Lo spazio, l’oggetto e l’altro: partire da qui per comprendere l’autismo

ROMA – Lo spazio, l’oggetto, l’altro. Sono i tre momenti di formazione proposti dalla Fondazione Martin Egge Onlus a Venezia nell’ambito dell’iniziativa ‘L’autismo nella scuola dell’infanzia’ (http://www.fondazionemartineggeonlus.org/news/l-autismo-nella-scuola-dell-infanzia). Le insegnanti della scuola dell’infanzia sono importantissime per la Fondazione: “L’anno scorso abbiamo organizzato per loro, ma anche per chiunque sia interessato a lavorare con bambini/e di questa fascia d’età, un corso dedicato alla sperimentazione di attività creative che permettano di includere i bambini appartenenti al cosiddetto ‘spettro autistico’. Quest’anno abbiamo deciso di andare più in profondità con tre incontri: il primo lo abbiamo dedicato allo spazio dell’accoglienza del bambino con autismo, e si è svolto lo scorso 10 febbraio. Il prossimo sarà centrato sull’oggetto autistico ed è in programma il 10 marzo– fa sapere alla Dire Chiara Mangiarotti, presidente della Fondazione-. Orientamenti diversi dal nostro considerano che l’oggetto delle stereotipie sia qualcosa da portare via al bambino. Noi, invece, sappiamo che dobbiamo lavorare su quell’oggetto perché è un complemento per il piccolo. Insieme ai partecipanti cercheremo di capire come accostarci al bambino autistico a partire dal suo oggetto per poi farlo evolvere, nella prospettiva di includere il bambino con autismo nel gruppo classe”.

L’incontro del 10 marzo vedrà alternarsi come relatori Nicola Aloisi, psicoterapeuta della Fondazione Martin Egge Onlus, e Chiara Mangiarotti che spiegheranno cosa sia l’oggetto autistico; Delfina Donè, musico-terapeuta e musicista, e Raffaella Marchiori, psicomotricista, proporranno, attraverso esercitazioni e giochi, un percorso ‘dentro l’oggetto’ per concentrare poi l’attenzione al ritmo dell’oggetto. Infine, chiuderà la giornata, Roberta Favia, dell’associazione Teste fiorite, che presenterà ‘I libri oggetto. Incontro ravvicinato con la letteratura’, “nella convinzione che non esistano libri ‘speciali’ per bambini ‘diversi’- afferma Mangiarotti- ma libri che possano accogliere ogni tipo di lettore, coinvolgendolo ad esempio attraverso la sua forma tattile o sonora”.

Cos’è l’oggetto autistico?

“Un bambino autistico si presenta spesso con un oggetto in mano, che può essere un pezzo di legno, una penna, un pupazzetto o una qualsiasi altra cosa. Noi crediamo che il bambino trovi il suo complemento con quell’oggetto per tentare di stare al mondo e che separarlo da esso comporti un grande dolore. Con l’oggetto effettua delle azioni- sottolinea la psicoanalista- le cosiddette stereotipie. Ad esempio, se il bambino ha una bacchetta di legno in mano e non fa altro che batterla sul tavolo, questo movimento da molti è considerato una stereotipia da eliminare. Noi riteniamo, al contrario, che la ripetizione rappresenti un suo tentativo per entrare nel mondo dei significanti, delle parole, un mondo fatto di tanti significanti discreti, perché anche un bambino autistico è nel linguaggio seppur non riesca a servirsene per comunicare. È come se ripetesse sempre lo stesso significante, nell’impossibilità di metterlo in sequenza con un secondo significante e giungere a un senso. Noi ci agganciamo a questa ripetizione- spiega Mangiarotti- cerchiamo di inserirci delicatamente nel suo battito per proporre delle variazioni, una delicata forzatura per aggiungere altri elementi. Sappiamo che da lì si possono avere delle evoluzioni insperate e imprevedibili, la creazione di mondi, ogni volta unici e singolari”.

L’obiettivo del corso

L’obiettivo del corso sarà, quindi, insegnare alle docenti come avvicinarsi a un bambino autistico e come utilizzare nella didattica i loro oggetti complemento. “Abbiamo l‘inclusione scolastica obbligatoria, ma spesso le scuole non hanno né le risorse né la preparazione per realizzarla. Potremmo fare molto di più se si effettuasse un buon lavoro a scuola, perché è inutile che il bambino venga da noi per poche sedute la settimana se poi a scuola non sono attuati i medesimi principi”. La Fondazione Martin Egge Onlus lavora con i disturbi pervasivi dello sviluppo e lo fa anche attraverso l’arte, con atelier di pittura, video-animazione, fumetti, atelier della parola con adolescenti e giovani adulti. Il terzo ed ultimo incontro si svolgerà il 10 aprile e riguarderà il tema dell’altro.

Chi è l’altro per il bambino autistico?

Come, in quanto ‘altro’, dobbiamo accostarci al bambino autistico? “L’altro del bambino autistico è il suo doppio- risponde Mangiarotti- un discorso che va di pari passo con l’oggetto, che è anche un doppio attraverso il quale, potremmo dire, il bambino riesce a fabbricarsi uno stadio dello specchio artificiale con cui assumere la propria immagine e, quindi, a costruirsi un corpo”. Interrogarsi su chi sia l’altro per un bambino autistico “ci aiuta a sapere in che posizione situarci rispetto a lui, per non diventare persecutori e per accostarci a lui come qualcuno che possa diventare il suo doppio, il suo aiutante”. Per sostenere gli insegnanti a comprendere sempre meglio i bambini con un disturbo dello spettro autistico, Mangiarotti ha curato il libro ‘Il mondo visto attraverso una fessura, a scuola con i bambini autistici’ (Quodlibet Studio, 2012). Contiene le testimonianze del lavoro svolto dalle docenti relative a quattro bambini. “L’insegnante di sostegno deve essere il ponte per tutta la classe affinché il bambino diverso, anziché un disturbo, possa diventare una risorsa. In queste testimonianze- conclude la psicoanalista- si può vedere come il bambino autistico sia diventato una ricchezza per tutta la classe”. Per ricevere ulteriori informazioni sui corsi di formazione della Fondazione Martin Egg Onlus è possibile scrivere a [email protected].

26 Febbraio 2018
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