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Vaccini, infettivologo Gemelli: “Effetti collaterali minimi, basta ingigantirli”/VIDEO

ROMA – “Le grandi scoperte e i grandi benefici della medicina, comprese le vaccinazioni, hanno reso le persone ipercritiche verso procedure che chiaramente non sono scevre esse stesse di qualche effetto collaterale per lo più minimale; se però noi andiamo a ingigantire questi effetti collaterali che, ripeto, ci sono in qualunque procedura medica sanitaria, in potenza e non nella realtà, certamente avremo problemi nel futuro”. Lo dice Roberto Cauda, direttore della Clinica delle Malattie infettive al Policlinico Gemelli di Roma, intervistato dall’agenzia Dire. Ma cosa si sente di dire a chi ancora oggi sconsiglia i vaccini? “L’uso dell’acqua pura, quindi l’uso delle acque pulite- risponde Cauda- ma anche l’igiene personale e gli antibiotici hanno rappresentato dei passi in avanti per l’umanità. Dico allora che dobbiamo sfatare la falsa convinzione secondo cui i vaccini siano di per se dannosi“. Le procedure ricordate, secondo l’infettivologo, sono quelle “che hanno contribuito ad aumentare la vita media delle persone- sottolinea- e non dobbiamo dimenticare che prima dell’introduzione della vaccinazione si moriva per determinate malattie come il morbillo o si avevano gravi conseguenze dalla poliomielite. Sono nato negli Anni 50 e ricordo sempre che quando frequentavo le elementari e le medie a Genova non c’era scuola, forse classe, in cui qualcuno non portasse i segni della poliomielite intesa come difficoltà alla deambulazione. Tutto questo oggi non c’è più”.

Roberto Cauda

Bambini, adulti e anziani: il vaccino va bene per tutti? “La vaccinazione certamente va bene per tutti– dice Cauda- addirittura anche nelle donne gravide, ovviamente con determinate caratteristiche e precauzioni. Non può essere esistere la vaccinazione ‘fai da te‘, però è chiaro che grazie ad un buon rapporto con il proprio medico di medicina generale, con le strutture sanitarie territoriali e con gli ambulatori ospedalieri le persone possono rendersi edotte della opportunità di vaccinarsi. La vaccinazione deve poi essere sempre lasciata competenza del medico, per cui io dico sempre: è bene vaccinarsi per l’influenza, ma non si può farlo da soli iniettandosi il vaccino. Insomma deve esserci sempre una valutazione sanitaria, che nel 99,9% dei casi sarà positiva”.

Parliamo di meningite, una malattia piuttosto rara, letale nel 7-10% dei casi. Sempre meglio vaccinarsi? “Sotto la dizione meningite vengono raccolte molte malattie- risponde ancora alla Dire il direttore della Clinica delle Malattie infettive al Policlinico Gemelli di Roma-. Intanto esistono meningiti di tipo batterico e meningiti di tipo virale: le più frequenti sono quelle virali che hanno usualmente una prognosi benigna e guariscono senza terapia; nell’ambito delle meningiti batteriche ci sono invece meningiti da pneumococco, meningococco ed haemophilus, solo per citare le tre influenze maggiori, mentre nell’ambito di queste la meningite meningococcica, legata all’individuo malato e in larga misura ai portatori sani, è quella che si trasmette attraverso le goccioline e un contatto stretto (meno di un metro) e ravvicinato”.

Prosegue Cauda: “Quando i media parlano di meningite il più delle volte si riferiscono a quella meningococcica, che peraltro è quella gravata da una letalità più elevata rispetto alle altre; ma quello che spaventa, soprattutto, è che un caso o dei portatori nell’ambito di un’area ben definita potrebbero fare la differenza. Per questo motivo, e mi capita molto di frequente in queste settimane, consiglio soprattutto alle persone più giovani, ai bambini e quindi ai loro genitori, di considerare la vaccinazione nei confronti del sierogruppo gruppo B e C che sono quelli che circolano in Italia. Le persone più adulte, fatto salvo non vivano in Toscana (dove la Regione ha apportato un ottimo piano di sorveglianza, anche attraverso una vaccinazione piuttosto estensiva per le persone più anziane), possono effettuare la vaccinazione antimeningococcica su base volontaria, a meno che non ci siano condizioni sottostanti”. Il direttore della Clinica delle Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma conclude quindi ricordando che “c’è un’indicazione per i molto piccoli, le persone attorno all’anno, e i soggetti oltre i 65 anni di età a essere sottoposti alla vaccinazione antipneumococco: anche in questo caso la vaccinazione è sicura ed efficace e le persone dovrebbero seriamente considerare, attraverso il contatto con il proprio medico nei centri ottimi di vaccinazione che esistono, di operarla a se e ai propri cari”.

di Carlotta Di Santo, giornalista professionista

26 gennaio 2017

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