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Avanti lavori in Lungarno Torrigiani, per il 4 novembre ok sicurezza idraulica

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FIRENZE – Da qui al 4 novembre, in occasione del 50esimo anniversario dell’alluvione di Firenze, “sicuramente verrà realizzata” la messa in sicurezza idraulica del lungarno Torrigiani, collassato lo scorso 25 maggio. Ne è certo Ferruccio Cribari, direttore tecnico della Trevi, la società incaricata dei lavori per il ripristino dell’area. La sfida del sindaco Dario Nardella quindi, ovvero la completa ricostruzione di quei 200 metri franati, ad oggi sembra lontana. E’ sempre Cribari che certifica lo stato dell’arte: “Per le opere di riempimento, la collocazione dei sotto-servizi, le rifiniture, la data del 4 novembre è molto impegnativa. Detto questo, faremo l’impossibile, come stiamo facendo da settimane”. In cantiere infatti, fa il conto il direttore tecnico, sono presenti “cinque macchinari per la perforazione, c’è una forza lavoro impressionante, stiamo lavorando 24 ore al giorno sette giorni su sette, compreso Ferragosto. Fare più di questo è umanamente impossibile”. Anche perché, sottolinea, “siamo soggetti a due fattori molto importanti: le condizioni meteorologiche, che incidono molto, e chiaramente le sorprese geologiche. Si spera di farcela”.

NARDELLA PUNTA ALLA TOTALE MESSA IN SICUREZZA MA TEMPI STRETTI

Da un lungarno Torrigiani “più bello di prima”, da inaugurare nei giorni delle celebrazioni della terribile alluvione, Nardella sempre per quell’appuntamento punta ora alla totale messa in sicurezza dell’area “che per noi- spiega durante un sopralluogo in cantiere- resta la cosa più importante, come del resto ho sempre detto”. Perché, prosegue, “stiamo parlando della stabilità di tutto il sito: non soltanto gli immobili ma anche la parte dell’argine, il che significa farsi trovare pronti davanti a eventuali piene. Questa per noi è un’operazione centrale e siamo soddisfatti che l’impresa sia in grado di anticipare la messa in sicurezza rispetto al 4 di novembre”. Per il resto, guardando cioè alla riapertura del tratto stradale, “abbiamo lanciato la sfida. Ci auguriamo che questa sfida sia rispettata”.

IN CORSO LA CREAZIONE DI UNA PARATIA DI PALI IN PROFONDITA’

Sul lungarno Torrigiani si procede per step. Pre-consolidato il terrapieno con circa 1.000 colonne da 30 centimetri di diametro portate a sette metri di profondità (i cosiddetti “rigid inclusions”), ricucito il muro d’argine (che, come annunciato e concordato con la soprintendenza, resterà spanciato di tre metri in avanti con alle spalle un’opera per la tenuta che non lo farà lavorare nelle fasi di piena), ancorato al substrato roccioso a circa 15 metri di profondità dalle fondazioni, “ora stiamo realizzando la vera opera di sostegno e di tenuta della spinta del terrapieno”. Ovvero, spiega sempre Cribari, “stiamo installando a 15-18 metri di profondità una doppia paratia di pali di 600 millimetri e, nell’area dislocata, una paratia di micropali da 300 millimetri“. Finita questa operazione, i pali da 600 saranno collegati tra loro, con cemento e ferro, per formare così una sorta di “gabbia armata”.

In questi mesi, fa presente il tecnico, non sono mancate “le difficoltà operative: stiamo parlando di un’area molto tormentata e molto eterogenea di materiali che, nel corso del tempo, hanno riempito l’argine. Abbiamo trovato di tutto, come massi ciclopici in profondità, barre di ferro e strutture gettate lì probabilmente nella prima fase di realizzazione dell’argine. Vi sono state quindi, soprattutto nei primi periodi, difficoltà operative molto elevate. Una volta capita la situazione geologica dell’area, ci siamo riorganizzati e stiamo eseguendo l’opera anche velocemente”. Ad oggi, conclude, “è stato realizzato il 70% delle nuove fondazioni. Entro il 15 settembre dovremo completare questa fase“. Metà settembre, “una data importante- rimarca il sindaco- perché di fatto terminano tutte le opere che hanno un impatto pesante sul rumore”. Di conseguenza, annuncia il primo cittadino, “si ripristinerà anche il passaggio pedonale, ovviamente con le caratteristiche di controllo e monitoraggio”.

di Diego Giorgi, giornalista

25 agosto 2016

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