Comunali. Dopo la disfatta elettorale, quale futuro per il Pd e la Sinistra?

“E allora, non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te”

del direttore Nico Perrone

ROMA – Non è la campanella per una breve pausa. Quella suonata dopo i ballottaggi per il Pd e la Sinistra è una sirena d’allarme, perché il terremoto elettorale cominciato lo scorso 4 marzo non è ancora finito.

Il centrodestra a trazione Salvini ha fatto man bassa, portando al successo i candidati a Pisa, Massa, Siena e Terni. Città governate da sempre dalla sinistra che oggi mostrano il rigetto da parte dei comuni cittadini. Stanchi di sentirsi ripetere che quel tipo di amministrazione era la meglio su piazza, stufi di politici che pensano a come collocarsi nel dibattito nazionale al seguito di  qualche leader che poi li porterà a Roma, il messaggio ancora una volta è arrivato forte e chiaro: “non vogliamo più votare per il buon usato sicuro perché l’usato ormai non funziona più e poi non è nemmeno sicuro”.

Per i dirigenti del Pd, della Sinistra, di chi si vede in uno schieramento di centro-sinistra è il momento di guardarsi in faccia e di pensare a come favorire in tempi rapidi un ricambio della classe dirigente. In tempi rapidi perché tra un anno ci sono le Europee e se qualcuno pensa che lucrando su qualche ritardo o incapacità del governo Lega-M5S il popolo democratico tornerà all’ovile ha fatto male i conti.

Perché gli elettori che in questi ultimi anni hanno deciso di spostarsi sui ‘grillini’ o di astenersi non torneranno mai sotto le bandiere di una forza politica, Pd, Sinistra o Forza Italia, che ripresenterà le stesse facce. Quei voti al momento sono persi, soltanto una ‘rivoluzione’ interna, a partire dal programma politico per finire ai volti nuovi (NUOVI non riciclati fosse anche da un glorioso passato), potrebbe riconquistarne una parte. Significativa ma una parte. Da dove si comincia?

Dal lavoro quotidiano. I politici del nuovo centrosinistra che vorranno impegnarsi per una prospettiva diversa da quella del governo attuale dovranno riscoprire il coraggio di misurarsi faccia a faccia con i comuni mortali. Prendersi le male parole se sarà il caso ma conquistare un contatto. Solo in quel caso, infatti, si riuscirà magari a creare un dubbio nell’interlocutore. E su quel dubbio intervenire per trasformarlo di nuovo in consenso.

Lavoro quotidiano con una bussola chiara: ogni volta che il governo parlerà dei suoi miracoli con umiltà chiarire che non ce ne sono, che gli interessi che sono tutelati riguardano ben determinati gruppi sociali, che le politiche “SalvinDimaio” creeranno solo isolamento a livello internazionale. Isolamento che ci farà sudare 8 camicie invece di 4 per ottenere qualcosa in cambio.

Far politica quotidiana ripartendo da alcuni luoghi: scuola-università, mondo del lavoro e degli esclusi, quelli che con la globalizzazione stanno solo vivendo peggio di ieri. Ogni volta essere presenti con un proprio messaggio alternativo, chiaro e con proposte di buon senso.

Ci sarà una fase da giocare in difesa,  per ricreare uno spazio condiviso – con nuovi volti e nuove situazioni- aperto a tutti quelli che si pongono all’opposizione dell’attuale maggioranza governativa. Il rinnovamento dovrà partire dai territori, dalle comunità locali: lì già ci sono dirigenti in carne ed ossa che vengono riconosciuti come validi e che anche in questi difficili momenti stanno vincendo significative sfide politiche.

Toccherà a loro, con il sostegno di una forte comunità giovanile che si incontra nelle strade e si moltiplica in rete, sbugiardare le politiche del governo e ricostruire un tessuto sociale e politico capace di presentarsi come alternativa e che vuole un Paese che guarda avanti e pensa veramente ai tanti in difficoltà e non solo ai soliti noti.

Una sconfitta senza precedenti

Era rossa dal 1946 la città di Siena, da oggi governata dal centrodestra. Stessa sorte a Pisa, con un sindaco di sinistra dal 1971, e Massa. Imola, in Emilia Romagna, va invece ai 5 Stelle: dalla nascita della Repubblica, non era mai successo che la città non fosse governata dai comunisti, o dai loro eredi.

Inutile provare a minimizzare la debacle del Pd e della sinistra in Toscana ed Emilia Romagna, cannibalizzate dalla Lega di un Matteo Salvini scatenato in campagna elettorale.

“Io non mollo”, ripeteva mentre batteva in una sequela infinita di comizi di piazza, dirette social e bagni di folla quelle che furono le ‘roccaforti rosse’. E’ questo, infatti, il più importante verdetto che ci consegnano le elezioni amministrative appena concluse: la geografia politica del paese è cambiata.

La Lega vince a Massa, trascina il centrodestra a Siena e Pisa e diventa fondamentale nella vittoria pentastellata a Imola, con l’appoggio, per la prima volta esplicito, del candidato degli alleati di governo: ed ora il Carroccio punta Firenze e Bologna.

Al Partito Democratico vanno le briciole, un bottino troppo magro per considerarlo consolatorio: Brindisi, Ancona e Teramo resistono, mentre nel Lazio si afferma il ‘modello Zingaretti’ che, con un centrosinistra largo, conquista tre comuni su quattro e strappa a Virginia Raggi il III Municipio di Roma (dopo il successo al primo turno in VIII).

Partito Democratico, il dibattito sul futuro è appena cominciato:

25 giugno 2018
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