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Mangiare bene e sentirsi a casa: ecco la guida ‘Osterie d’Italia 2018’


ROMA – L’autenticità della cucina italiana insieme alla qualità dei prodotti, mangiare bene e “sentirsi a casa”. E’ questo lo spirito di “Osterie d’Italia 2018”, la guida di Slow Food che, giunta alla sua 28esima edizione, rappresenta ormai una vera e propria bussola per chi vuole “ridare valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali”.

Oltre 400 gli osti protagonisti del volume che hanno partecipato questa mattina alla presentazione della guida, entata oggi al Parco delle Sorgenti di Ferrarelle di Riardo (CE). “Nella guida- si legge nell’introduzione a firma Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni, curatori di questo Sussidiario del mangiarbere all’italiana- ci sono le osterie che incarnano al meglio l’autenticità della cucina italiana, una cucina semplice, priva di barocchismi ed eccessi di lavorazione che hanno il solo fine di stupire. Una cucina che non cerca di uniformarsi in un unico stile con cotture millimetriche, sottolinea le differenze e non si piega alle mode”.

“In un panorama gastronomico affollato, la guida rimane un pilastro di attendibilità. La selezione di Slow Food è un ritorno alle origini, una ricerca di quelle tipicità radicate al territorio, in controtendenza a una globalità che tende a rendere tutto uguale. Noi siamo cresciuti in osteria, i clienti ci hanno visto crescere. Ecco, questa sensazione di grande famiglia noi la ritroviamo nella guida” racconta Sofia, figlia di Angelina, abile cuoca della storica osteria campana di Sant’Anastasia (Napoli) ‘E Curti, gestita dalla stessa famiglia da ben quattro generazioni a partire dal 1924.

“Non c’è molto da dire”, prosegue Enzo, gestore della trattoria Di Pietro di Melito Irpino (Avellino), presente fin dalla prima edizione: “Osterie d’Italia è la numero uno. E il riscontro è effettivo: tutti quelli che vengono da me dicono che quando consultano la guida di Slow Food non sbagliano mai”.



1.616 le osterie recensite nell’edizione 2018, di cui la maggior parte con un menù che non supera i 35 euro. In continuità con la scorsa edizione, i locali un po’ più cari della media sono segnalati dal bollino con Euro e freccia, mentre il bollino Novità sta, naturalmente, per le nuove segnalazioni, che sono 176, ad indicare un fenomeno in continua evoluzione e crescita. Il simbolo dell’Annaffiatoio indica i locali con un orto di proprietà, la Chiave quelli dove si può anche dormire, il Formaggio è usato per quelli che propongono una selezione di prodotti caseari di qualità, la Bottiglia per un locale dalla proposta di vini articolata, rappresentativa del territorio, con prezzi onesti e infine la Chiocciola, dedicata ai locali più in sintonia con i princìpi di Slow Food.

Inoltre ci sono caratteri speciali per indicare quali osterie aderiscono al progetto Alimentazione Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia e quali all’Alleanza tra i cuochi e i Presìdi Slow Food, cioè dove si utilizzano regolarmente nei menù almeno tre Presìdi della propria regione.

“La ristorazione, attraverso le proprie scelte e le proposte ragionate, svolge da sempre un ruolo significativo nella valorizzazione di prodotti e territori. Per questo motivo gli osti segnalati nella guida, rappresentano dei veri e propri ambasciatori dei nostri messaggi, con la loro capacità di raccontare ogni più piccola sfumatura del lavoro che svolgono, facendo emergere la biodiversità delle produzioni alimentari, le vocazioni territoriali e il rispetto delle trazioni” dichiara Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia.

 

25 settembre 2017

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