Sesso e disabili. “Ecco perchè voglio fare l’assistente sessuale”

SALERNO – Sesso e disabili. Un tema molto dibattuto ultimamente (esiste anche una proposta di legge in merito) è quello del diritto della persona disabile alla salute e al benessere, compreso, naturalmente, quello sessuale. La figura che dovrebbe occuparsene è quello dell’assistente, grazie a una preparazione specifica. La DIRE ha partecipato a una giornata di sensibilizzazione sul tema a Salerno, tra esperti e aspiranti ‘lovegiver’.

ULIVIERI: BASTA REPRIMERE SESSUALITÀ, ECCO COSA SERVE – Sessualità, autoerotismo e disabilità: Max Ulivieri ha raccontato agli studenti del Campus di Fisciano (Salerno) le difficoltà di un ragazzo disabile: “Immaginate di avere sempre addosso gli occhi di vostra madre o di vostro padre in ogni dove, sempre, perennemente, perché voi non potete fare da soli: già questo vi farebbe capire l’importanza di poter riuscire a dare l’intimità alle persone che vivono la disabilità”. Oggi Ulivieri, 45 anni, è “estremamente soddisfatto” della sua vita sentimentale, sessuale e affettiva ma “non mi sono dimenticato di quei momenti bui”, quando era un ragazzo in preda alle prime tempeste ormonali e la privacy gli è stata “negata” come “a tante altre persone con disabilità”. Così oggi Ulivieri porta avanti in prima persona la sua battaglia per i diritti dei disabili e in particolare per il turismo accessibilie e il diritto a vivere la sessualità. Ulivieri è intervenuto via Skype durante il convegno “L’assistente sessuale” che si è tenuto nei giorni scorsi all’Università degli Studi di Salerno. Ulivieri ha spiegato, in un’intervista alla Dire, quali sono gli strumenti della sua battaglia: “Un disegno di legge che è stato presentato sia in Senato che alla Camera”, “dei corsi per consigliare gli operatori che si trovano ad affrontare i problemi legati alla sessualità delle persone disabili”, e un libro, “Loveability” in cui Ulivieri affronta, insieme ad altri esperti, l’argomento dell’assistenza sessuale attraverso testimonianze e analisi di diversi aspetti del tema (giuridico, sociologico, psicologico). Tra i problemi evidenziati dagli operatori, durante i seminari tenuti da Ulivieri, “il più frequente in assoluto è quello del rapporto con le famiglie. Spesso sono gli operatori ad accorgersi dei bisogni repressi delle persone disabili, ma e’ difficile parlarne ai loro parenti”. E se “alcuni genitori, in extremis, portano i loro figli dalle prostitute, molto più spesso la sessualità e l’intimità sono totalmente negate ai giovani portatori di handicap, generando frustrazione e malessere nei disabili fisici e psichici. E a volte il problema mette i genitori di fronte a scelte difficili: “Ho sentito anche di madri che si ritrovano costrette a masturbare i propri figli”, ha raccontato Ulivieri.

“ASSISTENTI SESSUALI, NON PROSTITUTE PER MIO FIGLIO” – Elvira Adinolfi, madre di Federico, un ragazzo con disabilità psichica, racconta le problematiche che suo figlio affronta nel vivere la sessualità e il rapporto con le donne, ma anche le difficoltà di una madre “educata all’antica” costretta però a tenere conto delle necessità del figlio, che emergono nel quotidiano e nel confronto con gli altri ragazzi. Così, anche se ha “sempre disdegnato” la possibilità di portare suo figlio da una prostituta, non si sente di giudicare chi lo fa, e soprattutto pensa che “la figura dell’assistente sessuale possa sopperire, in parte” alle necessità di Federico, e a “dare un’educazione corretta sulla sessualità del ragazzo”. E a chi le ha consigliato di ricorrere a soluzioni farmacologiche per sedare gli impulsi di Federico, Elvira risponde che non le ha “mai prese in considerazione”, e spiega: “Mi piace che Federico abbia anche questi impulsi sessuali, perché mi dicono che, in questo campo, Federico è come tutti gli altri”.

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PIEROBON: ASSISTENTI SESSUALI? NUOVA PROFESSIONE TERZO SETTORE – Chi saranno i potenziali assistenti sessuali per disabili? Nell’intervista alla Dire, A.P., aspirante “lovegiver”, spiega che con la proposta di assistenza sessuale “non si va a proporre il surrogato di un partner, si farà attenzione all’orientamento sessuale della persona qualora questo venga manifestato come un’esigenza, ma il rapporto uomo-donna, uomo-uomo o donna-donna non sarà esclusivamente in funzione dell’orientamento sessuale della persona. Potrebbe tranquillamente darsi che una donna eterosessuale si senta più a suo agio con un’assistente donna”. A. non si sottrae e sottolinea che le critiche non sono mancate, “anche da parte di persone disabili”, ma che possono essere utili per “perfezionare” la definizione di competenze e tecniche di quella che potrebbe diventare una nuova professione del terzo settore. Insomma, si tratta di una figura ancora in via di definizione, sia dal punto di vista dei requisiti che degli aspetti legali: “Attualmente in Italia la figura non è riconosciuta” spiega A., che aggiunge che finché non avrà “le carte in regola” non si permetterà di avvicinarsi “a una cosa così delicata” e conclude: “mi auguro che la politica non rimanga sorda a queste richieste”.

A.P.: VOGLIO FARE L’ASSISTENTE SESSUALE – A.P., aspirante “lovegiver”, spiega in una videointervista alla Dire perché vuole dare assistenza sessuale ai disabili. “È una figura che attualmente in Italia non esiste, ma si sta cercando, attraverso una proposta di legge e un’associazione che si sta incaricando di promuoverla, di arrivare a un suo riconoscimento”. Per A., che svolge attualmente la professione di fotografa, l’assistente sessuale “sarà una figura di tipo educativo” e dovrà aiutare la persona disabile attraverso un “lavoro di ascolto e di accompagnamento” che riguarderà “non solo il sesso, ma anche la persona”. Inoltre, per A., in mancanza di un aiuto ad hoc, “si può andare incontro a situazioni molto spiacevoli, molto ambigue, le famiglie molto spesso vengono lasciate sole”. “L’immaginario comune tende subito a pensare agli aspetti più degradanti– spiega ancora A., che è laureata in filosofia e si è specializzata in bioetica- ma la figura a cui si sta pensando in Italia è altamente formata”. Oltre a questa, la “differenza importantissima” tra prostituta e assistente sessuale è che la seconda mira a “dare autonomia alla persona” mentre “alla prostituta interessa che il cliente sia fidelizzato”. E quando spiega come si è avvicinata al mondo dell’assistenza sessuale, A. racconta: “Tre anni fa ho letto un articolo che parlava di questa figura in Svizzera, mi aveva colpito l’affermazione di un assistente sessuale, questa: ‘Una persona cieca avrà, probabilmente, qualcuno che gli legga un libro, perché una persona disabile dovrebbe rinunciare ad avere un contatto fisico?'”.

“QUANTI SI SONO MASTURBATI NELL’ULTIMA SETTIMANA?”, LA PROVOCAZIONE  – “Quanti di voi si sono masturbati nell’ultima settimana?“. Nell’Aula Verde della facoltà di Giurisprudenza a Salerno sono solo in pochissimi ad alzare la mano, primo tra tutti il professor Giso Amendola, nell’ilarità generale. “Vedete?- osserva Maximiliano Ulivieri, da sempre in prima linea nella lotta per il diritto alla sessualità dei disabili– la masturbazione è un tabù anche per i normodotati, immaginate cosa può significare per i disabili. Quando eravate ragazzini e iniziavate a provare le prime pulsioni, vi chiudevate nella vostra stanzetta. Io avrei anche potuto masturbarmi, ma come potevo chiudermi nella mia stanzetta? (Ulivieri è affetto da una grave disabilità fisica- ndr). Avrei dovuto chiederlo alla mamma!”.

Inizia con questa provocazione l’intervento di Ulivieri, che avvicina gli studenti del campus di Salerno al tema della sessualità dei disabili, nell’ambito della giornata di studio dedicata alla figura dell’assistente sessuale per le persone con disabilità. Hanno partecipato al seminario anche il sessuologo Fabrizio Quattrini, tra i più attivi sostenitori della campagna per l’istituzione dell’assistenza sessuale ai disabili come professione e la filosofa e fotografa Anna Pierobon, che si è candidata come “lovegiver” o assistente sessuale. Non sono mancate le testimonianze di genitori di ragazzi disabili, come quella di Elvira Adinolfi, madre di Federico, e quella di Enrico Pistilli, vicepresidente dell’associazione “Genitori della nostra famiglia”.

Ad arricchire il dibattito anche l’esperienza di Francesco Napoli, presidente della cooperativa sociale “Capovolti”, che si occupa di persone con disabilità psichica e ha raccontato la storia di un ragazzino disabile che seguiva, Nico. Quando il ragazzo “ha iniziato a toccare le persone nelle parti intime- ha raccontato Francesco- io l’ho lasciato fare, nello stupore generale”. Secondo quanto raccontato da Napoli, è stata proprio la sua reazione comprensiva, “non traumatica” di fronte ai bisogni espressi da Nico, a consentire al giovane di avviare un percorso “che lo ha portato anche a rivelare di aver subito un abuso sessuale”. L’incontro, ancora in corso, è stato organizzato dall’ateneo in collaborazione con Sodalis Centro Servizi per il Volontariato e l’associazione “Genitori della nostra famiglia” è il secondo organizzato in provincia di Salerno che prova ad esplorare la figura dell’assistente sessuale o “lovegiver“. Tornando all’intervento di Ulivieri: “i campani sono tra i più attenti all’argomento, a dispetto di quel che si dice delle persone del sud”. Argomento che, però, non è stato considerato altrettanto interessante per le istituzioni che agli incontri non si sono viste.

di Giulia Beatrice Filpi

25 Ottobre 2015
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