La Gran Bretagna se ne va e l'Unione europea adesso traballa - DIRE.it

Opinioni

La Gran Bretagna se ne va e l’Unione europea adesso traballa

di Barbara Varchetta,  Pubblicista, esperta di Diritto e questioni internazionali

Il popolo britannico ha votato per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Con un referendum molto partecipato, gli inglesi hanno sancito ufficialmente la loro intenzione di non continuare l’avventura europea, probabilmente influenzati da una paventata invasione migratoria ed intimoriti dalle conseguenze prospettate da una certa parte politica.

Un voto di pancia, potrebbe esser definito; un voto che certamente non tiene in debito conto le conseguenze di una scelta così istintiva e poco ponderata: non molti votanti, infatti, si saranno interrogati sulle ricadute economiche che il Regno Unito dovrà patire una volta completato l’iter di recesso (non prima dei prossimi due anni e non senza aver esaminato la proposta che l’UE probabilmente formulerà, rinegoziando gli accordi vigenti, prima di decretare ufficialmente l’uscita del UK dall’Unione).

E’ ancora prematuro tratteggiare una previsione realistica sugli effetti della Brexit ma recenti studi hanno indicato in più di 300 miliardi di euro ed una contrazione del PIL pari al 14% in 12 anni il costo che i cittadini inglesi saranno chiamati a sopportare dopo l’uscita dalla UE, con un contributo pro capite variabile in funzione delle condizioni più o meno favorevoli (e ad oggi ancora ignote) che si presenteranno nel prossimo futuro, stimato in un range oscillante tra i 220 e i 1000 euro!

Certamente la Gran Bretagna smetterà di contribuire alle spese imposte dalla permanenza nel sistema comunitario ma, per gli esperti, questo non sarà sufficiente a compensare le perdite poc’anzi evidenziate. Una restrizione penalizzante potrebbero subire, poi, gli scambi commerciali ed il settore finanziario: Londra, in particolare, è da molti anni considerata la capitale della finanza europea; ciò implica che molte società che necessitano di mantenere la loro sede in un Paese comunitario saranno costrette a spostarsi altrove cagionando un pregiudizio economico la cui entità non è ancora nota. Ed è soltanto una delle innumerevoli implicazioni negative.

Quanto alle conseguenze che i rimanenti 27 Stati membri dovranno imparare a gestire, la più incidente sembra essere il venir meno dei contributi alle casse europee che, nel caso del UK, sono piuttosto elevati: ciascun Paese, infatti, contribuisce in proporzione alla sua produttività e ricchezza interna. Ciò si tradurrà senz’altro in un incremento contributivo da parte di ogni singolo Stato ai fini di raggiungere il target previsto annualmente dall’UE, utile a sostenere i finanziamenti devoluti a ciascun Paese membro nonché le attività comunitarie. Colmare il gap generato dalla Brexit costerà ad ogni Stato circa 2 miliardi in più rispetto al passato, fatti salvi i casi dei Paesi economicamente meno solidi.

Ma il dato più significativo che questa vicenda ci consegna è che, per la prima volta, viene messa concretamente in discussione la validità del progetto europeo, la sua essenza ed esistenza: si infrange un sogno durato decenni, sfuma l’ipotesi di un rafforzamento dell’Unione e della sua definitiva affermazione. La Brexit, infatti, potrebbe rappresentare il precedente utile che molte compagini politiche attendevano da anni, potrebbe dare forza a coloro che predicano la chiusura tout court verso l’istituzione europea prospettando ipotetici vantaggi che gli economisti hanno già più volte escluso, ritrovandosi a combattere una battaglia solitaria contro coloro che si sono serviti del populismo e della più spicciola retorica per conquistare seggi nei diversi Parlamenti.

Lasciare tali nevralgiche decisioni, che inevitabilmente avranno ripercussioni sulla vita di milioni di cittadini, sulla politica internazionale nonché su quella dei singoli Stati, al libero pensiero di uomini e donne non debitamente informati sulle conseguenze del loro agire è un danno inestimabile che tutti saremo chiamati a fronteggiare.

25 giugno 2016
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