Biometano da organico, a Bologna arriva il primo impianto Hera

BOLOGNA – Dalle pattumiere delle case bolognesi (e non solo) al serbatoio dei camion dei servizi ambientali. Hera chiude il cerchio della raccolta differenziata dei rifiuti organici inaugurando oggi il primo impianto di produzione di biometano realizzato in Italia da una multiutility.

Con un investimento di 37 milioni di euro, la multiservizi ha trasformato un sito già esistente nel Comune di Sant’Agata bolognese utilizzando le più avanzate tecnologie disponibili: l’impianto è concepito per trattare 100.000 tonnellate all’anno di rifiuti organici, più 35.000 tonnellate di sfalci di potatura e verde. Materiali che finiscono in maxi-digestori per essere trasformati in biogas da utilizzare come carburante (7,5 milioni di metri cubi all’anno) e in compost di alta qualità per l’agricoltura (20.000 tonnellate all’anno).

Un intervento all’insegna dell’economia circolare che consentirà di generare energia pari a quella prodotta da 6.000 tonnellate di petrolio ed evitare l’emissione di 14.600 tonnellate di CO2.

“E’ un investimento molto importante, in un momento in cui il paese parla di investimenti ma ha poche opportunità per farne. Si tratta di un progetto che parte da lontano e riguarda gli obiettivi fondanti di Hera: fornire al territorio l’infrastruttura necessaria al suo sviluppo“, rivendica il presidente esecutivo della multiutility, Tomaso Tommasi di Vignano, che questa mattina ha inaugurato l’impianto assieme ad Andrea Ramonda, ad di Herambiente, Emanuele Del Buono, direttore commerciale di Gse, Paola Gazzolo, assessore all’Ambiente dell’Emilia-Romagna, e i sindaci di S.Agata, S.Giovanni in Persiceto e Crevalcore.

“Il nostro piano industriale punta sull’economia circolare e questo nuovo impianto valorizza l’impegno dei cittadini nella differenziata“, sottolinea Tommasi.

 

Nell’impianto di Sant’Agata, che sorge su un precedente sito di compostaggio (con zero consumo di suolo, quindi), i rifiuti vengono sottoposti ad un processo di ‘biodigestione anaerobica’: il pattume, triturato e vagliato, rimane per circa tre settimane in giganteschi digestori orizzontali, chiusi ermeticamente e coibentati per avere all’interno una temperatura costante attorno ai 53 gradi, dove la fermentazione produce biogas che vengono trattati e purificati per trasformarsi, alla fine del processo, in biometano da fonte di energia completamente rinnovabile.

Lo scarto solido, mescolato a materiale legnoso viene compattato per ottenere il compost da utilizzare come fertilizzante. Tutti i macchinari e le lavorazioni avvengono al chiuso per ridurre al minimo rumori e cattivi odori.

“Non basta fare la raccolta differenziata, bisogna occuparsi anche di quello che avviene a valle”, ammonisce Ramonda. L’impianto di produzione di biometano è già attivo ed è il primo realizzato da una multiservizi in Italia. Hera ha iniziato a lavorare al progetto più di un anno fa e ora l’approvazione a marzo di una legge che incentiva questa tipologia di interventi ha spinto altre aziende a realizzare strutture simili.

L’Emilia-Romagna continua a investire sull’innovazione e a crescere in una logica di sostenibilità. Il biometano rappresenta un’opportunità importante per ridurre l’uso combustibili fossili. Del resto, le energie rinnovabili sono un caposaldo della svolta green cui tendono le politiche regionali”, ricorda Gazzolo. Al completamento del progetto di S.Agata manca solo ormai la parte architettonica, con l’installazione di un rivestimento esterno (nella prossima primavera) e la realizzazione di un percorso per accogliere in visita scuole e privati.

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25 ottobre 2018
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