VIDEO | A Milano la rabbia dei corrieri di Amazon: “Troppo pochi 4minuti a consegna”. Sciopero ne fa saltare 2.000

A Milano protestano i fattorini in presidio sotto la sede di Amazon. La media è di 120 pacchi al giorno, i racconti delle loro giornate
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

MILANO – Sicurezza, ma anche meno carichi di lavoro, più tutele, più assunzioni. I driver Amazon non reggono le direttive aziendali del colosso e-commerce, ed anche nella centralissima piazza 25 aprile, a Milano, le sigle dei sindacati confederali dei trasporti della Lombardia danno eco alla mobilitazione iniziata ieri a Buccinasco e a Brescia, e proseguita stamane all’alba in altre zone di Milano.

“Non c’è solo il numero di stop eccessivi– spiega Silvano, 48 anni, driver- ma una pessima organizzazione: mi capita di fare una consegna alle 8 del mattino in una tal via per poi ritornarci alle 4 del pomeriggio”. Questa situazione diventa un vero è proprio ‘dramma’, perché “noi con quattro minuti tra una consegna e l’altra facciamo 200.000 inversioni a ‘U’ al giorno, rischiando la nostra vita”.

La media è di 120 consegne al giorno

Silvano fa 120 consegne di media al giorno, con orari lavorativi che iniziano all’alba e si esauriscono al tramonto (“Esco la mattina alle 5, rientro alle 19“). “Loro più vedono che noi riusciamo a consegnare e più ci caricano– spiega- riducono personale, ma non i carichi”. Ma 120 consegne al giorno sono eccessive, conferma anche Roberto, 64 anni, un passato da cameraman, una vita da far ripartire: “Pensavo che il fattorino fosse un lavoro facile. Ma con questi carichi non si può”.

“Il problema non sono i pacchi, ma il numero di fermate: 4 minuti a consegna troppo pochi”

Roberto spiega come a 64 anni con un massimo di 100 stop al giorno si riuscirebbe a svolgere un lavoro dignitoso, non con 120 però. “Conta il numero di stop, non il numero di pacchi“, dice, proprio perché una fermata può includere più consegne, “anche fino a 15 pacchi”, sottolinea il driver. “Resta il fatto che quattro minuti a consegna non vanno bene“, spiega, soprattutto se si pensa al tempo che a volte impieghi per parcheggiare: “Non puoi mica parcheggiare sempre davanti al civico- aggiunge Roberto- e non sempre il cliente arriva subito, a volte sono condomini con vari interni, ti dice ‘arrivo’, poi passa un quarto d’ora… e non è colpa né mia né sua, ma di questa dinamica”, conclude.

CON LO SCIOPERO SALTATE 2-3.000 CONSEGNE

“Milano è il fulcro di questo settore, quantificare è difficile. Se parliamo di circa 200 consegne per ogni furgone, considerando la platea di 1.000 corrieri, fate presto a capire che 2-300.000 consegne sono saltate”. Parola di Emanuele Barosselli, segretario lombardo della Cgil settore logistica, che prova a tracciare un bilancio di questa giornata di mobilitazione dei corrieri Amazon lombardi.

Dal presidio cittadino di piazza XXV aprile (qualche centinaio di persone), il sindacalista parla anche dell’adesione generale al presidio. “Totale” dice Barosselli, e questo “al netto dei tempi determinati che, con il ricatto del mancato rinnovo, non hanno aderito, anche se abbiamo avuto alcune adesioni anche da quel settore”. Le richieste, già parzialmente accolte se non altro in forma di trattativa, prevedono premi risultati per gli autisti, riduzione dei carichi, stabilizzare i tempi determinati e inserimento delle timbratrici per riconoscimento straordinario, stabilizzare i tempi determinati.

In poche parole, spingere l’azienda a riconoscere quelle due ore al giorno di tempi accessori che, come spiega Barosselli, pur non venendo pagate si riempiono “tra riunioni organizzative, carico dei furgoni e code per entrare e uscire dai depositi, perché con un numero così alto di corrieri (7-800 sono solo quelli stabili in regione) ci vuole almeno mezz’ora di tempo”. Nel pomeriggio è attesa la presenza del segretario nazionale Cgil, Maurizio Landini.

LANDINI: INIZIARE TUTTI A FARE LOTTA COL PORTAFOGLIO

“Bisognerebbe iniziare a fare una lotta anche con il portafoglio, insomma quando si ordina un prodotto che arriva a casa bisogna che si pensi alle condizioni in cui ha lavorato la persona che te lo porta, a volte a rischio della propria vita”. È il messaggio lanciato dal leader Cgil Maurizio Landini, intervenuto al presidio meneghino dei driver Amazon, il colosso e-commerce, che, assicura, nessuno vuole ostacolare: “Il nostro obiettivo è far funzionare meglio Amazon, non non farlo funzionare“. Però “ci vogliono più lavoratori e le condizioni di lavoro vanno negoziate e decise non da algoritmi ma da persone”. Questo perché “io- dice Landini- che non ho un account Amazon non sono contro la tecnologia, dico solo che anche i lavoratori possono discutere su come si usa la tecnologia”.

Una vertenza difficile, quella con un colosso che fattura annualmente come due Stati. “Qui è peggio anche del lavoro a cottimo, perché se uno applica il cottimo, nel contratto c’è un minimo di cottimo e dunque c’è scritto quanti contatti devi fare”, chiarisce il leader Cgil, mentre qui “siamo di fronte al fatto che decidono loro quanti ne fai”. In poche parole, “siamo in mezzo a un’organizzazione fordista in cui non vengono neanche usate le esperienze contrattuali che avevano limitato il fordismo”. Una battaglia che può sembrare quella di Davide contro Golia. Ma per Landini “le battaglie facili non esistono”, un Landini che poi si rivolge al governo: “Siccome ho visto nelle dichiarazioni di questa mattina del presidente del Consiglio che nei prossimi giorni. per affrontare i problemi dell’economia, dice che vorrebbero mettere mano anche al codice degli appalti”, afferma, “ecco io dico che dovrebbero mettere mano a quel codice ma non per fare quello che vorrebbero loro, ossia rendere gli appalti più facili e più brevi”.

Il Governo, afferma il segretario nazionale della Cgil dovrebbe “fare in modo che la responsabilità delle condizioni di lavoro sia anche dell’azienda appaltante o committente“. Il riferimento specifico è proprio a situazioni come quella di Amazon, in cui la multinazionale spesso rimpalla responsabilità sulla ditta committente. “Non posso non interessarmi delle condizioni dei lavoratori facendo finta che non sono io ad usufruire di quel lavoro o di quel servizio”, è il pensiero del leader Cgil. Insomma, “non stiamo discutendo di soldi”, dice davanti a un paio di centinaia di driver, ma la battaglia “deve avere una condizione di dignità“. In sostanza, “non è che se mi dai i soldi faccio quello che vuoi tu e non devo tornare a casa talmente stanco da non riuscire a parlare coi miei cari o peggio ancora- chiude Landini- preoccupato per il giorno dopo”.

PRESIDIO MILANO: NON “VOGLIAMO PIÙ SOLDI, MA SICUREZZA”

“Questa non è una mobilitazione per chiedere più soldi, ma per avere più qualità e sicurezza sul posto di lavoro“. Così Luca Stanzione, segretario della Filt-Cgil della Lombardia, parlando a Radio Articolo1, sul presidio, in corso, dei driver di Amazon, a Milano. Insomma, i dirigenti del colosso americano dell’e-commerce non pensino di risolvere la situazione “con l’ipotesi che se veniamo pagati di più ci rimettiamo al lavoro, perchè si parla di un problema di qualità del lavoro, che non può essere remunerata”, incalza Stanzione, invitando semmai chi sta ai vertici dell’azienda a “venire a vedere che cosa vuol dire passare una giornata consegnango il doppio dei pacchi che normalmente vengono assegnati ai driver del settore”.

Una protesta a cui è atteso il segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, e a cui aderiscono i 1.300 fattorini che lavorano per aziende in appalto che però prestano servizio “solo per Amazon” e che, quotidianamente, subiscono “ritmi di lavoro estenuanti, pressioni sulle tempistiche di consegna e regole che non vengono rispettate”.

Amazon è “un’azienda parcellizzata”, ma in realtà, spiega il sindacalista, “non è proprio così perchè il lavoro di queste aziende esterne è gestito con le regole di Amazon, che devono rispettare il suo algoritmo, quindi è come se ‘fossero’ direttamente Amazon”. Da qui nasce una situazione “fisicamente impossibile”, continua Stanzione, aggiungendo che nonostante l’azienda “continui ad acquisire fette importanti di mercato” e “ha un fatturato che somiglia al prodotto interno lordo di un Paese più che di un’impresa”, non accresce in maniera proporzionale il numero di lavoratori. Tra l’altro, le due cose potrebbero coesistere, perchè “non è detto che il mondo digitale e low cost siano sinonimo di bassa qualità”, continua il sindacalista facendo l’esempio di EasyJet, compagnia aerea a ‘basso prezzo’. Devono cambiare però, “i modi di distribuzione e di contrattazione“, aggiunge Stanzione riferendosi all’accordo che era stato raggiunto con Amazon a ottobre, “molto importante, a cui però non si è fatto seguito, come ad esempio, per l’installazione delle timbratrici. Può sembrare una banalità ma averle significa vedere la registrazione effettiva degli orari di lavoro, mentre invece tutti i mesi riceviamo delle buste paga che, guarda caso, sono sbagliate a carico dei lavoratori”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

26 Febbraio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»