dei cittadini“. Lo ha dichiarato Mauro Tavarnelli, presidente dell’Aifi-Associazione fisioterapisti, a margine dell’incontro su ‘I primi vent’anni della legge 42/1999’ organizzato da Fnopi-Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, Fnopo-Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica, Conaps-Coordinamento nazionale associazioni professioni sanitarie, Tsrm Pstrp-Federazione nazionale ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, a Roma presso l’aula dei gruppi parlamentari. Daniela Gaburri, responsabile per Aifi della Formazione avanzata, ha sottolineato l’importanza dell’appello del presidente Alessandro Beux per “mettersi insieme e creare un unico codice deontologico che valga per tutte le professioni”.

LEGGE 42/1999, ANELLI (FNOMCEO): RETE E’ MODELLO FUTURO

“È indubbio che si sono fatti dei grandissimi passi in avanti proprio perché il riconoscimento delle professioni sanitarie, quindi il riconoscimento delle competenze, ha comportato un aumento della qualità nell’erogazione dei servizi grazie ai processi formativi che sono stati messi in campo. Oggi addirittura diventano Ordini professionali, con la legge Lorenzin dello scorso anno, e a questo si associa anche l’autonomia e la responsabilità che deriva da essere professioni ordinistiche accanto naturalmente all’adozione di tutti quei principi etici che da sempre contraddistinguono le professioni sanitarie”. Lo ha dichiarato Filippo Anelli, presidente Fnomceo, a margine dell’incontro su ‘I primi vent’anni della legge 42/1999’.

“C’è chi oggi ha una visione individualistica- ha continuato- regionalistica e chi invece guarda a un modello dello sviluppo della sanità come quello della ‘sanità a rete’ dove le competenze e le proprie capacità professionali diventano strumenti per realizzare pienamente il diritto alla Salute, garantendo a tutti i cittadini sul suolo italiano le prestazioni in maniera equa, non differente da luogo a luogo. Le professioni sanitarie sono quelle che oggi tengono insieme questo sistema, che è un sistema universalistico; per consentire che vada avanti c’è bisogno di un rinnovamento, di maggiori finanziamenti ma sicuramente di un’organizzazione diversa. Credo che ogni cittadino- ha concluso- si debba sentire curato alla stessa maniera, un modello di sanità a rete, che metta insieme i professionisti insieme, può garantire le stesse prestazioni”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

26 Febbraio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»