Amazon, Ugl: “Inizi ad assumere i 1951 o partono le cause”

BOLOGNA – Adesso che il numero degli aventi diritto all’assunzione è stato fissato (1.951 contro i 1.300 iniziali, grazie all’inserimento nel conto totale dei cosiddetti ‘lavoratori svantaggiati’ impiegati dal colosso dell’e-commerce), Amazon inizi a prenderli stabilmente alle sue dipendenze, o partiranno le cause di lavoro. Infatti, “se non ci saranno risposte chiare e finalmente sincere da parte di Amazon, entro poche settimane”, l’Ugl avvierà “il percorso giudiziario a tutela dei lavoratori precari che in alcuni casi, anche da oltre tre anni, sono alla mercé di un mercato del lavoro che li destabilizza economicamente e li umilia sul piano della dignità della persona”. La ‘promessa’ è di Pino De Rosa, segretario dell’Ugl terziario dell’Emilia-Romagna, alla luce delle risposte date dal Governo al deputato piacentino Tommaso Foti (Fdi) sugli esiti delle verifiche degli ispettori del lavoro nel magazzino di Castel San Giovanni.

Dopo lo sciopero del Black friday di un anno fa per denunciare gli eccessivi carichi di lavoro e lo stallo nella discussione per un contratto aziendale, gli ispettori del lavoro hanno passato al setaccio il magazzino trovando almeno 1.300 addetti in eccesso rispetto al quantitativo di personale ‘somministrato’ consentito per legge. Sono state così elevate due ‘multe’ ad Amazon e un successivo controllo ha poi alzato la quota degli aventi diritto all’assunzione a 1.951. A tutte queste persone l’Ispettorato del lavoro ha scritto per metterli al corrente della possibilità di ottenere il posto fisso. Ma ora devono sbrigarsi.

Per far valere il diritto all’assunzione a tempo indeterminato, devono attivarsi, viceversa stanno rinunciando e vanificano una tutela di legge e contrattuale”, dice De Rosa ricordando che Amazon “non procederà mai in via autonoma a queste assunzioni”.

L’Ugl è pronta ad assistere i lavoratori, impiegati tra luglio e dicembre 2007, che ora possono esigere l’assunzione in Amazon: ma “è prudente che si attivino entro 60 giorni dall’arrivo della lettera”. Farlo dopo significa correre “il serio rischio di veder inesigibile il diritto all’assunzione vanificando di fatto il lavoro dei sindacati e dell’Ente Ispettivo nazionale”.

Intanto, le risposte del Governo a Foti hanno anche un peso politico: “Innanzitutto risulta quantomai opportuna l’iniziativa del parlamentare che ha trovato un atteggiamento trasparente del ministero del Lavoro” e, continua De Rosa, “non possiamo non sottolineare che, come conferma anche la risposta a Foti, la tesi che la multinazionale di Bezos ‘rispetta le leggi ed i contratti e dialoga con trasparenza’ non regge alla prova dei fatti”. Amazon infatti è stata sanzionata per non aver fornito ai sindacati i dati sui lavoratori somministrati come prescrive un decreto del 2015. L’Ugl li chiese “anche in presenza del prefetto di Piacenza. Ma Amazon ha sempre negato di conoscere il numero esatto ed i nominativi”. Nei prossimi giorni, inoltre, l’Ugl reitererà la richiesta di copia del verbale delle ispezioni che fin qui non era possibile, per legge, far uscire dagli uffici.

Intanto anche Felsa e Fisascat Cisl esultano: il sigillo del Governo sui 1.951 lavoratori “con chiarezza riconosce la fondatezza di quanto i sindacati avevano, da tempo, messo all’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica a tutela dei lavoratori somministrati”. E Amazon deve ora “prendere atto delle norme vigenti e procedere a regolarizzare” i 1.951 “in attesa da ormai diversi anni di una risposta definitiva alla loro condizione di precarietà”, dicono Mariapaola Mazzoni (Felsa di Piacenza) e Francesca Benedetti (Fisascat Parma-Piacenza).

25 settembre 2018
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