Il Natale si fa in famiglia, i commessi incrociano le braccia (anche a Santo Stefano e Capodanno)

negozi nataleFIRENZE – Uno sciopero “di tutela e protezione per chi vuole festeggiare il Natale, Santo Stefano e il Capodanno con i propri cari senza rischiare il licenziamento”. E’ quello proclamato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs per i settori commercio, cooperazione e terziario il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio. “A Natale puoi”, lo slogan scelto quest’anno dai sindacati per la campagna. A motivare la mobilitazione, “il fatto che a distanza di anni ormai dalla liberalizzazione degli orari commerciali, con l’ipotesi del governo Monti di un aumento del Pil e dell’occupazione, poco o niente è cambiato”. Anzi, affermano le parti sociali, “i consumi continuano a calare, i margini delle imprese commerciali diminuiscono e l’attacco al costo del lavoro si fa sempre più pressante, così come le condizioni di lavoro ed economiche durante le domeniche e le festività continuano a peggiorare, per effetto degli aumenti dei nastri orari della domenica e festivi con turni massacranti e mal retribuiti. Le aziende, soprattutto i negozi a conduzione familiare e i punti vendita delle catene commerciali, non hanno tratto beneficio da queste aperture deregolamentate, anzi, in molte chiudono, le città si svuotano di attività commerciali e la concorrenza diventa soccombente”.

Inoltre, proseguono i sindacati, “lavorare la domenica e i festivi, in modo non regolamentato, vuol dire anche che le condizioni familiari degli addetti del commercio, in prevalenza donne, peggiorano e la qualità della vita è pessima perché non si riesce a contemperare i tempi di vita con quelli di lavoro: difficoltà nella cura dei figli, dei genitori anziani, del ménage familiare e stress relazionali in famiglia”. Per questo le organizzazioni sindacali chiedono il ritorno ad aperture regolamentate delle domeniche e dei festivi, riportando al livello locale l’individuazione delle aperture, con principi definiti e concordati.

25 Dicembre 2015
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