Il chirurgo plastico: “Disagio estetico può considerarsi malattia”

L’esperto: "Invecchiamento genera sofferenza"
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ROMA – Zampe di galline, palpebre cadenti, seno svuotato: gli anni che passano lasciano il segno e spesso provocano uno stato di malessere profondo. “L’invecchiamento, soprattutto per una donna, è un processo che può generare sofferenza: il disagio estetico diventa un amplificatore di tutti quei cambiamenti umani, personali, familiari, lavorativi tale da causare, in alcuni casi, un peggioramento della qualità della vita. Quindi perché non pensare che questa condizione possa essere riconosciuta come malattia?”, spiega Giulio Basoccu, chirurgo plastico, responsabile della Divisione di Chirurgia plastica estetica e ricostruttiva presso il Gruppo INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano e Docente all’Università di Tor Vergata.

“Il chirurgo plastico vive le problematiche del disagio estetico in maniera diversa rispetto a chi osserva dall’esterno – afferma l’esperto – Se una donna vive un disagio e questo le crea sofferenza credo sia giusto approfondire dal punto di vista psicologico. E’ facile constatare come l’invecchiamento fisico, in una fase della vita particolare come possono essere i 50 anni e l’arrivo della menopausa, trascini con sé un carico pesante diventando anche invalidante. Spesso la volontà di ricorrere alla medicina o chirurgia estetica non è uno stupido vezzo ma un disagio psicologico”.

Quali sono le principali richieste avanzate dalle donne che attraversano una fase di disagio? “In genere le pazienti vivono male l’invecchiamento del viso, l’appesantimento delle palpebre, come anche un seno rovinato dalle gravidanze – prosegue Basoccu, anche presidente di Secondo Cuore Onlus. – tutte quelle condizioni estetiche che compromettono la salute estetica e fisica in modo serio”. E lo stesso può accadere per le più giovani non soddisfatte del proprio aspetto fisico: “Si potrebbe pensare che ci sia una condizione di disagio psicologico da indagare profondamente in ogni persona che ha un cattivo rapporto con il proprio corpo”.

“Bisogna considerare le situazioni singolarmente ma credo che il fortissimo disagio causato da una non accettazione di sé possa e debba essere approfondito e non liquidato in modo semplicistico. Non si capisce perché l’integrità fisico-estetica – conclude – non debba avere nessuna dignità rispetto alla condizione della donna e non debba essere affrontata con più lucidità”.

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26 Febbraio 2019
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