IdO: “Un terzo dei bambini nati pretermine ha problemi di linguaggio”

Elena Vanadia, neuropsichiatra dell'IdO, ha presentato un' osservazione retrospettiva di un campione di 115 bambini nati pretermine
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ROMA – “Un terzo dei bambini nati pretermine, giunti in consultazione all’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, presenta un disturbo del linguaggio, che va da alterazioni fonetico-fonologiche (lievi disordini del linguaggio espressivo) a disturbi più complessi del linguaggio e della comunicazione”. Parte da qui Elena Vanadia, neuropsichiatra dell’IdO, presentando questa mattina al corso sulla prematurità, una osservazione retrospettiva di un campione di 115 bambini pretermine (30% alti pretermine e 70% tardi pretermine). 

Andando nel dettaglio, “20 bambini hanno presentato disturbi sia di regolazione sensoriale che emotivo comportamentale, altri 20 disturbi d’ansia, di cui tre erano disturbi post traumatici dello sviluppo. A seguire ci sono bambini con disturbi di apprendimento e delle funzioni esecutive- ricorda Vanadia- che rappresentano un ambito neuropsicologico oggi tanto sotto i riflettori a proposito di prematurità, proprio perché ci si accorge di questi problemi quando i bambini fanno ingresso alla scuola primaria o l’anno precedente, nella preparazione all’ingresso alla primaria. Eppure- rimarca la neuropsichiatra- siamo assolutamente in grado di osservare i precursori delle funzioni esecutive già nei primi due anni di vita. Credo che l’impegno comune debba essere quello di riuscire a costruire delle traiettorie più funzionali possibili per non trovarci a diagnosticare a bambini di 5 6 anni dei disturbi ormai strutturati”. 

Tra i 115 bambini “c’è un numero non indifferente (circa 9) con disturbi dello spettro autistico- continua Vanadia- 7 con una plusdotazione intellettiva (alto potenziale cognitivo) e pochissimi con disabilità intellettive da encefalopatia ipossica ischemica, a conferma che ormai il livello di assistenza è alto mentre è basso il danno maggiore”.

Il presupposto della scheda di screening e monitoraggio neuroevolutivo 0-24 mesi elaborata dall’IdO è quindi osservare le traiettorie di sviluppo individuale dei bambini, considerandone le vulnerabilità prima ancora dei disturbi. “L’organizzazione dei diversi sistemi di sviluppo nei primi anni di vita è molto comlessa- spiega la neuropsichiatra- ed è importante diventare bravi non solo ad individuare i segni precoci del disturbo stesso, ma ad attenzionare quei campanelli di allarme che, pur non essendo sufficienti a definire un disturbo, ci dicono che in quel bambino può esserci uno sviluppo atipico, piuttosto che una vulnerabilità, in una o più aree”.

Quando si riconosce una vulnerabilità si individualizza il percorso assistenziale. “In alcuni casi si possono dare dei suggerimenti ai genitori per modulare, ad esempio, la soglia sensoriale del bambino. In altri si avviano dei trattamenti che possono prevedere un intervento globale in cui un operatore formato sia nei processi di sviluppo relazionale e mentale, che in quelli motorio e linguistico, possa lavorare su tutto ciò che costituisce i pre-requisiti di queste competenze. Queste rappresentano la base dello sviluppo integrato e dello sviluppo interattivo- conclude- che sono gli elementi di cui ci stiamo occupando”.

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26 Gennaio 2019
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