Caso Arzilli, da minoranza arriva mozione di sfiducia - DIRE.it

San Marino

Caso Arzilli, da minoranza arriva mozione di sfiducia

SAN MARINO – La sponda più critica della minoranza sul caso Arzilli presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del segretario di Stato all’Industria. Che porterà, in dicembre, al voto del parlamento sammarinese sull’eventuale conferma dell’esponente di governo. A poche ore dalla conclusione del confronto andato in scena in seduta segreta in Consiglio grande e generale, nel quale è stata discussa la vicenda che ha visto il padre dell’inquilino di Palazzo Mercuri rilasciare parole discusse all’interno del programma Rai Tv7 illustrando come acquistare diamanti in contanti a San Marino e portarli fuori territorio con un certificato di riparazione, Sinistra unita, Civico 10, Rete e il consigliere indipendente Federico Pedini Amati incontrano la stampa a Palazzo Pubblico per annunciare “una mozione di sfiducia nei confronti di Marco Arzilli alla luce dei fatti che lo hanno coinvolto”, esordisce Pedini Amati.

marco-arzilli-san-marinoVisto che l’iniziativa prevederebbe la convocazione “di una seduta apposita in una forbice di tempo che va dai 3 ai 7 giorni, presenteremo il documento in prossimità della prossima sessione consiliare- spiega dopo di lui Augusto Michelotti di Su- mostrando così il nostro senso di responsabilità, senza comportare uno spreco di risorse pubbliche”. Entrando nel merito delle critiche mosse ad Arzilli, Mimma Zavoli di Civico 10 parla di “elementi di inopportunità” dati “dal fatto che il segretario di Stato avrebbe potuto consegnare le dimissioni alla Reggenza”. Mentre il compagno di casacca Franco Santi descrive la posizione dell’esponente dell’esecutivo come “insostenibile“.

E’ quindi Michelotti a riprendere la parola, affermando che “le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma quelle dell’amministratore di una società possono ricadere sugli azionisti“. Il parlamentare si dice inoltre non pienamente convinto del fatto che “sei anni fa Arzilli abbia congelato le sue azioni nella società” in questione. “Lui dice di non aver mai avuto i dividendi- ricorda l’esponente di Su- ma il sospetto è una cosa brutta all’interno delle istituzioni”.
Sparge altro sale sulla ferita Pedini Amati, pronto a rilevare che il segretario di Stati all’Industria “non ha affatto messo il suo mandato nelle mani del movimento Noi sammarinesi, come aveva invece detto”. Ciò, prosegue, “è stato smentito proprio da Ns”.
La mozione rappresenta il secondo assalto dei consiglieri di minoranza più critici dopo l’ordine del giorno presentato durante la seduta segreta, nel quale erano stati chiesti una censura e un passo indietro da parte di Arzilli: “I capi di Stato ci hanno però detto che la parte sulle dimissioni non poteva essere ammessa- spiega Elena Tonnini del movimento Rete- è stato quindi votato un documento in cui mancava, che è però stato bocciato”.

Rispetto ai risultati previsti, Matteo Zeppa, anche lui in Consiglio fra le fila di Rete, non si dice ottimista: “Sappiamo già come andrà a finire con la mozione”, afferma. Anche se durante la seduta segreta “nei toni della maggioranza si è sentita”, in alcuni casi, “l’intenzione di chiedere la fiducia”. L’ordine del giorno bocciato, in ogni caso, “ha ricevuto più voti di quanti erano i firmatari”, conclude Tonnini. “Non lo abbiamo votato solo noi”.

25 novembre 2015
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