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La leader dei sopravvissuti alla Shoah: “Israele ricordi e non deporti”

ROMA  -“Siamo fermamente contrari alla decisione di Israele di deportare alcune migliaia di migranti e richiedenti asilo africani. Non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia“. Lo ha dichiarato Colette Avital, presidente del Center of Organizations of the Holocaust Survivors in Israel (Ihra), organismo riconosciuto dal governo per rappresentare oltre 55 associazioni di sopravvissuti alle stragi naziste in tutto il mondo.

Alla vigilia del Giorno della memoria, il quotidiano ‘Haaretz’ ha voluto chiedere al capo dell’Ihra come si sente riguardo a una vicenda che sta suscitando critiche da più parti nel mondo. “E’ semplicemente mancanza di compassione” ha spiegato Avital, che è anche stata deputata alla Knesset, il Parlamento israeliano.

“È molto triste che proprio noi, che dalla storia avremmo dovuto imparare molte cose, ci stiamo comportando in questo modo nei confronti di una manciata di persone, che non sono un pericolo né per la composizione demografica né per il futuro di Israele”, come invece il premier Benjamin Netanyahu ha detto, per motivare l’approvazione della legge.

“Questo lo dico – ha aggiunto Avital – sia come essere umano, che come rappresentante dei sopravvissuti all’olocausto. L’Ihra è fermamente e categoricamente contraria a questa decisione, non c’è ombra di dubbio. Noi non abbiamo imparato nulla dal passato. La gente strumentalizza l’olocausto per fini politici, tutto qui”.

Il fatto che esistano persone che vogliono dare una nuova casa a chi sfugge da guerre o povertà, ha aggiunto Avital, “mi ricorda che anche noi abbiamo beneficiato di un trattamento così generoso. Loro rischiano la vita. Noi no“.

Infine, la presidente di Ihra ha raccontato di aver ricevuto molte e-mail negli ultimi giorni da persone scampate alla strage nazista, che la informavano di voler organizzare incontri proprio su questo tema. Ha destato perplessità e critiche l’adozione da parte del governo Netanyahu a inizio anno di un piano volto a rimpatriare in diversi Paesi africani circa 38mila migranti e richiedenti asilo, in maggioranza originari di Sudan ed Eritrea, in cambio di denaro. Chi non aderirà, rischia il carcere. L’ordinanza lascia fuori minori, anziani e vittime di tratta e schiavitù. Ciononostante anche le Nazioni Unite hanno invitato il governo israeliano a rivedere il provvedimento.

26 gennaio 2018
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